La Versione di Giuseppe – Poeti per don Tonino Bello

In tempi di oblio, di disconoscimento e di distrazione (come del resto in qualunque tempo), ricordare, bene, è un atto di responsabilità e di amore; tanto più le cose buone, che si danno sempre per scontate, compiute da chi è in vita e da chi ha ormai concluso la sua esistenza, come in questo caso. Le parole che ricordano si fanno foglie, calda coperta su l’uomo che non è più. Ricordare è un po’ trattenere la morte, sfidarla, contendere un corpo, un’anima e il suo vissuto per serbarli e trasmetterli fino alla dispersione della voce, di generazione in generazione. Qui, l’uomo che si vuole ricordare, don Tonino Bello, che molto ha fatto, detto e scritto, lo si è voluto appunto coprire con calde foglie; queste belle poesie (scritte da 21 poeti da tutta Italia ispirandosi a La carezza di Dio – Lettera a Giuseppe  -Edizioni La Meridiana, Molfetta, 1997 -, testo in cui don Tonino immagina di dialogare con Giuseppe mentre lavora nella sua bottega) sono appunto foglie cadute lente su un uomo speciale, per una coperta che scaldi la memoria ma senza “coprirlo”; un omaggio, dunque, l’amorevole ostensione d’una esistenza esemplare. gn

Continua a leggere

Deragliate 3

Sono cinque i pezzi che ho scelto di pubblicare dopo aver lanciato l’idea qui. Sono questi che ho scelto per aprire lo sguardo. Le prime due uscite sono a coppie, così si fanno compagnia: il cammino è duro. L’ultima esce da sola, un contributo maschile di Carmine Vitale, che anche se non è perfettamente in tema mi ha commossa per il suo splendido sguardo.

Comincio quindi oggi con Mariastella Eisenberg, teneramente breve, e Anna Costalonga con un doloroso disagio così a portata di mano, riconoscibile. Gli altri tre li vedrete domani e dopodomani.

Primo pezzo, di Mariastella Eisenberg

Poggiava il pezzetto di sapone sul bordo della carrozzina traboccante di buste dopo essersi strofinata vigorosamente, e si risciacquava alla fontanella della stazione: i gesti svelti non svelavano un centimetro di pelle, la indovinavi rotonda sotto l’ampia veste, e soda per i suoi capelli

tutti grigi stretti in un grosso nodo. “Ciao Maria!” la salutavano i ferrovieri passando, qualcuno le offriva una sigaretta, qualcuno dei biscotti; lei ringraziava timida, con un pudore antico che la strada non le aveva tolto.

Secondo pezzo, di Anna Costalonga

“Daaaai!Uno! Due! Tre! Hop! Hop!Hop!”

“Ma chi è quella? Cosa sta facendo, aerobica?”

Impossibile non notarla, nella pista da ballo improvvisata, sotto gli ippocastani del parco. L’unica che si dimena con tutta la forza che ha addosso, più che ballare pare che faccia ginnastica.

Continua a leggere