Attesa

Gesù ci aspetta: il tabernacolo è un simbolo intenso, il luogo dell’attesa. Quanti sono quelli che si fermano, anche solo per dire buongiorno? È triste, per Lui, registrare quest’assenza, o la totale indifferenza di quando gli passano davanti, per qualche cerimonia. È come quando era in agonia, nell’orto degli ulivi. Che gran cosa, invece, entrare in confidenza, chiudere le porte ai rumori di fuori, alla violenza, e parlare insieme il linguaggio del silenzio.

Sala d’attesa

Gesù è in sala di attesa. Aspetta che noi ci avviciniamo per distrarlo, per fargli capire che è importante, per noi, la sua presenza. Dice il Cristo alla Bossis: se chi attende, nella sala, fosse un artista, un poeta, un potente della terra, non lo approcceresti con premura e gioia moltiplicate? Ebbene, quello è il tuo Dio, l’Onnipotente, che cerca l’umanità su questa terra fin da Betlemme, con l’immensa pazienza, il suo amore di Creatore, di Padre in attesa del suo figlio.

Attendere

A Gerusalemme, vicino alla Porta delle Pecore, c’era una piscina con cinque portici, chiamata Betzatà, sul bordo della quale, da trentotto anni, un uomo aspettava che qualcuno lo immergesse, quando l’acqua si agitava. Chi scendeva nell’acqua, infatti, guariva. Così dobbiamo attendere il passaggio, in noi, dello Spirito Santo: quel “fuoco di luce intima”, quel “fuoco di bontà dolce”, come il Cristo dice alla Bossis. Bisogna raccogliersi per riceverlo nel momento giusto, che nessuno conosce. Ma vale la pena: il desiderio intenso non è già beatitudine?

Contare


Contare fino a dieci è una bella invenzione. Siamo troppo precipitosi, e così commettiamo tanti errori. Perché non lasciare alla grazia il tempo di fare il suo lavoro? Quanti migliori esiti vedremmo! Potremmo imparare a offrire l’intervallo temporale, approfittarne per rivolgerci a Gesù, con premura e tenerezza. Lui ci aspetta: attende per anni che qualcuno lo degni di un pensiero, di uno sguardo. Ed è attratto irresistibilmente dall’umile che ne invoca la presenza.