Scia di luce


Non crediamo all’amore. I maestri dell’ateismo ci hanno inculcato, con tenacia scientifica, il piccolo cabotaggio dell’amore sociologico, formale, che si pasce di idee, autocelebrativo e narcisistico. Il vero peccato è questo: aver ceduto l’anima ai cattedratici del nulla, ai figli del signore delle mosche: baal zebub.
Ma si può tornare indietro, alle origini, o al futuro, come dice qualcuno: credere in un Dio fatto carne. Basta pensare a Lui perché la vita rifluisca, perché scopriamo la sua immensa cura, la delicata Provvidenza, il desiderio intensissimo di comunione. Lasciagli il suo posto nel cuore e ti sarai liberato dall’incantesimo del male. Sarai vita che scorre, oltre lo spazio e il tempo, scia di luce.

Immagina


Allenarsi. Abituarsi a vedere il Cristo nell’altro, prepararsi al gran giorno in cui dirà: ogni volta che avete fatto questo a uno dei più piccoli dei miei fratelli, l’avete fatto a me. Cosa faremmo a Gesù? Come lo accoglieremmo? Quali attenzioni gli riserveremmo? Immaginiamo tante cose, non sempre edificanti, e non l’incontro decisivo della vita? Ogni giorno è il giudizio: sulla nostra capacità di essere noi stessi, sull’amore che siamo e che gli altri attendono da noi per placare la fame, la sete, per essere vestiti, assistiti, consolati. Sarà bello, allora, dire al Pastore che raduna capri e pecore: ti ho visto, ti ho riconosciuto. È come un ritrovarsi tra vecchi amici, un riabbracciarsi.

Nell’amore


Per chi preghiamo? Se il Signore è vicino, è il nostro confidente; se davvero è un intimo nostro, se è, come vuol essere, uno di famiglia, che bisogno c’è di chiedere per noi? Ai nostri problemi, ai nostri impegni, ci pensa di sicuro. Molto meglio pregare per gli altri: per i vicini, i lontani, per tutto il regno da ricapitolare in Cristo, come dice san Paolo: se non arrotolo la pergamena intorno al capitulum, alla kefalé, al Primo e l’Ultimo, l’Inizio e la Fine, è poca cosa che a me vada bene: ci salviamo insieme. Come diceva Solov’ev: nell’amore, tutto è collegato.

Il tonfo

Il tonfo della croce nella buca: è una delle immagini più belle che Gesù comunica a Gabrielle Bossis, mistica del Novecento. Quando le anime prigioniere dello Sheol sentirono il rumore, trasalirono di gioia. Una gioia percepibile solo da coloro che il Cristo chiama amici. Riusciamo a comprendere che cosa poté significare, per Lui, essere condannato a morte, e a quella morte? Proviamo a sentire il tonfo del legno nella buca, scavata dai carnefici; cerchiamo di capire se anche noi potremmo essere colti dalla gioia che il mondo non conosce: l’essere amati fino a questo punto.

Il roveto


È difficile mettere insieme timore e confidenza. Dio è grande, maestoso: come non provare soggezione? Eppure, nello stesso tempo, è buono, amorevole, misericordioso. Il segreto, ancora una volta, è il simbolo, la capacità di collegare, l’unione degli opposti. Nella Bibbia c’è un’immagine che illustra questo: il roveto ardente. Brucia senza consumarsi. Cristo è il Dio che abbaglia e intimorisce, ma il suo abbraccio risuscita e rigenera.

L’amore


L’amore è un tema complicato. Ricordo una canzone dei “Giganti”, di qualche era geologica fa, che tentava di svolgerlo a più voci. Sarebbe bello confrontarsi, lasciare che ognuno dicesse la sua, secondo l’esperienza personale: un’opinione accanto all’altra, come in quel motivetto d’altri tempi. Fra le tante idee in proposito, è impossibile ignorare l’amore del Dio Uomo che si offre totalmente a noi, ricevendone in cambio indifferenza, scherni, bestemmie. È una pietra di paragone interessante.

Per primo


Chi fa il primo passo? Il dubbio, a volte, è atroce, paralizza. L’uomo non vuole essere fregato. A chi tocca? Non ho fatto la mia parte? Perché dovrei essere io a ricucire, a dare un’altra chance, a rimettere ogni cosa al posto giusto? Quante energie sprecate. Basterebbe leggere Giovanni, che in una delle sue lettere preziose ci ricorda: in questo sta l’amore, che Dio ci ha amato per primo. E se imparassimo da Lui? In fondo, non è mica l’ultimo arrivato.

Ridere

di Antonio Sparzani

Conosceva storie di lingue, a pezzi e bocconi, qua e là nel mondo. Aveva letto che presso gli Inuit la perifrasi ridere con te significava far l’amore con te e gli era sembrato molto bello, perché i migliori amori che gli erano capitati nella vita erano stati densi di buonumore e il ridere spesso gli piaceva, altro che il riso abbonda ecc. dello stupido adagio latino, lui non lo credeva vero per niente.
Un giorno erano, lui e Gabriella, in un rifugio di montagna a dormire insieme in un grande camerone stipato di cuccette come spesso nei rifugi, con altri amici, tra i quali c’era un altro pretendente, o un passato amore, di Gabriella. Il numero di cuccette era inferiore di uno al numero di persone, così lui trovò naturale distendersi vicino a lei, che tendeva a chiudersi nel suo bozzolo, nella sua cuccetta. Quando fu spenta la luce fu altrettanto naturale continuare a parlarsi sottovoce, anche un po’ abbracciati, così che lui trovò modo di dire la sua informazione eschimese, con tono casuale. Gabriella sorrise e lui interpretò al meglio: una grande risposta, pensò, di chi vuole mettere in pratica, mostrarti come si può sorridere bene, anche in un rifugio quando si è tutti imbacuccati. Continua a leggere

Love Out


Chi ha conosciuto l’amore assoluto? Ma assoluto sul serio. L’amore che non scende a patti con nessuno, arriva come una tempesta e spazza via tutto. Sradica gli alberi, scoperchia i tetti. Una mattina cerchi i tuoi calzini ma non c’è più niente, tutto volteggia in aria. È passato un turbine e ha rimescolato ogni cosa, e tu ci sei dentro. Nel vortice. Io l’ho conosciuto, un amore così. L’ho conosciuto davvero e ve lo voglio raccontare.
Tiziano Scarpa, L’amore assolutoLove Out, Transeuropa 2012

Un viaggio avventuroso nei territori dell’amore, con racconti e poesie di Silvia Tebaldi, Alan D. Altieri, Francesca Matteoni, Giulio Milani, Marilù Oliva, Raul Montanari, Tiziano Scarpa, Veronica Tomassini, Paola Ronco, Gianluca Morozzi, Filippo Casaccia, Gilda Policastro, Marco Rovelli, Patrizia Debicke van der Noot, Mauro Baldrati, Anna Lamberti-Bocconi, Geraldina Colotti, Francesca Genti.

L’opera sarà presentata a Bologna lunedì 13 febbraio alle ore 18,30, libreria delle Moline (Via delle Moline 3), con la partecipazione di Marilù Oliva, Silvia Tebaldi, Gianluca Morozzi, Mauro Baldrati

Roma, martedì 14 febbraio alle ore 18.00, libreria Koob (Via Poletti 2), con Gilda Policastro, Geraldina Colotti, Luciana di Mauro della rivista Leggendaria

Senza un preciso titolo – di Franz Krauspenhaar

Il tuo culo è una mela originaria.
La tua bocca è la falla del mio sesso.
Le tue gambe passeggiano felici
nelle mie mani aperte, e tremanti.
Il tuo collo è baciato dalla fortuna
del mio amore.
I tuoi occhi li ho visti ripetersi
nei miei; occhi di tesoro, di puttana.

[Immagine: FK – Gold erection.]

L’amore e il rispetto – di Franz Krauspenhaar

L’amore non ha rispetto, ma lo vuole,
egoista e scontento quando non ha
il richiesto, e non dà che le briciole
buone, leccate come dal cane, il bianco
e pure il nero, alla cintola del padrone
lungo i fianchi,  e il vento, ch’è più freddo. Continua a leggere

Dialoghi d’amore 4: tendenza Marie Claire

di Antonio Sparzani

manuel-scorza

Ecco a voi un dialogo d’amore e politica frammischiati inestricabilmente, così come quasi tutte le pagine di quell’inimitabile romanzo di Manuel Scorza (Lima, 1928 – Madrid 1983) che è La danza immobile (Feltrinelli, Milano 1983). Quello che vi trascrivo qui è il capitolo 5, che si intitola così:
ACCANTO ALLE DALlE, RICOMPARE LA SCONOSCIUTA

Scesi per rue Cuvier. Perché non visitare il Jardin des Plantes, dove avevo contemplato l’indimenticabile spirale? Penetrai fra la folla di madri e di bambini che, terminati i loro giochi, stavano rincasando. Nel centro del maestoso edificio centrale scorsi la Vergine della Scienza fiancheggiata da medaglioni di pietra con le effigi dei saggi che imperituramente avevano lì svelato tanti enigmi della scienza. A sinistra: Guy de la Brosse, Facon, Buffon, Cuvier, Geoffroy Saint-Hilaire. A destra: Lamarck, Brugnias, Jussieu, Havy, Gay-Lussac. Le strade parallele o convergenti al Jardin portano i loro nomi. Senza fermarmi a guardare la statua di Buffon, avanzai per l’avenue Cuvier, parallela al Grande Viale Centrale, ombreggiato da platani, freschi e profumati come d’estate. Continua a leggere

Dialoghi d’amore.1: Hermann Broch

di Antonio Sparzani

“Ingegnere tessile” era Hermann Broch, nato nel 1886 a Vienna, e tale era diventato perché suo padre possedeva una fiorente industria tessile a Teesdorf, vicino Vienna; il figlio ne ereditò la conduzione, che tenne dal 1909 al 1927; ma dal 1925 studiò matematica, filosofia e psicologia all’università di Vienna e decise definitivamente di diventare scrittore, ora tra i grandi del Novecento.. La sua prima impresa letteraria fu la trilogia I sonnambuli (Die Schlafwandler, 1930/32) di tre romanzi, ambientati a 15 anni di distanza l’uno dall’altro (1888 – 1903 – 1928). Protagonista del primo, intitolato Pasenow o il romanticismo (Pasenow oder die Romantik), è il tenente Joachim von Pasenow, militare di carriera, supposto garante dell’ordine costituito, che riapparirà poi nel terzo romanzo del ciclo, Hugueneau o il realismo (Hugueneau oder die Sachlichkeit).
Elisabeth, figlia del barone Baddensen, è amica d’infanzia di Joachim e sembra naturale, anche se non ancora esplicitamente detto, che gli sia destinata come futura moglie. Ma durante una gita a cavallo dei due con Eduard von Bertrand, caro amico di Joachim, il cavallo di quest’ultimo si infortuna, il che permette all’autore di scrivere uno dei dialoghi d’amore più belli che io conosca nella letteratura di tutti i tempi, il seguente, tra Eduard e Elisabeth: Continua a leggere

La cosa A e la cosa B: dialogo di Fiorina con Arlotto, con domanda finale

di Antonio Sparzani
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Arlotto Mainardi, detto il Piovano o Pievano Arlotto (Firenze 1426-1468) fu un sacerdote fiorentino, famoso per il suo spirito e le sue burle diventate proverbiali, grazie ad una letteratura popolare fiorita per tutto il Rinascimento. Un suo lontano discendente, che porta il suo stesso nome, è invece un introverso giovanetto grande amico mio. Mi accadde un giorno di ascoltare per caso questo suo singolare dialogo con una sua assai cara amica. S’intende che le parti che non ho ben intese, le ho integrate a modo mio. a.s.

F. Siamo alla frutta, mio caro.
A. Nel senso…
F. Eh, nel senso, vuoi quelle stupende pere cioccolatose che sono nel forno, o salti?
A. Ah, credevo, come, vuoi che resista alle pere?
F. Certo che no. Ecco qua. Che facciamo poi?
A. Stasera?
F. Sì, adesso, finita la cena
A. Mah, s’era detto di andare al cinema…
F. Ma non ne hai voglia, giusto?
A. Più che altro, non saprei cosa andare a vedere
F. Preferisci che stiamo qui a casa mia a chiacchierarcela e a leggere
A. Sì, dài, è un po’ che non parliamo bene
F. Ma va’, cosa dici?
A. Fiorina, non mi dire «ma va’» lo sai che non lo sopporto
F. Va bene, scusa, però abbiamo parlato anche l’altra sera
A. È vero, sì, è che parlare con te mi dà molta pace
F. Allora metto su un po’ di musica
A. Ravel, ti prego, siamo nella fase decadente.
F. Perché dici che Ravel è decadente?
A. Beh, era l’epoca, no?
F. Arlotto, attento ai luoghi comuni. Per esempio il bolero…
A. Mi piacerebbe accarezzarti Fiorina.
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