La poesia della settimana. Arthur Rimbaud

Vocali

A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali,

Dirò un giorno le vostre origini latenti:

A, nero busto irsuto delle mosche lucenti

Che ronzano vicino a fetori crudeli,

Golfi bui; E, candori di vapori e di tende,

Lance di fieri ghiacciai, bianchi re, brividi d’umbelle;

I, sangue e sputi, porpore, riso di labbra belle

Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;

U, fremiti divini di verdi mari, cicli, 

Pace di bestie al pascolo, pace di quelle rughe

Che imprime alchìmia all’ampia fronte dello studioso;

O, la Superba Tromba piena di strani stridi, 

Silenzi visitati dagli Angeli e dai Mondi:

O l’Omega, violetto raggio di quei Suoi Occhi!

[da Arthur Rimbaud, Il sublime visionario, Milano, Corriere della sera, 2012, p. 39.]

FOT***O! [il delitto perfetto]

Da bravi, siete rimasti una manciata. Tutti in fila. Uno. Due: tre…

Manca qualcuno? Mirror Neurons! Lascia quel dannato specchio per un secondo; e porta qui i tuoi dendriti! Tutti pronti? Foto ricordo al cervello fottuto! Bene, andate in pappa, tranquilli…

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Rimbaud, la gioia della libertà degli altri

Arthur Rimbaud, Charleville, 20 ottobre 1854, Marsiglia, 10 novembre 1891
oggi compie 155 anni

di René Char

RimbaudCon Rimbaud la poesia ha cessato di essere un genere letterario, una competizione. Prima di lui, Eraclito e un pittore, Georges de La Tour, avevano costruito e mostrato quale Casa tra tutte l’uomo doveva abitare: dimora per l’ispirazione e nello stesso tempo per la meditazione. Baudelaire è il genio più umano di tutta la civiltà cristiana. Il suo canto incarna quest’ultima nella sua coscienza, nella sua gloria, nel suo rimorso, nella sua maledizione, nell’istante della sua decollazione, della sua detestazione, della sua apocalissi. “ I poeti, scrive Holderlin, si rivelano per la maggior parte all’inizio e alla fine di un’era. E’ con i canti che i popoli lasciano il cielo della loro infanzia per entrare nella vita attiva, nel regno della civiltà. E’ con i canti che ritornano alla vita primitiva. L’arte è la transizione dalla natura alla civiltà, e dalla civiltà alla natura”.
Rimbaud è il primo poeta di una civiltà non ancora apparsa, civiltà i cui orizzonti e le cui pareti non sono che paglie furiose. Per parafrasare Maurice Blanchot, ecco un’esperienza della totalità, fondata nel futuro, espiata nel presente, che non ha altra autorità se non la sua. Ma se sapessi che cos’è Rimbaud per me, saprei cos’è la poesia davanti a me, e non dovrei più scriverla…

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