Antonio Fiori, Nel verso ancora da scrivere

di Giovanna Menegus

FIORI_Manni 2018_copertina

 

La poesia di Antonio Fiori, così apparentemente lieve, misurata e sorridente, nasce e si alimenta tutta dalla dichiarazione e consapevolezza della propria insufficienza: «patisce / perché non può sciogliere / i nodi alla gola, per quanto tenti / da sola». O più esplicitamente: «Per dirla tutta la poesia non basta». L’accettazione del proprio limite – di una sorta di dolente, vigile impotenza – la anima sottilmente, in una tensione che è tanto morale (e religiosa), quanto sensibile e sensuale, amorosa, e detta misure perlopiù brevi e composte sempre increspate dall’inquietudine, dai trasalimenti e le interrogazioni dell’umano vissuto. Continua a leggere

Alcuni versi di Antonio Fiori e Attilio Lolini, di Giovanna Menegus

Gli autori di riferimento che vengono citati dai critici per la poesia di Antonio Fiori sono, a quanto ne so, Caproni soprattutto e Gozzano. Leggendo certi versi di “In merceria” a me – che su un classico del Novecento come Caproni devo ahimè confessare ignoranza – è capitato invece di ricordare certe intonazioni, modi, arie e umori di Attilio Lolini, mancato pochi mesi fa. Continua a leggere

Giovanna MENEGUS – Quasi estate. Recensione di Antonio Fiori

Giovanna Menegus
Quasi estate
ExCogita, 2017

Il libro, venerdì 7 luglio prossimo alle ore 21.00, sarà presentato da Antonio Fiori ad Alghero – alla Libreria Cyrano.

‘Quasi estate’ è la prima silloge edita di Giovanna Menegus, autrice di un esordio già felice  nel titolo e nella cura editoriale di ExCogita, piccola e orgogliosa casa editrice voluta e  diretta da Luciana Bianciardi, figlia del compianto Luciano, giornalista e scrittore  indimenticabile. Continua a leggere

Antonio FIORI – IN MERCERIA

Con questo nuovo libro di Antonio Fiori la collana di poesia “La Ginestra” da me diretta insieme all’amico Nicola Tanda sembra confermare le sue fondamentali premesse (e promesse) iniziali, particolarmente quelle di una speciale attenzione ai valori culturali, morali e religiosi dell’uomo. Del resto, alla poesia resta ormai la funzione di fornire all’uomo la sua “dose quotidiana” (per dirla col bel titolo di un altro libro di Fiori) se non la cura dell’anima almeno come insostituibile ricostituente. Oggi che da più parti si vede nella poesia l’unica via di salvezza contro il marasma quotidiano o, per dirla con Zanzotto,”per attraversare quest’epoca rotta e maledetta”, la poesia di Antonio Fiori sembra giungere – e giunge – al momento giusto […] (Angelo MUNDULA – dalla quarta di copertina)

 Il libro sarà presentato a Sassari il 18 maggio p.v, ore 18,30, presso la libreria Il Ribaltino, in Via Muroni 9

 

In merceria (1)

“Buongiorno, cerco filo

per imbastire

gli orli dei precipizi

e non rischiare

la caduta impietosa

provare a ricucire qualcosa

in attesa del sarto

che di certo verrà

a rifinire il vestito

sollevando ogni tanto lo sguardo

controllerà le pieghe

se tiene il tessuto

le finiture, ogni asola, tutto…

lo indosserò alla fine

solo allora saprò come cade

e il suo prezzo quale.”

* Continua a leggere

Fabiano ALBORGHETTI – Supernova. Nota di lettura di Antonio Fiori

Come non riconoscerci, anche noi, in ascolto della paura/ gli occhi fissi come i cervi /di notte, colpiti dai fari. E non solo nella scoperta della malattia della carne, ma anche – mi sento di aggiungere -in quella dei sentimenti, della memoria, del corpo del pianeta. Scoperte tutte che ci disorientano, che ci lasciano interdetti, sempre e comunque impreparati. Continua a leggere

Viola AMARELLI – Le nudecrude cose e altre faccende. Con nota di lettura di Antonio Fiori.

Con Viola Amarelli non c’è bisogno di ricostruire ragioni, decifrare poetiche nascoste. In questa silloge ad esempio lei stessa – a latere – dichiara: “Si presta voce a un mondo… ci si illude, perché il mondo resta tutto…  E’ la scrittura spugna, materia che respira: quello che hai ridai. Per questo ogni poesia è sempre, dannatamente, anche nolente, politica.” Continua a leggere

Anna CASCELLA LUCIANI – Poesie

Poesia versicolare, frammentata da una crescente interpunzione, sempre abitata dalla rima, spesso dedicata in calce al testo, raccolta sotto titoli per lo più enfatici (Le tese braccia, Migrazioni, Discendenze, Luna mutante, Amate assenze, Le aperte stanze, Vaganti stelle, Solo l’amore, Dalla finestra del cielo); paiono difetti, invece è una poesia che arriva come poche altre, che mantiene una disperata fedeltà alla vita, che riesce ad essere diario rimanendo poesia.

Ogni tanto affiora l’eco di altri poeti: l’ironia della Lamarque (Tu vedi in me l’eguale/ e io il diverso:/ per favore,/ potremmo amarci adesso?; non lo conosco/ e non lo conoscerò:/ questo è rassicurante – / non lo perderò; ritrovo intatto/ il vocabolario/ d’amore: mi viene/ da ridere/ di tutto cuore), la speculazione di Caproni (Se l’anima stanca/ si raccoglie, e ancora/ stanca, ancora/ stanca sceglie, è allora/ che passate le soglie,/ avremo diritto a/ Perfezione; il mio interlocutore/ è solo/ l’assoluto,/ solo con lui io fotto/ solo con lui/ mi illudo) e poi, immanenti o dedicatarii, Franco Fortini, Giovanni Giudici, Sandro Penna, Dario Bellezza e le amiche Luciana Frezza, Amelia Rosselli e Giovanna Sicari, ‘ tre “compagne di poesia”…icone e muse silenziose ’, come annota Massimo Onofri nella sua accurata e intensa introduzione. Sono però moltissimi, in quest’opera omnia, i testi che brillano di luce propria, specialmente quelli amorosi e quelli del disincanto. (Antonio Fiori) Continua a leggere

Da un segreto futuro – La poesia di Carlo Gasperino di Antonio FIORI

Carlo GASPERINO (Albertville, 11 dicembre 1913 – Parigi, 15 agosto 2000). Francese solo per nascita e per morte, Gasperino è vissuto in Italia, a Genova, ma ha abitato per brevi periodi a Parigi, e a Cagliari, Milano e Roma, mutevoli sedi di lavoro del padre. Figlio di Antonio Gasperino, marchigiano di Porto San Giorgio, ferroviere, e di Maria Conti Passini, casalinga toscana, istruita e dai nobili ascendenti, ha pubblicamente coltivato la passione per il canto e per la scultura oltre quella, segreta, per la poesia. Dall’aprile del 1937 al giugno del 1941 è corista, con voce di basso, nel Chorus Felix di Genova, per poi dedicarsi, finita la guerra, all’amata e impegnativa arte della scultura policroma con lavori in legno, giada e marmo rosa. Notato e valorizzato da Federico Seri attorno al 1970, Carlo Gasperino riuscirà pian piano ad affermarsi e a vivere dignitosamente dai proventi artistici fino alla morte, che lo coglierà a Parigi nel 2000, durante una breve vacanza con la moglie Piera Busetti. Ma il più grande evento da registrare in relazione all’arte del nostro è la straordinaria scoperta delle sue poesie nel 2010, a dieci anni dalla morte. Continua a leggere

Antonio PIBIRI “Il mondo che rimane”

Sul raccordo

Il sesso è una continua interruzione
Cesare Viviani

non svegliar l’uomo che vola
nel vento che non fa una piaga.
solo osservalo in sezione.

ché la pista d’atterraggio s’intravvede.
di già scende, perde quota.

o si riprende sul tuo corpo
aperto tra lenzuola
il suo miraggio.

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“L’Iddio ridente” di Luigi DI RUSCIO. Recensione di Antonio Fiori.

Irridente ma a suo modo teologica, parateologica, questa poesia squarta parole e simboli consolidati e si appella a una critica radicale dell’uomo – dunque, inevitabilmente, anche dell’uomo che crede. Il poeta dispiega tutte le armi possibili, tutte le varianti della provocazione: dall’ironia al sarcasmo, dalla parodia al neologismo; snocciola testi brevi segnati dalla sola numerazione progressiva, sferza i luoghi comuni della falsa religiosità, smonta la tradizione e la rimonta provocatoriamente in varianti ipotetiche e inaspettate. Siamo di fronte ad una massiccia attività di demistificazione, praticata quasi come un dovere, un “dover dire” etico, assertivo. Ecco, Luigi Di Ruscio è vero poeta del dissenso, capace di un’esposizione integrale, impermeabile al tempo e alle distanze, capace di coerenze ostinate ma anche di affermazioni sorprendenti e ossimoriche.
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“Tra disastri e desideri” di Marco Statzu. Recensione di Antonio Fiori

Marco Statzu, giovane sacerdote e teologo, nella poesia rivive e traduce la propria vita.
“ E’ poesia vissuta ”, ci dice in un verso: la chiamata, la riflessione teologica, l’amore per la natura, gli incontri emblematici, le forti amicizie. Il verso libero è pulito, diretto, spesso narrativo, come ogni autentico linguaggio amoroso: “ Non ho una storia alle spalle,/ ma dentro./ E questa intesso e disfo/ e racconto./ In infinite trame.” Molti testi recano la data (e a volte l’ora) della definitiva stesura, quasi che la traccia temporale li garantisca da ogni travisamento futuro: “ Mi sono rotto in mille tentativi di parlare./ Ma una è la Parola a cui mi debbo assimilare.” Una poesia d’esordio molto mobile, volenterosa e aurorale, ma che già reca la consapevolezza e l’umiltà della poesia matura: “ Con parole mie/ più non so scrivere./ Con quelle di altri/ – talvolta -/ m’incontro.” Massimo Sannelli, nella postfazione alla raccolta, legge nella poesia e nella vita del poeta un susseguirsi di scelte e le riconduce a quella fondamentale tra l’ubbidienza intelligente di Noè e l’intelligenza testarda di Ulisse. L’uomo di oggi, dopo la perdita della sua condizione originaria, è in precario equilibrio tra il disastro e il desiderio di Dio e solo camminando sulle orme di Noè, non a caso salvato dal diluvio, anch’egli potrà salvarsi.
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Antonio FIORI – Poesie da: “Trattare la resa”

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Rina in giardino

Concerto di ronzii di calabroni
in tarda primavera nel giardino
– ricordo il sorriso e la postura
in quella sera sarda di profumi
di Rina dolce seduta al tavolino.
Non so se conoscesse i fiori
ed i misteri dell’arte del giardino
gli insetti strani o i bulbi bruni
– so solo che vendette gli anni
un giorno di nascosto
ad un bambino. Rina è così
rimane senza età, si guarda intorno
sempre un po’ svagata ed oggi è qui
nella fotografia che l’ha fissata.

Provette ed alambicchi anche noi usiamo,
genetisti autodidatti della parola
e ben sappiamo, irta di dubbi e fedi
la vita, nostra sostanza sola.

Nota: gli ultimi quattro versi costituiscono un testo autonomo, ‘Provette ed alambicchi’, della raccolta Sotto mentite spoglie( Manni, 2002)

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“Giorni manomessi” di Roberto CECCARINI. Recensione di Antonio FIORI

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Roberto Ceccarini
Giorni manomessi
L’Arcolaio, 2008
Prefazione di Giacomo Cerrai

Meglio non ci poteva introdurre, Giacomo Cerrai, alla poesia di Roberto Ceccarini, a questo suo tentativo di “misurare per quanto possibile il mondo, organizzarlo quel tanto che basta a renderlo percorribile…di dare un nome alle cose, rimontandole, con un atto di speranza e di fiducia che i giorni manomessi non siano infiniti”(dalla Prefazione). Cerrai ben soppesa il ‘noi’ ed il ‘tu’ della prima sezione, quella dedicata alla guerra partigiana, la guerra sparita, trovandoli entrambi spersonalizzati, abitati da un anelito di oggettivazione, senza alcuna intenzione “di appropriazione indebita del vissuto” altrui, laddove lo stesso padre del poeta è presente con estremo pudore. Ma sottolinea anche “una identità a volte perplessa, a volte impotente”, presente nelle altre sezioni, certamente le più private e liriche della raccolta.
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