Fosse anche per gioco

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E’ bello pensarsi in armonia con la natura, meglio ancora se nelle sue forme più inquietanti, come quelle di uno squalo, il terrore dei mari, secondo un luogo comune. Fa venire i brividi pensarci, o addirittura vederlo. Ci si accorda con tonalità inedite, esaltanti. La potenza animale è un’energia semplice, affascinante nella sua irruenza a volte tenera, a volte travolgente, altre ancora assassina, fosse anche per gioco.

Havel havelim

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La prima volta che ascoltai Branduardi mi provocò un effetto strano, come la Trilogia fantastica di Italo Calvino: catapultato in altri tempi, un medioevo improbabile ma suggestivo. La tentazione di fuggire è la più forte, altro che le tentazioni della carne. Un tempo alternativo, un’altra vita. Domenica, nell’omelia, parlavo della domanda di Gesù al cieco Bartimeo: Cosa vuoi che io ti faccia? La medesima domanda rivolta a Giacomo e Giovanni la settimana prima: Cosa volete che io vi faccia? La stessa che il genio rivolge ad Aladino: Cosa vuoi che io ti faccia? Che possa per un attimo vedere il mondo dall’alto, contemplare l’inizio e la fine: Bereshit bara’ Elohim et ashamaim veet haaretz. Scoprire che ogni cosa è vanità, havel havelim, tutto è fumo, fumo di fumi, dice Qoelet.

Una mano a Dio

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Ieri, nell’omelia, ho detto che non sarò mai vescovo: parlo troppo e dico ciò che penso. Qualcuno mi ha guardato male, qualcun altro era visibilmente soddisfatto. Sono sempre più convinto dell’importanza di essere se stessi: non può che fare bene, anche alla chiesa. Se c’è un rinnovamento da compiere, è in questa direzione, senza temere di affrontare argomenti delicati, o comunicare schiettamente acquisizioni esegetiche e teologiche. La gente ha fame di verità e sete di dialogo. Gesù ha proclamato beati gli affamati e gli assetati, cerchiamo di non renderli infelici. Diamo una mano a Dio, finché possiamo.