Jesus Christ Superstar del web

Gesù è la figura storica più popolare del web, secondo la recente ricerca degli studiosi americani, mentre Papa Bergoglio è il personaggio più citato su Facebook nel 2013, uno dei temi più discussi su twitter, il primo pontefice a postare un autoscatto su Instagram. Al successo della fede cristiana su internet è dedicata la puntata natalizia di Eta Beta, ideata e condotta da Massimo Cerofolini, in onda sabato alle 10.15 su Radio1 Rai.

Quali sono le ragioni di questo interesse della globosfera? Quali i rischi? E quali sono i servizi tecnologici a disposizione di chi prega?

Rispondono padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica e autore di Cyberteologia e La mia porta è sempre aperta (intervista a papa Francesco), Fabrizio Centofanti, parroco romano ideatore di due blog per non credenti, La poesia e lo spirito e Gesù per atei, Paolo Padrini, parroco piemontese, creatore di app per fedeli (iBreviary), Marco Guzzi, ideatore dei gruppi di ricerca spirituale telematica Darsi Pace.

Conduce Massimo Cerofolini.

Se l’Osservatore Romano dice che finiremo tutti hikikomori…

Antonio Spadaro

di Antonio Spadaro

Il 29 novembre scorso l’Osservatore Romano ha pubblicato un articolo di Christian Martini Grimaldi dal titolo “Tra realtà e pregiudizio” dedicato alle relazioni umane dentro e fuori dalla rete. E’ un articolo che sembra smentire l’intelligenza e la sapienza del magistero pontificio sulle comunicazioni di Benedetto XVI (proprio alla vigilia della sua presenza su Twitter!) con la semplice e inutile riproposizione di alcuni stereotipi.

L’articolo prende spunto da una mia frase che è in realtà (nell’articolo non è detto) parte di un mio articolo su Avvenire. In quella frase dico che finché si manterrà il dualismo tra la vita off line e la vita on line – considerando banalmente la prima come la vita “vera” e la seconda come la vita irrimediabilmente “finta” – si moltiplicheranno le alienazioni. Finché si dirà che per vivere relazioni reali bisogna chiudere le relazioni in rete si confermerà la schizofrenia di una generazione che vive l’ambiente digitale come un ambiente che vive di banalità effimere.

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