Da Gibara a Londra – La vita esule di Cabrera Infante

La rivista cubana VOCES (numero 13 – febbraio 2012), ovviamente clandestina, diretta da Orlando Pardo Lazo e Yoani Sánchez, presentata a casa di Yoani. ha pubblicato un lungo articolo-racconto (tradotto in spagnolo da Desogus e La Torre) di Gordiano Lupi che ha per tema la vita di Guillermo Cabrera Infante. Gordiano qui figura come l’unico autore straniero in una rivista fatta da soli cubani. Il mio articolo (qui nella versione italiana) è liberamente riproducibile citando autore e fonte.
La rivista è scaricabile qui.
Da Gibara a Londra – La vita esule di Cabrera Infante

di Gordiano Lupi

Guillermo Cabrera Infante nasce a Gibara il 22 aprile del 1929, povera cittadina della provincia di Oriente che ancora non ha scoperto il fascino del cinema povero di Humberto Solás. Negli anni Trenta a Gibara tutto è povero, non serve un festival cinematografico, si respira miseria frammista al profumo di salmastro che proviene dal lungomare. Oceano Atlantico, testa del Caimano che spinge le fauci in un caldo mare tropicale, diventerà provincia di Holguín, ma adesso territorio di confine, sperduto paese lambito da venti orientali e da inclementi tempeste di pioggia. Guillermo Cabrera fa il giornalista e trasmette al figlio insieme al nome di battesimo anche la passione per la scrittura. Zoila Infante è la sua compagna di vita e di lotta politica, ché nella piccola cittadina di Gibara sono proprio loro i coraggiosi ad aprire una sezione del Partito Comunista, fondato all’Avana nel 1925 da un romantico personaggio come Julio Antonio Mella. Non è la stagione ideale per essere comunisti, sono gli anni di Machado, il dittatore più terribile della storia di Cuba. I coniugi Cabrera Infante vengono arrestati nel 1936, imputati di attività sovversive, insieme al figlioletto che ha soltanto sette anni e deve conoscere per qualche giorno i rigori d’una prigione. La polizia provinciale della dittatura machadista sono le temute Guardie Rurali, che entrano in casa Infante e fanno man bassa, armi alla mano, catturano la madre e il fratello, distruggono mobili e suppellettili, bruciano libri e incartamenti di partito. Il padre non è in casa, ma si consegnerà alla polizia di Santiago – cinquecento chilometri a sud-ovest di Gibara – appena saprà dell’arresto della moglie, mentre il bambino verrà affidato ai nonni fino al giorno della liberazione. Continua a leggere