Il mendicante


Gesù ama più di noi, perché è l’amore. È affamato più di noi, perché in Lui non c’è alcun impedimento o tornaconto. È il motivo per cui ci fa del bene senza che noi ce ne accorgiamo, con una discrezione inconcepibile. Pensiamo alla fortuna, al caso. Ma è stato Lui, il mendicante, Lui che sta alla porta e bussa. Lasciamoci scappare un grazie, se possiamo.

Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.

Dell’amore

da qui

Che se ne fa, Gesù, delle nostre offerte? Siamo ingenui, superstiziosi, illusi? No, Lui vede l’investimento di intelletto, memoria, volontà: apprezza che siano messi al suo servizio. Prende ciò che gli diamo, e lo deposita nel suo tesoro. Ricordate le parole del padrone al servo pigro della nota parabola? Avresti potuto mettere in banca il talento ricevuto: avrei riscosso gli interessi dovuti. Dell’amore non si butta niente, cantava De Gregori.

Un’altra formula


Gesù chiede alla Bossis di trasmettere questo: “Come Me: nell’umiltà, nella verità di Dio, e nell’amore”. Che dire di più? L’avventura è far emergere l’identità reale, segregata nel carcere delle illusioni. Ma non abbiamo più bisogno di ingannarci: liberiamo la verità, tutto il resto lo avremo in sovrappiù.

Il Tu


È il tu che libera, ma non un tu qualunque: siamo bravi a imprigionarci vicendevolmente con sistemi sottili, a volte subdoli. È necessario Dio. Non a caso il Pater è la preghiera del Tu, ossia dell’amore. Le prime richieste sono tutte in questo senso: tuo nome, tuo regno, tua volontà. Il pane quotidiano, poi, è il nutrimento d’amore che ci occorre; rimettiamo i debiti per amore di Dio; il male da cui domandiamo di venire affrancati è ogni assenza possibile d’amore. Detto così, il Padre nostro è un’altra cosa.

Evocazioni

da qui

Le persone con cui stiamo bene ricordano che nella vita c’è una presenza che acquieta e che guarisce. Non trovo niente di meglio, per esprimerlo, del testo in cui Agostino d’Ippona dichiara a Dio il suo amore: tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova. È utile rileggerlo, o ascoltarlo.

Innamorarsi


“Aver paura d’innamorarsi troppo” era il titolo di una canzone di Battisti. C’è del vero, perché temiamo di perderci, di lanciarci in un’impresa soggetta al fallimento. Quante delusioni inflitte e ricevute, quante disfatte sul campo di battaglia che chiamiamo amore.
Con Gesù è diverso: più t’innamori, più hai fame di Lui; più ti perdi, più sei sicuro di trovarti, perché è il Presente per antonomasia, con lo sguardo su te, persino quando dormi. Sapersi guardati, amati così, fa passare la paura.

Come imparare


Gesù ci chiede di non lasciarlo solo: nell’orto degli ulivi, per esempio, nell’eterno presente dell’agonia terribile – in Dio tutto è presente -, in cui non è che un povero uomo sofferente, che ha bisogno dei suoi. Non lo amiamo di più, standogli accanto nei momenti bui? Questo vuole che impariamo, e già desiderarlo è amare. Con Lui l’esito è certo: chiediamogli d’intervenire, e lo farà. Aspiriamo al carisma più grande, l’amore-agape, e Lui ce lo darà.

Scia di luce


Non crediamo all’amore. I maestri dell’ateismo ci hanno inculcato, con tenacia scientifica, il piccolo cabotaggio dell’amore sociologico, formale, che si pasce di idee, autocelebrativo e narcisistico. Il vero peccato è questo: aver ceduto l’anima ai cattedratici del nulla, ai figli del signore delle mosche: baal zebub.
Ma si può tornare indietro, alle origini, o al futuro, come dice qualcuno: credere in un Dio fatto carne. Basta pensare a Lui perché la vita rifluisca, perché scopriamo la sua immensa cura, la delicata Provvidenza, il desiderio intensissimo di comunione. Lasciagli il suo posto nel cuore e ti sarai liberato dall’incantesimo del male. Sarai vita che scorre, oltre lo spazio e il tempo, scia di luce.

Immagina


Allenarsi. Abituarsi a vedere il Cristo nell’altro, prepararsi al gran giorno in cui dirà: ogni volta che avete fatto questo a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me. Cosa faremmo a Gesù? Come lo accoglieremmo? Quali attenzioni gli riserveremmo? Immaginiamo tante cose, non sempre edificanti, e non l’incontro decisivo della vita? Ogni giorno è il giudizio: sulla nostra capacità di essere noi stessi, sull’amore che siamo e che gli altri attendono da noi per placare la fame, la sete, per essere vestiti, assistiti, consolati. Sarà bello, allora, dire al Pastore che raduna capri e pecore: ti ho visto, ti ho riconosciuto. È come un ritrovarsi tra vecchi amici, un riabbracciarsi.

Nell’amore


Per chi preghiamo? Se il Signore è vicino, è il nostro confidente; se davvero è un intimo nostro, se è, come vuol essere, uno di famiglia, che bisogno c’è di chiedere per noi? Ai nostri problemi, ai nostri impegni, ci pensa di sicuro. Molto meglio pregare per gli altri: per i vicini, i lontani, per tutto il regno da ricapitolare in Cristo, come dice san Paolo: se non arrotolo la pergamena intorno al capitulum, alla kefalé, al Primo e l’Ultimo, l’Inizio e la Fine, è poca cosa che a me vada bene: ci salviamo insieme. Come diceva Solov’ev: nell’amore, tutto è collegato.

Il tonfo

Il tonfo della croce nella buca: è una delle immagini più belle che Gesù comunica a Gabrielle Bossis, mistica del Novecento. Quando le anime prigioniere dello Sheol sentirono il rumore, trasalirono di gioia. Una gioia percepibile solo da coloro che il Cristo chiama amici. Riusciamo a comprendere che cosa poté significare, per Lui, essere condannato a morte, e a quella morte? Proviamo a sentire il tonfo del legno nella buca, scavata dai carnefici; cerchiamo di capire se anche noi potremmo essere colti dalla gioia che il mondo non conosce: l’essere amati fino a questo punto.

Il roveto


È difficile mettere insieme timore e confidenza. Dio è grande, maestoso: come non provare soggezione? Eppure, nello stesso tempo, è buono, amorevole, misericordioso. Il segreto, ancora una volta, è il simbolo, la capacità di collegare, l’unione degli opposti. Nella Bibbia c’è un’immagine che illustra questo: il roveto ardente. Brucia senza consumarsi. Cristo è il Dio che abbaglia e intimorisce, ma il suo abbraccio risuscita e rigenera.

L’amore


L’amore è un tema complicato. Ricordo una canzone dei “Giganti”, di qualche era geologica fa, che tentava di svolgerlo a più voci. Sarebbe bello confrontarsi, lasciare che ognuno dicesse la sua, secondo l’esperienza personale: un’opinione accanto all’altra, come in quel motivetto d’altri tempi. Fra le tante idee in proposito, è impossibile ignorare l’amore del Dio Uomo che si offre totalmente a noi, ricevendone in cambio indifferenza, scherni, bestemmie. È una pietra di paragone interessante.

Per primo


Chi fa il primo passo? Il dubbio, a volte, è atroce, paralizza. L’uomo non vuole essere fregato. A chi tocca? Non ho fatto la mia parte? Perché dovrei essere io a ricucire, a dare un’altra chance, a rimettere ogni cosa al posto giusto? Quante energie sprecate. Basterebbe leggere Giovanni, che in una delle sue lettere preziose ci ricorda: in questo sta l’amore, che Dio ci ha amato per primo. E se imparassimo da Lui? In fondo, non è mica l’ultimo arrivato.

Ridere

di Antonio Sparzani

Conosceva storie di lingue, a pezzi e bocconi, qua e là nel mondo. Aveva letto che presso gli Inuit la perifrasi ridere con te significava far l’amore con te e gli era sembrato molto bello, perché i migliori amori che gli erano capitati nella vita erano stati densi di buonumore e il ridere spesso gli piaceva, altro che il riso abbonda ecc. dello stupido adagio latino, lui non lo credeva vero per niente.
Un giorno erano, lui e Gabriella, in un rifugio di montagna a dormire insieme in un grande camerone stipato di cuccette come spesso nei rifugi, con altri amici, tra i quali c’era un altro pretendente, o un passato amore, di Gabriella. Il numero di cuccette era inferiore di uno al numero di persone, così lui trovò naturale distendersi vicino a lei, che tendeva a chiudersi nel suo bozzolo, nella sua cuccetta. Quando fu spenta la luce fu altrettanto naturale continuare a parlarsi sottovoce, anche un po’ abbracciati, così che lui trovò modo di dire la sua informazione eschimese, con tono casuale. Gabriella sorrise e lui interpretò al meglio: una grande risposta, pensò, di chi vuole mettere in pratica, mostrarti come si può sorridere bene, anche in un rifugio quando si è tutti imbacuccati. Continua a leggere

Love Out


Chi ha conosciuto l’amore assoluto? Ma assoluto sul serio. L’amore che non scende a patti con nessuno, arriva come una tempesta e spazza via tutto. Sradica gli alberi, scoperchia i tetti. Una mattina cerchi i tuoi calzini ma non c’è più niente, tutto volteggia in aria. È passato un turbine e ha rimescolato ogni cosa, e tu ci sei dentro. Nel vortice. Io l’ho conosciuto, un amore così. L’ho conosciuto davvero e ve lo voglio raccontare.
Tiziano Scarpa, L’amore assolutoLove Out, Transeuropa 2012

Un viaggio avventuroso nei territori dell’amore, con racconti e poesie di Silvia Tebaldi, Alan D. Altieri, Francesca Matteoni, Giulio Milani, Marilù Oliva, Raul Montanari, Tiziano Scarpa, Veronica Tomassini, Paola Ronco, Gianluca Morozzi, Filippo Casaccia, Gilda Policastro, Marco Rovelli, Patrizia Debicke van der Noot, Mauro Baldrati, Anna Lamberti-Bocconi, Geraldina Colotti, Francesca Genti.

L’opera sarà presentata a Bologna lunedì 13 febbraio alle ore 18,30, libreria delle Moline (Via delle Moline 3), con la partecipazione di Marilù Oliva, Silvia Tebaldi, Gianluca Morozzi, Mauro Baldrati

Roma, martedì 14 febbraio alle ore 18.00, libreria Koob (Via Poletti 2), con Gilda Policastro, Geraldina Colotti, Luciana di Mauro della rivista Leggendaria

Senza un preciso titolo – di Franz Krauspenhaar

Il tuo culo è una mela originaria.
La tua bocca è la falla del mio sesso.
Le tue gambe passeggiano felici
nelle mie mani aperte, e tremanti.
Il tuo collo è baciato dalla fortuna
del mio amore.
I tuoi occhi li ho visti ripetersi
nei miei; occhi di tesoro, di puttana.

[Immagine: FK – Gold erection.]

L’amore e il rispetto – di Franz Krauspenhaar

L’amore non ha rispetto, ma lo vuole,
egoista e scontento quando non ha
il richiesto, e non dà che le briciole
buone, leccate come dal cane, il bianco
e pure il nero, alla cintola del padrone
lungo i fianchi,  e il vento, ch’è più freddo. Continua a leggere