Vivalascuola. A.s. 2018-2019: la scuola secondo Marco e Matteo

In questa puntata di vivalascuola Giovanna Lo Presti fa un bilancio dell’anno scolastico 2018-2019 che è anche un bilancio della politica scolastica del governo in carica. Sulla quale poche sono state finora le valutazioni, per due motivi. 1. Questo governo è stato quantomai piatto e grigio, e la scuola è stata poco presente nelle sue preoccupazioni. Per fortuna: perché, ormai lo sappiamo, di questi tempi e con questi politici, a ogni nuova riforma, è un nuovo danno. Tanto che, quando un ministro ha annunciato di voler procedere a una riforma della scuola, si è sollevato un coro di “No, per carità!. 2. Ma questo è stato un anno scolastico grigio e piatto anche per gli insegnanti, fatta salva la doverosa fiammata di solidarietà alla prof.ssa Dell’Aria. Ci sono insegnanti, protagonisti delle lotte contro le ultime riforme della scuola, da Moratti a Renzi, che hanno taciuto perché si aspettavano un “cambiamento” da un governo composto anche dal Movimento 5 Stelle. A loro in particolare dedichiamo questo bilancio, ricordando quanto si già è detto per i governi PD: quando è in gioco il futuro del Paese è salutare non fare sconti a nessuno.
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Vivalascuola. Nun te reggae più

Questo è il seguito della puntata della nostra rubrica dedicata alla Malascuola (vedi qui). Presentiamo scene vere di Malascuola e una esortazione alla rabbia di Giovanna Lo Presti: “Rabbia, rabbia, rabbia. Da un quarto di secolo non altro che rabbia di fronte allo stillicidio di “riforme” e di interventi che toccano la scuola italiana; e non c’è stato ministro dell’Istruzione che non abbia voluto legare il proprio mandato a presunte “novità”, sotto le quali si nascondeva un unico progetto di rimodellamento della scuola pubblica, sempre più piegata alle esigenze del mondo esterno, sempre meno legata alle proprie radici ed alla peculiarità della cultura del nostro Paese. Che questo scellerato progetto di omologazione della scuola abbia dato soltanto frutti velenosi, pare non interessare i “decisori politici”. Tanto, loro, nelle aule scolastiche non vivono tutti i giorni. La riforma Berlinguer, la riforma Moratti, la riforma Gelmini, e poi gli interventi di Profumo e Giannini dovevano precipitare necessariamente laddove il tanto affaticar fu volto, nell’abisso orrido della “buona scuola” di Renzi. Là tutti i fili sono stati tirati, tutti i nodi sono venuti al pettine, tutto ha trovato una sua abborracciata sistemazione: ha visto il suo trionfo un abbozzo incompiuto, quel disegno di legge Aprea che auspicava la chiamata diretta, che esaltava la “meritocrazia”, che rendeva l’accesso all’insegnamento una gimcana lunga, complicata, con numerosi trabocchetti che potevano interrompere la gara in ogni momento. Il premio finale: un lavoro da 1.400 euro circa al mese, per governare masse di bambini, ragazzini, adolescenti intossicati dall’uso di cellulari, computer, videogiochi”.
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Vivalascuola. Malascuola

In questa puntata presentiamo la Malascuola: ne parlano Alvaro Belardinelli, Anna Angelucci, Emanuele Rainone, Franco Toscani, Luigi Capitano. E’ la scuola che ci ritroviamo in questo inizio d’anno scolastico e con cui dobbiamo lottare per sopravvivere e per limitarne le ricadute (i danni) sui nostri studenti. Quella che i governi chiamano la “Buona Scuola“, anche se purtroppo il nome non può cambiare la sostanza. Sarebbe meglio chiamarla Non-Scuola, come suggerisce Luigi Capitano. In essa ai vecchi mali della scuola italiana si sono aggiunti quelli della Legge 107, la cosiddetta “riforma” renziana. Ci piacerebbe che leggessero questa puntata non solo quelli che lavorano nella scuola, ma tutti, affinché tutti conoscano cose che hanno dell’incredibile e nessuno si sorprenda delle ricorrenti inchieste giornalistiche che dicono che i giovani sono sempre più ignoranti. Non potrebbe essere altrimenti: la “riforma Gelmini” ha tagliato l’equivalente di un anno di scuola e l’alternanza scuola lavoro ha tagliato due mesi e mezzo di scuola. E per il futuro? E’ in programma il taglio di un altro anno di scuola superiore. Sarà già tanto se i giovani tra qualche anno sapranno parlare anziché esprimersi solo a grugniti o a bip bip. Per questo gli studenti hanno scioperato il 13 ottobre, adesso tocca agli gli insegnanti. Continua a leggere

Vivalascuola. Buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna

La “Buona Scuola” di Renzi è un colabrodo, fa acqua da tutte le parti. In questa puntata di vivalascuola Carmelo Palladino dà conto dei disastri che sta provocando nelle scuole, Adolfo Scotto Di Liuzio la collega all’esaurirsi delle motivazioni ideali della scuola democratica del Novecento, Marina Boscaino esprime lo stato d’animo che si respira nelle scuole, Mauro Presini ci fornisce le parole per l’augurio iniziale: “Nessuna legge, per quanto ingiusta e “sbagliata”, ci impedirà di impostare il nostro lavoro con impegno, esperienza, empatia, passione e spirito democratico, facendo del nostro meglio per dimostrare che i cambiamenti si realizzano dal basso partendo dalla comunità-classe, a prescindere da tutti i disincentivi che ci vengono imposti dall’alto. Quindi il mio augurio sincero di un buon anno scolastico va a tutti coloro che credono che dipenderà anche dal loro contributo se la scuola sarà veramente buona, indipendentemente che essi siano studenti, genitori, collaboratori, assistenti, dirigenti o insegnanti. Perciò buon anno scolastico a chi insegna e non si rassegna, a chi elabora e a chi collabora, a chi lotta e a chi boicotta, a chi è diffidente e a chi è studente, a chi progetta ma non si assoggetta, a chi è dirigente e sta in mezzo alla gente, a chi arriva potenziato e a chi è già demotivato, a chi ora sta seduto mentre prima ci ha creduto, a chi tiene le scuole aperte e proprio per questo si diverte; ma soprattutto buon anno scolastico a chi ha vissuto il crollo ma poi si è detto: “Io non mollo”. (Mauro Presini). Continua a leggere

Vivalascuola. Ciò che i ragazzi devono sapere sul lavoro

Doveva essere il giorno della scuola. Prima il 22 febbraio, poi il 27, poi il 3 marzo. Adesso è diventato il 10 marzo. In realtà il giorno della scuola non esiste. Uno: perché non sanno che pesci pigliare. Due: perché le loro idee sulla scuola sono sbagliate e incostituzionali. Tre: perché il giorno della scuola è tutti i giorni. Allora continuiamo a opporci, con mobilitazioni di docenti e studenti proposte alternative, e intanto facciamo al meglio il nostro lavoro, perché l’educazione non ammette rinvii. Oggi su vivalascuola ci domandiamo quale formazione sul lavoro è bene che la scuola dia ai ragazzi, anziché prodigarsi, come vorrebbe chi ci governa, per creare manovalanza a basso costo al servizio dell’azienda. O addirittura lavoro gratuito, come pretendono adesso per l’Expo. Pensiamo infatti che la scuola, come sempre (non c’è sapere se non critico), dovrebbe fornire ai futuri cittadini gli strumenti per capire e le competenze per maturare un giudizio sulla società e non dare un’istruzione puramente funzionale ai modelli economici. Dovrebbe fornire delle basi culturali forti per affrontare dei veri lavori domani. Ne parlano Giuseppe Caliceti, Francesco Ciafaloni, Marilena Salvarezza.
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