Da sempre

L’azione nasce dall’amore. Solo se ci diamo totalmente a Dio sboccia l’opera vera, quella che è frutto di un’unione. Più ci abbandoniamo, più Gesù può trasformarci dal di dentro, invadendo ogni spazio, facendo di noi il capolavoro che ha pensato da sempre.

Pensarci

Pensare all’amore di Gesù, alla Sua passione per noi, dimostrata nell’altra passione, quella sgranata lungo la via crucis; lasciarsi sconvolgere dalla incontrovertibile certezza: sono amato, sono amata. Pensarci così spesso da cominciare a vivere già qui l’unione, l’unità. 

Cominciamo

A forza di portare la propria croce, è lei che ci porta. Sono parole del Cristo alla Bossis. La sofferenza non è la peste da evitare, come spesso insegnano. Il dolore accettato ha una forza che ignoriamo, se vissuto per amore. Per l’amore che è Cristo. Allora, finalmente, si apre una porta: usciamo, e cominciamo a vivere. 

Così poco

Ringraziamo Gesù: ci fa battere il cuore, respirare, vivere. Interviene mille volte al giorno per aiutarci, salvarci, incoraggiarci. Ha bisogno di noi più di quanto ne abbiamo di Lui, perché è amore, e l’amore desidera, anela, soffre, finché l’altro non diventi felice. Quando lo vedremo, rimpiangeremo di non averlo ringraziato abbastanza, di averlo amato così poco. Così poco. 

Questo è l’amore

Gesù raccomanda a Gabrielle di preparare l’aldilà con la preghiera di lode. È come predisporre una festa: le ghirlande sono le buone azioni di ogni giorno, le luci le fiamme della tenerezza. Bisogna lottare duramente coi pensieri di egoismo, che è fare di sé stessi dio. Il Cristo, che era Dio, non ha pensato che al Padre e a noi. Questo è il distacco da sé per amore degli altri. Questo è l’amore. 

Così è Dio

Gesù chiede a Gabrielle di fare le cose per Lui, come Lui. Dice che la gioia e la grandezza stanno in questo. Chissà perché è così difficile capirlo. Aggiunge che le folle si avvicinavano a lui per egoismo, che solo raramente trovava l’amore. Ma bisogna rispondere con tenerezza. Così è Dio. 

Alla porta

Come comprendere, come spiegare l’amore di Gesù? Lui vuole prendere tutti i nostri pesi, portarci sulle spalle. Non è mai stanco, mai troppo carico. Vuole che gli portiamo anime, più che possiamo, non saranno troppe. Vuole che chiediamo: venga il tuo regno! E Lui verrebbe avidamente, senza andarsene più. E se lo cacciassimo – tutto questo lo dice alla Bossis – resterebbe alla porta.

Ripetizioni

Gesù ripete le stesse cose, perché non smette di amarci. Ci chiede fiducia, perché può darci ciò che ci manca. Sarà per noi quello che avremo creduto che sia. Per ottenere, dobbiamo ritenerci nulla, mentre Lui è tutto. Desideriamo solo il Regno del Padre, e si chiarirà ogni cosa. 

Senza saperlo

Il Cristo raccomanda alla Bossis di essere semplice, di non avere che un pensiero: amare Dio. Le ricorda che non può entrare in lei senza alimentarla: è come un libro, che accresce ogni volta la sapienza, la conoscenza dell’amore, che è esperienza. Bisogna portargli i peccatori: in paradiso si vedrà quante luci, senza saperlo, abbiamo acceso.

Cielo e terra

Gesù ha bisogno del nostro affetto, per dimenticare le sofferenze terrene. Mi commuove la confidenza che Lui fa a Gabrielle, perché conferma la mia convinzione che l’amore fra Dio e l’uomo implichi questa reciprocità, questo mutuo bisogno. Cielo e terra tendono a toccarsi, finché non saranno del tutto uniti, in paradiso. 

Tra le braccia

Gesù significa Dio salva: desidera salvare i peccatori, convincerli che Lui è perdono, e che solo standogli accanto troveranno la gioia, non nelle abitudini del male. Gabrielle dovrà annunciare tutto questo, insistere a spiegare che il Cristo è come un padre che tiene il bambino tra le braccia, perché non si faccia male. 

Nello Spirito

Gesù dice a Gabrielle di scorgerlo negli avvenimenti quotidiani, perché Lui è il direttore. La esorta ad amare questa direzione, ad attendere con gioia il momento dell’incontro: finale, anzi, iniziale, con l’entusiasmo dell’agnello che saltella nella valle. Certo, perché è con noi, per noi; ma è percepibile solo nello Spirito. 

Quell’amore che è un nido, o forse una persona

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di: Guido Tedoldi

(dopo la lettura di «Tutto per amore», romanzo di Catherine Dunne, Guanda, 2011, pp. 358, € 18)

Per le donne l’amore è un nido, da condividere con una certa persona. Per i maschi l’amore è una persona, e non importa dove lei sia: si va e la si raggiunge.

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Nulla

Desiderare il cielo, sentirsi esiliati in questa terra, in attesa di ricongiungersi con Lui: questo chiede il Cristo alla Bossis, spronandola ad amarlo coi pensieri e coi gesti, cogliendo ogni occasione per manifestargli il cuore. La vita è amare Lui: tutto il resto, senza questo, è nulla. 

Il criterio vincente

È nelle piccole cose che si incontra Gesù: è nel farle con amore, con rinnovato entusiasmo. Perché dovremmo riservargli i momenti noiosi, obbligatori? Perché dovremmo inserire, con Lui, il pilota automatico dei riti sempre uguali? È Lui la sorpresa quotidiana, la profondità in cui scopriamo sempre qualcosa di nuovo di noi stessi. Dio nelle piccole cose: è questo il criterio vincente. 

L’amore e il Pater

Gabrielle chiede a Gesù come mai non ci ha insegnato, nel Pater, a chiedere l’amore. Lui risponde che, in quella preghiera, tutto è amore: il Tu di Dio, il nutrimento quotidiano, l’amore per il prossimo, la liberazione, appunto, da ciò che non è amore. E l’amen, alla fine, suggella l’unione radicale.