Due parole su Andrea Zanzotto e un (altro) rimpianto

Se io fossi un uomo di coraggio sarei di certo riuscito a bussare alla porta di Alda, ai Navigli, invece di restare immobile sotto casa sua, con uno zaino e La Terra Santa dell’edizione Scheiwiller tra le mani, esattamente la prima, quella che usci dopo vent’anni di internamento.
Invece, dal 2001 al 2009, nelle mie trasferte milanesi (di lavoro), non ho fatto altro che guardare la sua porta per ore. E poi andare via, pieno della sua assenza (stanare un poeta?, e perché? solo vanità). Poi Alda se ne è andata, e io mi sono addormentato con 40 poesie nel letto e nel buio mi immaginavo la sua foto, nuda, di vecchia, vanità della sua poesia messa come copertina di un disco che cantava suoi versi.
Chissà perché. Quell’immagine, dico, proprio quella, ad accompagnare il mio piccolo saluto alla pazza della porta accanto.
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Zanzotto come io me lo immagino

di Giuseppe Panella

«Significasti allungano le dita, / sensi le antenne filiformi. / Sillabe labbra clausole / unisono con l’ima terra. / Perfettissimo pianto, perfettissimo»

(Andrea Zanzotto, Ecloga I da IX Ecloghe, Milano, Mondadori, 1962»

Come Blanchot ha fatto con Foucault (sul quale pure ha scritto un libretto splendido), neppure io ho conosciuto di persona Andrea Zanzotto. Lo conosco solo attraverso la sua opera poetica e letteraria (Zanzotto è stato anche autore di magnifici saggi sulla letteratura del Novecento non soltanto italiana – Aure e disincanti del Novecento Letterario, Milano, Mondadori, 1994, tanto per citarne uno) e attraverso le traduzioni che in epoca più giovanile aveva pubblicato traendole dalla propria vasta conoscenza della letteratura francese (Età d’uomo di Michel Leiris, Nietzsche. Il culmine e il possibile di Georges Bataille – ancora solo un esempio).

Ma Zanzotto è stato essenzialmente poeta e poeta tra i più originali nella lirica italiana del Novecento. Questa potrà sembrare una banalità e sicuramente lo sarebbe se non si tenesse conto del fatto che la produzione del poeta di Pieve di Soligo è sempre stata in crescendo e in modificandosi, a partire dal tardo ermetismo di Dietro il paesaggio del 1951 al petrarchismo sostenuto e rimaneggiato di La Beltà del 1968 alla ricerca linguistica oltre il senso stesso del significante presente negli ultimi libri da Meteo a Sovrimpressioni del 1996-2001). Continua a leggere

Ricordo estemporaneo di Andrea Zanzotto

di Guido Michelone

La memoria del grandissimo poeta veneto, morto a Conegliano da pochissimo novantenne il 18 ottobre scorso (era nato il 10 ottobre 1921 a Pieve di Soligo e lì era sempre vissuto), può essere altresì onorata, al di là di un’imminente ripubblicazione di un corpus lirico notevole o degli eventuali inediti, da quello che è forse l’ultimo libro pubblicato in vita, uscito nel settembre 2011 con il titolo Il cinema brucia e illumina, sottotitolo Intorno a Fellini e altri rari per le edizioni Marsilio di Venezia. Si tratta di un’antologia curata dall’esperto Luciano De Giusti che contiene tutti ma proprio tutti gli scritti riguardanti il cinema che il poeta ha disseminato lungo una carriera letteraria intensa e aperta a diversi linguaggi estetici, come la musica, la pittura e appunto le immagini in movimento. Continua a leggere

Donato Salzarulo, “Meteo”: le previsioni della poesia

Una lettura di Meteo di Andrea Zanzotto
di Donato Salzarulo

1. Innanzitutto il titolo. Tratto di filato dalle note rubriche televisive di previsioni del tempo. Ma anche ME-TEO, ME-DIO, conoscendo il presupposto teorico di base della ricerca zanzottiana che, a partire da La Beltà, istituisce il significante come produttore e depositario in proprio di senso. Evidente l’intento di instaurare un legame tra l’atto poetico e quello scientifico-conoscitivo del fare previsioni. Poesia come meteorologia, quindi. Come presa diretta, dal vivo, live delle alte e basse pressioni affettivo-sociali, dei loro nuclei di condensazione, della loro distribuzione, dei loro moti e precipitazioni. Continua a leggere

La Punta della Lingua 2009

Ancona  4 giugno – 14 giugno 2009

Poetry Slam – Facebook Poetry – Carlo Mazzacurati – Andrea Zanzotto – Barbara Coacci – Andrea Inglese – Mario Benedetti – Jolanda Insana – Paolo Bragaglia – Tonino Guerra – Alessandro Bergonzoni

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Andrea Zanzotto

Sovrimpressioni

da Verso i palù*

” Sono i luoghi freddi, vergini che
allontanano
la mano dell’uomo” – dice un uomo
triste; eppure egli è assorto, assunto in essi.
Intrecci d’acque e desideri
d’arborescenze pure,
dòmino di misteri
cadenti consecutivamente in se stessi
attirati nel folto del finire
senza fine, senza fine avventure. Continua a leggere

Andrea Zanzotto, “Altri 25 aprile”

Tristissimi 25aprile
morti in piedi, sull’attenti
al cimitero
qualche osso perso per la strada
nel sole sfacciato freddo
– o è lo stesso, tutto raggi gamma
noi sordi al 70%
sentiamo gente che parla
come da un altro mondo. Continua a leggere