56. Prima del tempo

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La spianata è gremita di folla: una selva di macchie colorate, magliette, zaini, cappellini, con prevalenza del colore bianco, chissà perché, forse perché il sole qui è di casa, e col nero fa più caldo, così dicono. Continua a leggere

20. Brasserie

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Sembra facile girare per Parigi. Sei una specie di fantasma che nessuno riconosce. Un negozio di sushi: Dio ce ne scampi. Ha la saracinesca chiusa, avrà fallito? E tu? Non è arrivato il momento di cambiare? Una tabaccheria con la tenda rossa e nera: chiusa anche questa! Ma cos’ha la città? Ha saputo che saresti arrivato proprio oggi? Procedi come l’uomo invisibile tra gente che non ti guarda in faccia. Continua a leggere

Roma di neve. (La lezione)

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Sarà che non ci siamo abituati
al tappetino bianco sulla strada,
agli alberi guarniti
come pandori, il giorno di Natale.
Sarà che non mi si apre più il cancello
– ci vuole mezzo litro di sbloccante -,
e se non mi salvasse il giornalaio
sarei ancora qui, a fare foto
al cortile di panna,
alla chiesa che pare
servita dal fornaio.
Sarà che il mondo è bello
e se non fosse per i senzatetto,
che rischiano la pelle alla stazione,
direi: sono felice.
Come quando uscivamo da bambini
alla guerra delle palle di neve,
inneggiando a quel cielo che pensava
a chi non ha imparato la lezione.

24. Basta

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Andare non andare. Essere, non essere. Non starò esagerando? Da quando Arturo è entrato nel mio mondo – entrato? -, non ho pace. Non riesco a pensare a nulla che non diventi pagina, riga nera che porterà chissà quali sorprese. Devo averlo, la vita non avrebbe senso se dovessi perderlo – perderlo? Basta, ho deciso: vado. Continua a leggere

103. E’ andata

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La luna è luna dappertutto, ma sul cielo di Gerusalemme fa un effetto speciale. Forse è la concorrenza con la moschea di Omar, o perché è un pallone lanciato verso il cielo, una partita senza vincitori, uno scontro sanguinoso tra squadre che si giocano la vita. Si fatica a distinguere le vie dell’uomo dalle vie di Dio: qualcuno pensa che la guerra si risolverebbe capovolgendo il mondo, scoprendo una geografia e una storia ai confini delle stelle, nelle orbite ordinate dei pianeti, nel ruotare paziente di galassie dai colori imprevedibili. Altri vagano minacciosi nei mercati, il venerdì, suonando lo shofar per ricordare a tutti che inizia lo shabbat: cercano un punto di contatto fra volontà divina e umana, un cortocircuito tra le corti angeliche e la merce accavallata sui banconi, tra i cori celesti e le urla scomposte di commercianti e imbonitori. Continua a leggere

102. Vie di scampo

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La folla si accalca, sono formiche che vanno e vengono, come nuvole o pensieri cattivi che s’insinuano perfino nelle giornate più solari, o ciuffi d’erba che spuntano sul muro a tradimento e non sai se rallegrarti o chiederti se allo stesso modo non possa allignare un tumore nel tuo corpo che ti farebbe dondolare con il libro in mano, come l’ebreo ortodosso con la lunga veste e il cappello a cilindro arrotondato, la barba e le treccine, gli occhiali da lettore accanito, perché la legge è legge, è lì che troverai il segreto, Continua a leggere

74. Elementi

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La sabbia è fredda e umida. Affondandovi la mano, Cavedagna prova un senso di sollievo. Per lui la vita sono i libri: rischia sempre di perdere il contatto con la materia del mondo, ben rappresentata dalla roccia erosa, dai granuli minuscoli in equilibrio precario tra consistenze inferiori – limo, argilla – o superiori – blocchi, ciottoli, sassi. Continua a leggere

58. Come tutto

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Spostare il capo leggermente, da sinistra a destra e viceversa, gli procura un sollievo temporaneo. Sta leggendo un manoscritto di quelli che arrivano in ufficio – non ne può più di storie senza capo né coda, sgrammaticate e informi – e il mal di testa, come al solito, non gli lascia tregua. Continua a leggere

METROMORFOSI 30

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