Vivalascuola. Non si può educare se non si ha una grande visione

Iniziamo il nuovo anno scolastico 2018-2019 proponendo su vivalascuola non un cahier de doléances fin troppo risaputo e nemmeno i conti della serva del governo. Non possiamo accontentarci dei piani di sciur padrun, buoni per addestrare studenti come se fossero garzoni e far andare la scuola come se fosse na fabrichèta. Per gentile concessione della redazione de “Gli Asini“, che ringraziamo, proponiamo un testo di Franco Lorenzoni, uscito sul n. 54-55 della rivista, che contiene una visione ampia e progettuale quale richiede sempre l’insegnamento. Seguono delle note di lettura di Giovanna Lo Presti. Sappiamo per scienza ed esperienza ciò che davvero serve alla scuola perché sia un luogo di educazione e istruzione, e ne terrà conto, quando lo avremo, un governo che meriti di essere chiamato tale. Per intanto buona lettura e buon anno scolastico a tutti.
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Vivalascuola. Scuola giovani lavoro

Scrivo queste poche righe in una condizione di incredulità e con un gran dolore nel cuore. La scuola è il luogo della tutela. Il luogo a cui affidiamo tutti i giorni i nostri figli, in cui entrano i nostri studenti, il nostro luogo di lavoro. Ciò che è accaduto a Brindisi è inconcepibile. Lunedì entriamo nelle nostre scuole proponendoci di raccontare, di commentare, di analizzare l’orrore di questo avvenimento. Dovremmo entrare listati a lutto. Dovremmo trasmettere – noi che li vediamo tutti i giorni, timorosi, indolenti, silenziosi, sorridenti – il grido di orrore con cui la scuola reagisce alla propria profanazione. Più di qualsiasi minuto di silenzio, la forza delle nostre parole deve essere il modo per dire che, qualunque sia stata la matrice di un atto tanto insensato e bestiale, noi – insegnanti e studenti – non ci stiamo, né ora né mai. Lunedì tutte le scuole d’Italia devono chiamarsi Morvillo Falcone, per Melissa che non c’è più, per Veronica e tutti gli studenti feriti, per i nostri ragazzi e per questo sventurato Paese che merita altro. (Marina Boscaino)

Tra scuola e lavoro mettiamo il futuro
di Marilena Salvarezza

Tra scuola e lavoro c’è sempre stato un legame forte quanto contraddittorio, con un’oscillazione costante tra due poli estremi. A uno l’appiattimento sui bisogni del mondo del lavoro e la spinta a “canalizzazioni precoci”, all’altro il distacco della scuola dal territorio e dalla realtà Continua a leggere

Le donne di Gramsci

Di Augusto Benemeglio

Non era più desiderato da nessuno
Settantacinque anni fa , il 27 aprile 1937 , moriva in una clinica di Roma Antonio Gramsci. Al funerale non andò nessuno, eccetto la cognata , Tatiana , e la polizia fascista.(“ Non ci sono gloriose memorie, /né inespresse beatitudini a buon prezzo,/ma il mistero della luce e dell’ombra/ che vela e disvela parole”) Arrestato l’8 novembre del 1926 , era stato liberato definitivamente da soli tre giorni ( aveva ottenuto un paio di anni prima la libertà condizionale , per gravi motivi di salute , solo grazie ad un’intensa campagna di stampa , sviluppatesi soprattutto all’estero ) , ma era ridotto a “morto vivente”. (“Di che era maceria/ quel silenzio?/ della storia dell’uomo/perfino della sua ultima pagina bianca”). Ricoverato presso ospedali e cliniche , sfibrato , demolito , massacrato dall’ estrema durezza dell’infame carcere di Turi , dagli sbocchi di sangue , dall’”insonnia forzata” ( sono mesi che dormo solo 45 minuti per notte) , dai dolori alla schiena, alle mani, alle gengive, le nevralgie che lo assillavano già da anni , Gramsci aveva dovuto subire anche le incomprensioni , le critiche e il disprezzo degli stessi compagni del partito comunista italiano che aveva fondato e di cui era stato Segretario. (Sandro Pertini , che era stato rinchiuso nella stessa prigione disse che i carcerati comunisti gli tiravano palle di neve con dentro delle pietre, il tutto perché aveva osato criticare aspramente l’ascesa al potere di Stalin ). Continua a leggere

Vivalascuola. Appunti d’assessore. Per il 150° dell’Unità d’Italia

A 150 anni dall’Unità d’Italia permangono immutate alcune questioni: per restare nell’ambito della scuola, la “questione meridionale“, la “questione romana“, la distanza tra “paese legale e paese reale“. E adesso il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni lancia uno strappo alla Repubblica nel settore dell’educazione. A che punto siamo? Che Paese siamo? Ci sentiamo davvero italiani? Ci sentiamo o no parte di una nazione?

Insorgere per risorgere. Non solo contro lo “straniero
di Donato Salzarulo

I più pericolosi nemici degli italiani sono gli italiani stessi
M. D’Azeglio

Quando il Sindaco e i colleghi di Giunta, un mercoledì di quasi estate del 2010, mi affidarono il compito di organizzare e coordinare le iniziative nella nostra città per il 150° dell’Unità d’Italia da un lato mi sentii onorato, dall’altro perplesso e disorientato. Continua a leggere

“Se la destra cita Gramsci. Invito alla battaglia culturale” di Davide Nota

 

 

“E ora che abbiamo perso, ci vuole Gramsci”. No, non sono le parole del compagno Paolo Ferrero dal palco del congresso nazionale di Rifondazione comunista, né si tratta di un intervento di Fausto Bertinotti dalle pagine di “Liberazione” a seguito della disfatta elettorale del 13 e 14 aprile 2008.

A scrivere che “ci vuole Gramsci, cioè che è necessario un progetto gramsciano anche nel centrodestra” è Angelo Crespi, attuale consigliere del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali Sandro Bondi, già docente di “Storia del giornalismo” presso l’Università Cattolica di Milano e collaboratore dei quotidiani “Il Giornale” e “Il Foglio”. Continua a leggere

Gramsci, De Gasperi e l’Italia: le riflessioni di Steven White

Testo introduttivo, intervista e cura del testo italiano di Giovanni Agnoloni

Steven White, docente di Storia Contemporanea e Studi Internazionali presso la Mount St. Mary’s University (Maryland, Stati Uniti), è uno studioso di storia e politica italiana. Giunto a Pavia da ragazzo con la famiglia, al tempo delle scuole medie, ha potuto apprendere la nostra lingua e conoscere la nostra cultura, che poi ha approfondite negli studi universitari e post-universitari. I suoi interessi si sono focalizzati soprattutto sulle figure di Antonio Gramsci e Alcide De Gasperi e sull’evoluzione della politica italiana, anche in relazione agli Stati Uniti, dopo la Seconda Guerra Mondiale. È un italianista che, peraltro, si è occupato anche di Spagna e Russia (paesi di cui ha pure studiato le lingue e la storia), e si è anche occupato di formare i diplomatici americani destinati al Vecchio Continente sulla storia e la cultura del nostro paese e della Penisola Iberica, nel corso di una collaborazione con il Foreign Service Institute (Istituto dei Servizi Esteri) del Dipartimento di Stato americano. Oggi ci racconta più nel dettaglio il suo lavoro e delle “impressioni d’Italia” dagli Stati Uniti, all’inizio di quella che è senz’altro una nuova stagione della storia americana. Continua a leggere