Chiediamoci se

 

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Chiediamoci se è questa la città che vogliamo,
se è l’odio, la bile, contro un nemico venuto dall’imo
dal fondo del passato, pescando nella torba del torbido
se è la caccia agli spettri nella curva del tifoso versato.

Chiediamoci se è questo il paese che vogliamo,
diviso come nell’eterne guerre civili, degli italiani
contro gli italiani come i padri e come i nonni come chi
di due fratelli uno era fascista e l’altro era partigiano.

Chiediamoci se è questa la vita che vogliamo
a disseppelire, ora, tutti borghesi e dimentichi,
gli scheletri lustrati ad arte, per polarizzare il vuoto
televisivo, a rastrellare l’ultimo voto lacrimogeno.

Chiediamoci se è questo il male endogeno
da debellare, nel paese pavido fra poteri viscidi
e se invece il nemico non sia altrove e la tensione
suicida vada tolta dai cavi cavedi catodi
fra servi stolidi in battaglie tardo-adolescenziali

Max Ponte
Torino, 23 febbraio 2018

(Un’immagine da video dagli scontri cittadini del 22/02)

Il Capitano Mario (XII)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX, X, XI)

L’estate con i cugini

Trascorrevamo la villeggiatura estiva in Val d’Intelvi con i cugini di Como, carissimi, con i quali andavamo d’accordo perfino sulle reciproche, inconsapevoli date delle gravidanze che iniziavano, tanto la prima quanto la seconda, singolare appuntamento, sempre a distanza di quindici giorni. Quando visitai la Carmen col suo piccolo (il primo figlio), nato nella notte, ricordo che mi disse, con le parole del cuore: “Maria, è una gran cosa!” e ci abbracciammo con lacrime di gioia. Italo, il cugino-fratello, condivideva con la stessa espressione sul viso, con lo stesso velo sugli occhi. Anticipo per me della stessa esperienza imminente.

Altrettanto doveva avvenire alla nostra seconda maternità.

È strano come fra Italo e Mario si fosse stabilito a prima vista un rapporto di reciproca simpatia, di comprensione, di fraternità, pur fra due uomini diversi per età, orientamento professionale e consuetudine di vita. Io ci pensavo con gioia, essendone il fulcro convergente e con gratitudine per questo ulteriore dono celeste.

Quando i due cuginetti, Carla e Giuliano, non camminavano ancora, stavano sempre insieme nello stesso box, oppure nelle reciproche carrozzine, affiancati, ed erano naturalmente al centro dei nostri affetti e dell’ammirazione dei villeggianti.

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Canzoni contro la guerra: Grandola vila morena

di Antonio Sparzani


da qui

Grândola, vila morena
Terra da fraternidade
O povo é quem mais ordena
Dentro de ti, ó cidade
Dentro de ti, ó cidade
O povo é quem mais ordena
Terra da fraternidade
Grândola, vila morena.

Em cada esquina um amigo
Em cada rosto igualdade
Grândola, vila morena
Terra da fraternidade
Terra da fraternidade
Grândola, vila morena
Em cada rosto igualdade
O povo é quem mais ordena.

À sombra duma azinheira
Que já não sabia a idade
Jurei ter por companheira
Grândola a tua vontade
Grândola a tua vontade
Jurei ter por companheira
À sombra duma azinheira
Que já não sabia a idade.

Fu la trasmissione di questa canzone di José Afonso (fino ad allora assolutamente proibita) dalle onde di “Limite”, il programma musicale quotidiano notturno di Rádio Renascença, un’emittente cattolica, che diede il segnale d’inizio, alla mezzanotte del 25 aprile 1974, alla Revolução dos cravos, la “Rivoluzione dei garofani” (così chiamata dai fiori che una venditrice ambulante si mise a offrire ai militari di sinistra la mattina del sollevamento, in Praça do Comércio) che mise fine alla dittatura fascista portoghese, che durava da cinquant’anni (António de Oliveira Salazar era morto nel 1970, ma già nel 1968 gli era succeduto, senza sostanziali modifiche del regime, Marcelo Caetano).

25 aprile 1974, cronologia di una rivoluzione: Continua a leggere

Il Capitano Mario (X)

di
Maria Frasson

(puntate precedenti: I, II, III, IV, V, VI, VII, VIII, IX)

L’IMPERO

La sera del 9 maggio 1936 dal balcone di Palazzo Venezia, Benito Mussolini proclamava all’Italia in festa la vittoria e la fondazione dell’Impero “riapparso sui colli fatali di Roma”.

Quella sera, con la mia amica Carmina ascoltavamo la radio stando sul terrazzino sotto un limpido cielo stellato. Fu un’emozione esaltante. E non fu cosi solo per noi giovani, ma per tutti gli Italiani. Il giorno dopo Ugo Oietti, uno dei più quotati giornalisti-scrittori, ne scrisse, mi pare, sul Corriere della Sera, un articolo bellissimo, intitolato “Notte sull’Impero”. Ricordo, tuttavia, che mentre noi due commentavamo il giorno dopo la nostra felice impressione con l’amica Giuliana, che era figlia del direttore del giornale locale, persona assai colta ed autorevole che io stimavo molto, ci sentimmo dire da lui, in tono pacato: “Eppure ricordatevi che questo è il principio della fine”. Parole che allora mi stupirono: parole profetiche, ma anche ora mi chiedo: come mai tanta lungimiranza? E in quel momento? Il fatto è che noi allora eravamo giovani e non potevamo capire.
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Vivalascuola. Scuola – memoria – 25 Aprile

Semplicemente non c’è. Nei nuovi programmi di storia che si studieranno dal prossimo anno nei licei non si parla di Resistenza. Così come antifascismo e Liberazione non sono neanche citati. Il buco è al quinto anno, dedicato allo studio dell’epoca contemporanea, dall’analisi delle premesse della I guerra mondiale fino ai nostri giorni. La nuova articolazione, spiegano dal dicastero di viale Trastevere, è stata dettata dalla necessità di evitare che succedesse, come spesso è successo, che non si arrivasse neanche a fare la II guerra mondiale… A differenza dei vecchi programmi, parole come antifascismo, Resistenza, Liberazione sono sparite (vedi qui).

La tessera dell’ANPI
di Donato Salzarulo

Da oltre vent’anni rinnovo la tessera dell’ANPI.
Prima me la portava un simpatico vecchietto in abito, cravatta e cappello di quelli classici, schiacciato su una testa ben fatta. Continua a leggere

INTRODUZIONE di Sergio Luzzatto a “Via Rasella. La storia mistificata” di Rosario Bentivegna.

  [A futura memoria…]

 

di Sergio Luzzatto

Bruno Vespa non si accontenta, con la trasmissione «Porta a porta», di tenere semi-quotidiana compagnia ai nottambuli del Belpaese. Verso la fine di ogni anno, pensa bene di offrire a tutti gli italiani – ai dormiglioni come ai tiratardi – qualcosa come un libro-strenna da regalarsi a Natale. Così, per una manciata di euro i più devoti fra gli aficionados possono disporre, fra i variopinti pacchetti sotto l’albero, di una versione rilegata del brunovespismo televisivo.
I titoli dei volumi firmati da Vespa fra il 1994 e il 2001, cioè fra il primo e il secondo governo Berlusconi, sono istruttivi in se stessi: bastano da soli a testimoniare – oltreché ovvie esigenze di richiamo commerciale – una certa maniera di pensare la storia dell’Italia contemporanea. Il cambio (1994), Il duello (1995), La svolta (1996), La sfida (1997), La corsa (1998), Dieci anni che hanno sconvolto l’Italia (1999), Scontro finale (2000), La scossa (2001): presi uno per uno, i titoli dei libri di Vespa scandiscono ogni volta un presunto momento epocale, quando non suggeriscono un’emergenza nazionale o addirittura una crisi rivoluzionaria. Presi in serie, viceversa, essi alludono alla consolante evidenza per cui più tutto cambia, più tutto è la stessa cosa… Se poi si guarda ai titoli delle ultime due strenne, la Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi (2004) e Vincitori e vinti (2005), si scopre come l’ambizione dell’autore non si limiti più alla volontà, propria di un giornalista, di raccontare il presente in un modo più disteso di quanto lo consenta la stampa quotidiana o periodica. Da un anno a questa parte, Bruno Vespa ha voluto aggiungere al proprio un secondo mestiere: si è messo in testa di parlare agli italiani da storico. E a giudicare dai numeri delle vendite, in molti gli hanno riconosciuto le carte in regola per farlo.

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