Niente

Dobbiamo vedere che siamo niente: è la scoperta più importante della vita. In genere facciamo il contrario: vogliamo essere qualcuno, avere un potere, essere ammirati. Ma solo con la luce che viene dall’alto possiamo conoscerci davvero: siamo niente. Un niente amato alla follia, dal nostro Dio.

Prospettive

Il Padre ci ama al punto da vedere in noi suo Figlio. Ci esaudisce come se esaudisse Lui. Ci dona ciò che ci serve per salvare anime, che ci accoglieranno con gioia indescrivibile nel paradiso. Vedere le cose da questa prospettiva cambia tutto: rispetto a una tale verità, ogni altra interpretazione del mondo è menzognera.

Nella strada

La folla sembra fatta apposta per dimenticare Dio. L’anonimato è il contrario dell’amore, è la perdita dell’identità. Cercare Gesù nella folla è come riscattarlo da un oblio che lo fa soffrire. Basta il pensiero, si dice: rivolgersi a Lui significa santificare la strada, consacrare la metropolitana.

Eterno è il suo amore

È bene ripeterlo: solo noi possiamo dare a Gesù quel colore, quella tonalità, quella sfumatura irripetibile di amore. Ce la sentiamo di negarglieli? E che ci guadagniamo? Tutto ciò che gli si dà, rimane per sempre, perché eterno è il suo amore, il resto va perduto.

Il potere

Amare gli altri come il nostro corpo, il nostro spirito: questo è il fattore autentico del cambiamento. L’amore fa miracoli. Sorprende. E il potere dei figli di Dio ci viene grazie al mediatore, Gesù Cristo. Chiedendo nel suo nome, siamo sicuri che il Padre ascolterà. Abbiamo in mano armi potenti: le vogliamo usare?

Due campi

L’amore non è mai poca cosa, dice il Cristo alla Bossis: trasfigura tutto, porta la sua luce nell’intera giornata, in ogni incontro. Siamo uniti nell’amore a coloro che già sono in cielo: occorre imparare a fondarsi sui meriti comuni, sentirsi forti di questa energia soccorritrice, creatrice. Gesù semina amore, il diavolo odio: dobbiamo scegliere il campo, come sempre.

Qui

A volte siamo colpiti da una vista, un colore, un profumo: rimaniamo inebriati, sorpresi. Sono buone occasioni per scoprire l’amore del Padre per tutti e per ciascuno, un amore unico e molteplice, capace di rivolgersi a ognuno in modo irripetibile. È così che la vita diventa intimità crescente, confidenza, abbandono nelle braccia più sicure che siano mai esistite. La felicità sta qui, e non altrove.

Fin d’ora

Quello che siamo davvero, dev’essere ancora rivelato. Solo allora, dice il Cristo alla Bossis, scopriremo la nostra miseria, e ci sorprenderemo che un Dio abbia potuto amarci come ci ama, fin da adesso. Come ringraziarlo? Amandolo, appunto, unendosi a Lui ogni momento, immaginandolo – aiutati dal Vangelo, dalla sua vita concreta nella storia -, imitandolo. Dove siamo noi, Lui è.

Paure

Il motivo per cui Gesù è venuto è abolire la paura. Si diceva: vedi Dio e poi muori. Per aver toccato l’Arca dell’alleanza, che stava vacillando nel trasporto, Uzza viene folgorato. Molti personaggi del Primo Testamento pagano cara la loro piccola o grande infedeltà. Dio spaventa: anche i buoni, i giusti sono turbati al suo apparire. Gesù è venuto per abolire la paura, e raccogliere l’amore: così dice alla Bossis. E possiamo crederci.

Solo per amore

Fare tutto per l’unione, sentirsi uno col Padre, il Figlio e lo Spirito nelle più piccole cose: è un esercizio spirituale da non dimenticare. A ogni piccolo sforzo, il Padre corrisponde con una grande grazia: è carità, dunque è impaziente di corrispondere, di venire incontro a noi, poveri figli. Unica accortezza: non fare nulla per paura, ma per amore, solo per amore.

Follie


Gesù è folle d’amore, su questo non ci piove. O forse pioveva quel giorno, sul Calvario, chi lo sa. La pioggia lava il dolore, purifica come l’acqua del battesimo, in cui siamo abilitati alla stessa follia, a compiere ogni atto, a lasciare che ogni battito del cuore si succeda, a disporsi ad accogliere pensieri e sentimenti con l’identica nota, l’unica motivazione: l’amore. È più dolce vivere per l’altro, per il nostro Dio che per sé stessi. Una mattina ti alzi e lo capisci. Allora tutto cambia, la vita diventa un’altra cosa.

Scarti


Con Gesù, anche il peccato serve. A Gabrielle Bossis, Egli consiglia di mettersi davanti al suo Volto e stendere l’anima come un tessuto, ricordando i fallimenti passati e presenti. Ne nasce una preghiera senza parole, fatta di umiltà. Così anche gli scarti ci avvicinano a Dio, sotto forma di amore di contrizione e di riparazione. Tutto può condurre all’amore, e il Cristo ci è già venuto incontro per più di metà del cammino necessario.

Il dardo dei serafini


Siamo coscienti di non amare abbastanza, soffriamo per il fatto di non sentire a sufficienza l’amore per Gesù. Dobbiamo dirlo a Lui: guarirà questa piaga, magari, con un’altra sofferenza, quella che chiama, parlando con Gabrielle Bossis, il “dardo dei serafini” . Essere trafitti dall’amore: ecco il dono che ci aspetta. Dovremmo desiderarlo più di ogni altra cosa.

Il mendicante


Gesù ama più di noi, perché è l’amore. È affamato più di noi, perché in Lui non c’è alcun impedimento o tornaconto. È il motivo per cui ci fa del bene senza che noi ce ne accorgiamo, con una discrezione inconcepibile. Pensiamo alla fortuna, al caso. Ma è stato Lui, il mendicante, Lui che sta alla porta e bussa. Lasciamoci scappare un grazie, se possiamo.

Tu sappi che – di Max Ponte

Poesia inedita

Nota dell’autore:  Le parole assumono a volte un’urgenza che non conosce catene. Inoltre la vita è per sua natura fragile. Questa lirica la scrissi qualche mese fa per una raccolta che è in pubblicazione, ma vista l’attualità ho deciso di mandarvela. La migrazione, il naufragio sono qui cronaca e condizione esistenziale per cui “Tu sappi che”, imperativo della presenza ad ogni costo, è una poesia civile e una poesia d’amore allo stesso tempo.