La metafora assoluta. Viaggio nella poesia di Angelo Scandurra (di Diego Conticello)

Dimentichiamoci per un istante di tutta quella poesia “narrativa” (e prosaica in quanto a stile) che ha caratterizzato tanta letteratura italica del secolo scorso. La poesia di Angelo Scandurra è ancora l’estremo baluardo di un’incommensurabilità lirica purtroppo oggi quiescente e non è per nulla una poesia “facile”, anzi abbisogna di continui svisceramenti di senso, di perpetue estrapolazioni di significati dalla massa cangiante e complessa delle metafore che ne contraddistingue l’andamento visionario e fortemente oracolare. I risultati sono di grande efficacia, grazie ad un “lirismo scarnificato” che si serve spesso del verso aforistico, della sentenza diretta e spiazzante nella quale s’insinuano vaste pause riflessive; versi dunque di avveduto raziocinio che lasciano pochissimo margine all’approssimazione, anzi lavorano di tecnica per diffondere un retro-pensiero spigoloso e difficile da comunicare, ma denso e sentimentale fino al totale “spasimo orfico” («[…] sono un cavaliere errante,/ mi attardo nei frontespizi/ per fissare un’espressione/ che apra il velo di te Proserpina.»). Continua a leggere