“Lunamajella” di Gian Piero Stefanoni

“Le parole sotto la roccia”: l’universo di Lunamajella- di Anna Maria Curci.

Nel suo movimento che associa, alterna, combina e ricongiunge il protendersi e il ritrarsi, il balzo in alto e la discesa nel profondo, il dire poetico cerca, trasforma, rimpiange e ricostruisce, vela e rivela regioni, paesaggi, terre e distese d’acqua, cime e firmamenti.

Lunamajella di Gian Piero Stefanoni non solo conferisce – lo affermo ricorrendo alla prima parte della celebre formula di Winckelmann – “nobile semplicità” a questo movimento, ma trova, in più, nuove, singolari combinazioni di fonti di luce, di angoli e di spianate, di luoghi appartati e di consonanze di voci umane.

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“E noi non smetteremo mai di esplorare”. Per Roberto Rossi Testa. Di Anna Maria Curci

Roberto
È strana, questa epoca. Da un lato sembra ridurre la comunicazione a ciancia insulsamente riecheggiata, a sfoggio vano e sordo, dall’altro rende possibile una conversazione ampia e profonda, ancorché a distanza, con interlocutori che diventano veri e propri compagni di strada. A pensarci bene – e i carteggi dei ‘tempi andati’ lo dimostrano – tale conversazione non è tanto resa possibile dai mezzi telematici, perché a realizzarla nella sua pienezza sono doni, tanto semplici quanto grandi, di umanità; sarà allora più corretto dire che quest’epoca facilita lo snodarsi, come un cammino fatto per scelta, di una via fatta di dialogo e reciproco ascolto. Continua a leggere

“IL TEMPO È IMMOBILE” DI HEINZ CZECHOWSKI, A CURA DI PAOLA DEL ZOPPO

Segue qui un’intervista di Anna Maria Curci a Paola Del Zoppo, curatrice del volume di poesie scelte di Heinz Czechowski Il tempo è immobile (Del Vecchio Editore).

IL TEMPO è IMMOBILE

Anna Maria Curci: Leggere il titolo della tua versione di Schafe und Sterne di Czechowski, che hai resto con “Pecore e pianeti” e andare immediatamente con il pensiero al primo verso di Tombe precoci di Klopstock nella traduzione di Carducci è stata una cosa sola. Ci troviamo, in entrambi i casi, di una resa dell’originale feconda, efficace e, allo stesso tempo, incurante delle classificazioni dei corpi celesti. Se in Carducci la resa di “silberner Mond”, letteralmente “luna d’argento”, con “astro d’argento”, è funzionale al mantenimento del genere maschile, che ritorna più avanti nei versi di Klopstock, mi sembra che qui, Paola, tu abbia voluto mantenere l’allitterazione, che nel titolo originale propone la ‘s’ e nella tua resa fa della lettera ‘p’ il suono prevalente del verso. Si riaffaccia l’antico e mai sopito contrasto tra “belles infidèles” e fedeltà rigorosa nella traduzione. Da qui discende il mio quesito: quale criterio prevale sulle tue scelte? Si può parlare, nel caso delle tue scelte, di reale prevalenza di uno dei criteri o non, piuttosto, di alternanza di criteri, adottati in maniera di volta in volta funzionale a testo-fonte e testo di arrivo, in un andirivieni continuo, sfida e azzardo? Continua a leggere

Vivalascuola. Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987)

Verba manent
meditazione sulle parole dei testimoni in Shoah di Claude Lanzmann, 1985
di Maria Grazia Calandrone

Non era il mondo. Non era l’umanità. Non sembravano esseri umani. Invece, siamo capaci anche di questo. È una scelta.

Quando abbiamo aperto le fosse piangevamo tutti per quella legna marcia fatta di uomini – figuren. Avevamo davanti uno strato secco, una pianura di corpi che si sbriciolavano. Continua a leggere

Anna Maria CURCI – Inciampi e marcapiano

“Non si può scrivere/per salvarsi l’anima./Lei, data per persa, passa avanti e canta” è scritto nell’esergo di Maria Luise Kaschnitz, che apre la raccolta di Anna Maria Curci “Inciampi e marcapiano” (Lietocolle, 2011); mentre di quest’ultima leggiamo: “Ormai soltanto questa m’è rimasta/la libertà del folle, del giullare./Col cranio raso o le trecce da rasta/non può, non sa far altro che cantare” (Narrenfreiheit). Non si scrive dunque “per salvarsi l’anima”; il poeta, come il folle, canta perché “non sa fare altro che cantare”. Continua a leggere

Inciampi e marcapiano. Anna Maria Curci


Inciampi e marcapiano. Anna Maria Curci


Di Laura Vazzana

Con la silloge Inciampi e marcapiano, suddivisa in cinque sezioni, Anna Maria Curci ci regala una raccolta di componimenti nella quale utilizza, con soave sapienza, varie forme di espressione poetica, come il sonetto o la terzina, il distico o i versi sciolti.
Si tratta di cammei delicati, vivaci, intensi e profondi che, in un gioco di intenzionali chiaroscuri, quasi nascondendolo, tratteggiano lo schiudersi parziale di scene dal teatro della vita, di altre persone in relazione all’autrice e dell’autrice stessa nell’intimo delle sue sensazioni. Funge da scenografia un mondo a volte poco comprensivo e altre volte difficile da comprendere, che tenderebbe a fagocitare.
Siamo di fronte a fotografie scattate ad attimi. Continua a leggere

Vivalascuola. E’ sufficiente un professore – uno solo! – per salvarci da noi stessi e farci dimenticare tutti gli altri

Tutti quanti, ogni mattina, allo squillare della campanella, dopo aver varcato la soglia della loro scuola, si tolgono il soprabito e il loro bagaglio di idee, giudizi, pregiudizi, gusti e disgusti, ed entrano in classe armati solo del loro registro e della loro preparazione, per “accendere un fuoco” nei loro ragazzi, come diceva Yeats, e aiutarli a conseguire “virtude e canoscenza“. Diversamente, non sarebbero insegnanti, sarebbero degli agit-prop. Ci saranno anche delle pecore nere e delle pecore rosse, ma la stragrande maggioranza è così. (Francesco Anfossi)

Il quaderno delle prove giovanili
di Donato Salzarulo

inculcare [in-cul-cà-re] v.tr. (inculco, inculchi ecc.) [sogg-v-arg-prep.arg]. Imprimere profondamente, con insistenza, qlco. nell’animo o nella mente di qlcu.: i. il senso del dovere nei figli

Rimarrà sempre un segno. Non si trascorrono inutilmente ore ed ore nelle aule scolastiche. Tra una lettura e un esercizio, un’interrogazione e una traduzione, un riassunto e una parafrasi, ad un certo punto, succede qualcosa. Può succedere qualcosa. Continua a leggere

Luoghi, Lucrezio e Dante.


(Divina Commedia)

Luoghi, Lucrezio e Dante
Di Anna Maria Curci

I luoghi letterari si impongono spesso a chi legge e cerca – le due azioni sono raramente disgiunte – con tratti ancor più vividi di quelli reali. Percorro, in queste notti, un bosco molto particolare. Si trova in contrada Brunelli, contrada “rovèrsa” in Val Leogra (la toponomastica meriterebbe un discorso a parte), al centro del romanzo La valle dell’orco di Umberto Matino. I suoi abitanti, su impulso del ‘nuovo arrivato’, il medico Aldo Manfredini, hanno disseminato il bosco di cartelli di legno, sui quali sono stati incise frasi tratte dal De rerum natura di Lucrezio. Continua a leggere

Thomas Bernhard. Tre poesie


(Bosco di abeti)

Thomas Bernhard. Tre poesie.

Nel 1957, anno in cui termina i suoi studi alla Hochschule für Musik und darstellende Kunst di Vienna con un approfondimento su Brecht e Artaud, Thomas Bernhard pubblica per la casa editrice Otto Müller di Salisburg, la raccolta di poesie Auf der Erde und in der Hölle (Sulla terra e all’inferno). Da questa raccolta provengono le tre liriche proposte (A.M.C.).

Il giorno dei volti

Domani è il giorno dei volti. Si
solleveranno come polvere
e scoppieranno a ridere.
Domani è il giorno dei volti, caduti
nella terra delle patate. Non posso
negare di essere
colpevole di questa morte delle pulsioni.
Sono colpevole!
Domani è il giorno dei volti, che portano
il mio tormento sulla fronte,
che possiedono il mio lavoro quotidiano. Continua a leggere

Parresia

(Arte greca)

Parresia
di Anna Maria Curci

Il DOP, dizionario italiano multimediale e multilingue d’ortografia e di pronunzia, riporta questa definizione di ‘parresia’: grecismo per “franchezza”.
Nelle lezioni che tenne all’Università di Berkeley nel 1983, poi raccolte nel volume Discorso e verità nella Grecia antica, Michel Foucault si soffermò sul concetto di parresia. Euripide la menziona per primo; Foucault individua in Socrate un esempio illuminante nonché coraggioso di parresiasta. Continua a leggere

Wilhelm Willms. Life

(Scritte)

life

chi ti recita,
dio,
i testi
che sul lato interno
delle porte dei bagni di stazione
stanno
senza filtro
20 centesimi
una pressione
sulla maniglia
forse
fanno leva su di te
senza trucco questi
detti
dio
forse ti si aprono gli occhi e ci tiri fuori dalla merda
perché solo a noi
si dovrebbero
aprire gli occhi? Continua a leggere

Gottfried Benn: “Ebereschen”. Cespugli di sorbo


(Gottfried Benn)

Ebereschen è del 1954, mentre al 1955 risale la stampa di Aprèslude, la raccolta che può essere considerata il testamento di Benn “poeta della tarda modernità” (Luciano Zagari). Ferruccio Masini ha tradotto Aprèslude in una edizione con il testo a fronte (Einaudi 1966). a.m.c

Cespugli di sorbo

Cespugli di sorbo – non del tutto rossi ancora
di quel tono cromatico che assumono e li fa
residuo incandescente, sorbola, autunno e morte.
Cespugli di sorbo – un po’ sbiaditi ancora,
ma, a ben guardar, legati già in un mazzo
ad annunciare a fior di labbra le ore dell’addio
forse mai più, forse quest’ultima volta.
Cespugli di sorbo – quest’anno e negli anni, sempre
In toni opachi prima e poi di rosso
colorati, riempiti, maturati, offerti a Dio –
ma tu, dove hai raggiunto pienezza, colore, maturità? Continua a leggere

Un altro senso. Di Anna Maria Curci

(Onda)

Un altro senso
di Anna Maria Curci

Qualche tempo fa, scrivevo: “Le domande sono un dono”. Mi è capitato di dare senso e sostanza a un’altra affermazione, nella cui veridicità credo da tempo, ma che mai come ora si è manifestata con chiarezza:: “I punti di vista ‘altri’ sono un dono”. Che cosa è successo nel frattempo? In un momento di pausa da corse, gare e incitamenti della squadra degli Zuzzurelloni nei “Giochi senza quartiere” dell’annuale “Sammarcanda”, mi fermo a chiacchierare con D., che dall’alto dei suoi dieci anni mi comunica serissimo “Dio si è incarnato due volte: Gesù e San Martino”. Nella confusione che ci circonda, non colgo il secondo nome, che gli chiedo di ripetere. Dopo aver seguito un servizio televisivo e aver letto il capitolo conclusivo, Sensi soprannaturali, del volume Gli imperdonabili, che raccoglie scritti di vari periodi di Cristina Campo, ho colto finalmente il punto di vista di D., che ha dato a Martino, trasfigurato dal suo atto di generosità nei confronti del povero, la natura divina, quella di Dio che si manifesta nell’ultimo, nel bisognoso, nel perseguitato. Continua a leggere

Sprecato. Di Anna Maria Curci


(Il discorso della montagna)

Vertan, sprecato
di Anna Maria Curci

Ho letto, in traduzione, la lettera aperta che il teologo Hans Küng ha inviato ai vescovi tedeschi. I termini chiari e le argomentazioni serrate concorrono a rendere esplicito il pensiero di Küng, la sua denuncia del costante allontanamento dallo spirito conciliare. Mi ha colpito l’elenco di esempi di scialo sistematico, di occasioni perdute. Per questa ragione ho cercato e trovato il testo originale della lettera. Nel paragrafo intitolato Verpasste Gelegenheiten (occasioni perdute, appunto), l’autore ricorre per ben sette volte all’anafora. Lo fa con la parola ‘vertan’, participio passato del verbo ‘vertun’. ‘Vertun’ significa in tedesco sprecare, giocarsi un’occasione. Continua a leggere

La parola terra materna. Rose Ausländer



(Campagna nordica)

La parola terra materna. Rose Ausländer
di Anna Maria Curci

Rose Ausländer (“rosa” come il fiore, mentre Ausländer significa “straniero” in tedesco), questo il nome d’arte scelto da Rosalie Beatrice Scherzer, nata l’11 maggio 1901 a Czernowitz (Bucovina), nell’allora impero austroungarico, morta a Düsseldorf il 3 gennaio 1988 e trasportata dalle vicende biografiche: studi, le due guerre mondiali, la ricerca di un lavoro, la fuga dall’antisemitismo, di volta in volta, a Vienna, a Budapest, a New York, poi ancora nella città natale, di nuovo a New York, infine in Germania. Singolare nelle sue raccolte di versi è la conversazione ininterrotta, solo apparentemente semplice, tra gli ‘universali’, della natura così come dello spirito. Le cinque poesie che seguono, nell’originale tedesco e nella mia traduzione, ne sono un esempio. Continua a leggere

La verità si può pretendere. Di Anna Maria Curci

(Ingeborg Bachmann)

La verità si può pretendere.
Di Anna Maria Curci

Non è la prima volta (QUI), in questi mesi, che la semplice osservazione della realtà così come il resoconto di esperienze altrui mi riporta alla mente, sempre in maniera netta, come un richiamo inequivocabile, discorsi letti o ascoltati da lungo tempo e che non hanno mai smesso di agire sulla coscienza.
Questo fruttuoso dèjà vu dèjà vécu si è ripresentato, stavolta, con la voce di Ingeborg Bachmann, nel discorso da lei pronunciato il 17 marzo 1959, quando le fu conferito il Premio dei Ciechi di guerra per il miglior radiodramma (si trattava della sua opera “Il buon Dio di Manhattan”).
Il titolo con il quale il discorso è entrato nella storia della letteratura è tratto da un passaggio centrale del discorso stesso: “Die Wahrheit ist dem Menschen zumutbar”, vale a dire “La verità si può pretendere”, è una e inequivocabile e, soprattutto, non è una pretesa sfacciata per il genere umano, come recita una certa vulgata demagogica attualmente in voga. Altrimenti non è verità. Continua a leggere

Tre poesie di Dietrich Bonhoeffer

(Perugino. Deposizione dalla croce.)

Tre poesie di Dietrich Bonhoeffer
di Anna Maria Curci

Qualche giorno fa ho letto una delle preghiere che Dietrich Bonhoeffer scrisse per i compagni di prigionia. La lettura mi ha dato lo spunto per rileggere le poesie di Bonhoeffer nel testo originale, limpido e insieme profondo. Ho provato a rendere limpidezza e profondità anche nella lingua italiana.

La prima delle tre poesie proposte è diventata anche una canzone.
Dietrich Bonhoeffer scrisse questi versi nel carcere militare di Tegel, a Berlino. Li accluse a una lettera all’amico Eberhard Bethge dell’8 luglio 1944.

Chi sono?

Chi sono? Spesso mi dicono
che esco dalla mia cella
sciolto e sereno e saldo
come un signore dal suo castello

Chi sono? Spesso mi dicono
che parlo con i sorveglianti
libero e cordiale e franco
come se avessi da comandare.

Chi sono? Mi dicono anche
che i giorni porto della malasorte
imperturbabile, sorridente e fiero,
come chi è uso alle vittorie. Continua a leggere

Vivalascuola. Ministro Gelmini, perché non usare sensate esperienze?

1 Marzo 2010, 1° sciopero internazionale degli stranieri.
“Estinzione di tutte le sperimentazioni, che hanno rappresentato in molti casi esperienze felici di crescita di professionalità e di apprendimenti; eliminazione di saperi fondamentali (Geografia non è che uno degli esempi); esproprio dell’autonomia scolastica; demolizione dell’idea di biennio unitario, con competenze garantite e comuni a tutti, per realizzare davvero l’obbligo scolastico; un’istruzione per i nati bene (licei) e un’altra per i figli di un dio minore; frammentazione dell’unitarietà del sistema scolastico nazionale, con la regionalizzazione: sono alcuni degli ingredienti per sottrarre scientemente alla scuola la sua straordinaria forza di inclusione democratica e di crescita della cittadinanza e il suo mandato costituzionale. Questo il piatto che ci stanno preparando. Ma, per favore, non dite che è già pronto” (Marina Boscaino, qui).

“Perché non usare sensate esperienze?” (Galileo Galilei)
di Maria Rita Petrella

Questa frase di Galileo ha dato il titolo, “Sensate esperienze” appunto, alla rivista del Comitato di Coordinamento delle Scuole Secondarie Superiori Sperimentali, pubblicata tra il 1987 e il 2003 (Clio Edizioni, Bologna). Continua a leggere

Controreplica. Di Anna Maria Curci

(Van Gogh)

Controreplica

di Anna Maria Curci

 

Se Dio tenesse nella sua destra tutta la verità e nella sua sinistra il solo tendere verso la verità con la condizione di errare eternamente smarrito e mi dicesse: Scegli -, io mi precipiterei con umiltà alla sua sinistra e direi: Padre, ho scelto; la pura verità è soltanto per te”(da: Gotthold Ephraim Lessing, Eine Duplik, 1778).

 

La soglia dell’alba

 

Tra il simulacro, il sogno

ed il vagheggiamento

ti insinui e soffi

sussurrando.

 

Suggerisci un profilo,

nel latte incerto

della luce che avanza

fai balenare un guizzo.

 

Seguo docile

quel che mi vai

dettando,

 

oppure mi ribello

e provo sulla soglia

un triplo salto.

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Il lavoro della festa

8 settembredi Anna Maria Curci

Papà sentenzia: “Non vi illudete, ora cominciano i guai!”. 8 settembre 1943: è un mercoledì e a casa si festeggia l’onomastico di mamma. Sì, lo so: la ricorrenza del nome di Maria è il 12 settembre, oggi si ricorda Maria Bambina, ma papà così ha deciso e stabilito. A tavola, è come se fosse domenica: strasc’nat’ col sugo di capretto, perché la festa va celebrata con la pasta fatta in casa, dalla donna, Carmela, o, preferibilmente da noi figlie. So di non essere la preferita di papà: questa, per me, sarà una ferita sempre aperta. Continua a leggere