Viaggio in Maremma, di Marco Grassano

Reportage di Marco Grassano tratto dal sito di viaggi e cultura Alibi Online, dove, oltre a questa, sono presenti anche altre foto dell’autore.

Toccammo l’Ombrone: non è un trascurabile fiume,
bocca sicura per le navi trepidanti,
tanto accessibile è il suo alveo sempre prono
quando sul mare si abbattono tempeste.
Tracciammo un campo notturno sulla spiaggia,
un boschetto di mirti offre il fuoco alla sera.
Facciamo piccole tende con i remi
E un palo di traverso, tetto improvvisato.
(Rutilio Namaziano, Il ritorno)

Prima di arrivare a Grosseto ci siamo fermati a visitare le rovine di Roselle. Il sito appare un po’ trascurato rispetto a come lo vidi nel 1999 (segno evidente del taglio di fondi patito dalle Soprintendenze), con molta erbaccia che ne limita la leggibilità, ma merita comunque la piccola deviazione. I pavimenti a mosaico suscitano non poche emozioni di “cortocircuito temporale”, come pure la pavimentazione di marmi versicolori della Basilica dei Bassi. L’anfiteatro, nel quale sono posizionate alcune file di sedie per qualche spettacolo, conserva un’acustica assai efficace: le voci riecheggiano e si diffondono naturalmente, senza sforzo per il parlante. Le cicale sono ancora poco sonore, sparse a piccoli gruppi, e si odono lontane (probabilmente manca qualche giorno perché si possa dire, con Virgilio, che “rompono gli arbusti col canto”). Forse per motivi strategici, o forse per ragioni sanitarie, la città era stata costruita sulle alture, e dal Foro, dove si incrociano il decumano e il cardo (la cui pavimentazione appare solcata dal passaggio costante dei carri, che ne ha consumato le pietre piatte), si gode una bella visione della pianura sottostante. Continua a leggere

“Un viaggio ad Assisi”, di Marco Grassano

Testo e foto di Marco Grassano, da Alibi Online (qua e qua), dove sono disponibili anche altre immagini.

 

“Per molti monti ombrosi e vallate piene di grida

e pianure fiorite spinse la mandria Ermes glorioso…”

(Inno omerico ad Ermes)

Ho avuto l’opportunità di trascorrere, con la famiglia, qualche giorno ad Assisi. Ma non voglio raccontare qui l’aspetto monumentale o artistico della città: altri lo hanno fatto prima e meglio di me. Quel che cercherò di fare è, semmai, rendere il particolare rapporto con l’ambiente, con quell’insieme di spazi, luce e colori che ha ispirato a San Francesco il Cantico delle Creature (diciamo la verità: difficilmente avrebbe potuto scriverlo nella mia nativa Alessandria!).

Arriviamo il 17 giugno. La luce è molto intensa, persino abbagliante (una luminosità provenzale, mi viene in mente, che Francesco Biamonti avrebbe definito “luce romanza”) nella frazione Rivotorto, dove ci alloggiamo in una vecchia magione eccellentemente recuperata, “La Padronale del Rivo” (stanza 206, “Città di Castello”), di fronte alla chiesa del Sacro Tugurio. La prima visita la facciamo proprio a questo luogo di culto, costruito (e quindi ricostruito, in stile neogotico, a fine Ottocento, dopo uno dei terremoti che hanno afflitto la zona) attorno alla casupola di pietra (il “Sacro Tugurio”, appunto) dove Francesco si installò con i suoi seguaci iniziali prima di trasferirsi alla Porziuncola (d’altronde, le terre di Rivotorto appartenevano a suo padre). Impressiona un po’ il sasso esiguo sul quale il santo dormiva, e appaiono una beffa postuma, rispetto all’abitudine (ricordata da un cartellino) di incidere nelle travi il nome dei frati per indicarne il posto, le scritte a pennarello – ricordo della presenza di coppiette – tracciate sulle travi stesse. Continua a leggere

La primavera in Val Curone è come un balsamo sulle ansie dell’anima

di Marco Grassano

(da Alibi Online)

La primavera è la stagione che preferisco. L’autunno è triste, l’inverno è cupo, l’estate è monotona e asfissiante (e, nella sua parte finale, mostra già la velatura malinconica – starei per dire sinistra – del commiato). In primavera tutto è in continua evoluzione; ogni settimana, quasi ogni giorno si ha una fioritura nuova, un verde nuovo, una profondità nuova nel paesaggio…
Certo, con gli anni mi è aumentata la capacità di percepire i particolari della Natura, o forse di sentirne l’emozione, la consonanza interna. Anche in città ho cominciato a far caso alla fioritura rosata, soffice, spumosa di alcuni alberi da giardino, e al graduale insinuarsi, in essa, delle foglie novelle, dapprima timide e poi prorompenti, mentre la brezza si portava via i petali, come un nugolo di coriandoli rosa. Ma è soprattutto in Val Curone, dove la Natura ha recuperato il suo ruolo primigenio ammantando e inglobando anche le rovine in pietra delle case abbandonate, che questa sintonia si fa più marcata. Così, neppure un cielo grigio di nuvole mi impedisce di avvertire un tocco al cuore, come un miele o un balsamo sull’anima, un brivido di acuta armonia con la Natura, osservando i molteplici verdi intessuti nel paesaggio, le felpature d’alberi, i densi chiaroscuri della tridimensionalità (le ombre che impastano e digradano e sbalzano come un cesello piante e cespugli), i campi che si diffuminano di tonalità diverse, i verdi teneri che punteggiano quelli più maturi come macchie di incandescente luce smeraldina. Continua a leggere

“Su per balze e in anfratti” dell’Appennino alessandrino

Articolo di Marco Grassano
(da Alibi Online)

Su per balze e in anfratti d’una solitudine dura
su valli deserte ormai
se non per l’attraversamento orizzontale e infinito
di farfalle…
(Attilio Bertolucci)

L’Appennino è forse, almeno col sereno, la parte più bella della Provincia di Alessandria; senz’altro, è la più incontaminata, più ricca di biodiversità. Per questo ci si è permessi di denominare questa porzione di territorio Appennino piemontese, così come esiste l’Appennino emiliano di Bertolucci. Si è però ben consapevoli che la cultura e la Storia lo legano alla Liguria. Di ceppo ligure sono i dialetti che si parlano in Alta Val Curone, in Val Borbera e fino all’Ovadese. “Ligure” è aggettivo che contraddistingue la toponomastica, in molte località (Cantalupo Ligure, Cabella Ligure, Carrega Ligure…). Liguri erano le popolazioni, anche da prima della colonizzazione romana. Continua a leggere