Beppe Fenoglio, il guerriero timido

Fenoglio
di Augusto Benemeglio

1. Il Lawrence delle Langhe

Beppe Fenoglio era tutto sincerità, incapace di qualsiasi tipo di menzogna, tagliato con l’accetta della Langa che “s’allarga al deserto del mondo quando l’uomo preferisce aprirsi la strada da solo”. Continua a leggere

Acqua rotta, di Augusto Benemeglio

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Gli Atti degli Apostoli vengono definiti dai biblisti la corsa della Parola. Di Dio, ovviamente. Anche Acqua rotta, l’ultima fatica di Augusto Benemeglio potrebbe essere definita così: la corsa della parola. Dell’uomo, ovviamente. Perché è un precipitare di eventi e parole senza fine, pur nello spazio circoscritto delle sue sessantaquattro pagine – compresa la bella prefazione di Maurizio Nocera. Continua a leggere

Nel rispetto del cielo, di Paolo Ottaviani

Ottaviani
Un poeta gentile

di Augusto Benemeglio

1. L’Umbria

Molte cose mi legano a Paolo Ottaviani , autore del libro Nel rispetto del cielo, poemetti, haiku e poesie, puntoacapo editrice, 2015. Direi che mi trovo in sintonia con lui a partire dal titolo stesso di quest’opera, Nel rispetto del cielo , “quello spazio immenso /fra qui e l’orlo/ del cominciamento/ quando le spine dorsali / stanno tutte distese”, e nel rispetto profondo della mite Umbria gentile (“Chissà quale mistero mi portò dentro la tua leggerezza antica,/ in quel confuso fiume di parole/ senza miraggio di foce nel mare…”) che per moltissimi anni , ad ogni stagione estiva, venivo a visitare, ri-scoprire e ri-amare, in particolare Assisi (mia moglie è terziaria francescana) , con i suoi sentieri e il suo respiro francescano, ( “Respirano i sassi/sangue di giustizia/ d’acque, faggi e sassi/ sono già letizia”), la sua luce tagliente e la gioia silente , Giotto , il fondatore della lingua pittorica, le chiese gotiche, con le sue linee in tensione e lo slancio verso l’alto, e poi le sue vie strette e linde che fanno musica di liuto e di bandiere distese. Continua a leggere

Fin dentro il mattino, di Floriana Porta

floriana porta
Una sinfonia della grazia

di Augusto Benemeglio

1. Venaria

Con la sua silloge di poesie, Fin dentro il mattino – Fondazione Mario Luzi Editore , 2015 –, Floriana Porta mi riconduce indietro di anni, quando vivevo a Venaria Reale ( allora ancora si chiamava così), ed ero un bambino spaurito, traumatizzato, annichilito dalla perdita della madre. Continua a leggere

Alla scoperta del pianeta Dante

Dante
Nel 750° anniversario dalla nascita

di Augusto Benemeglio

1. Dante e l’Europa

Dante aveva dentro di sé il poema essenziale delle cose, una memoria prodigiosa che non teme confronti neanche coi computer di oggi, e il senso profetico del mistero -, così mi disse uno dei massimi studiosi di Dante, il prof. Aldo Vallone, allora ordinario di letteratura italiana all’Università Federico II di Napoli e direttore de “ L’Alighieri” e “Casa di Dante”, mentre passeggiavamo per il Corso, a Gallipoli, in una sera di fine Giugno del 1995, col cielo che era un’incudine dalla fronte rosa, come capita spesso in questa stagione. Continua a leggere

Dino Campana. Il sangue del fanciullo

Campana
di Augusto Benemeglio

1. Un viaggio chiamato amore

Dino Campana è autore di un solo libro, I canti Orfici, stampato a sue spese in una tipografia di Marradi, il paese vicino Firenze in cui nacque il 20 agosto 1885, e dove tutti lo ritenevano pazzo. Continua a leggere

L’enigma Manzoni

Manzoni

di Augusto Benemeglio

Nel 230° anniversario dalla sua nascita, vogliamo ricordare Alessandro Manzoni, che per chi lo conobbe a fondo, scrive Pietro Citati, fu un enigma. Un enigma che a tutt’oggi non si è risolto, “non tanto perché riesca a nascondere dietro un riserbo senza eguali i pensieri che più gli stanno a cuore, ma per la singolare forma della sua mente, che combina le qualità più discordanti tra loro”. Continua a leggere

Gunther Grass e il tamburo di latta

Grass
di Augusto Benemeglio

1. Un film noiosissimo
E’ morto, a 87 anni, in una clinica di Lubecca, Gunter Grass, lo scrittore “contro”, l’intellettuale che ha sferzato la Germania – scrive Pierluigi Battista – al di là della sua “adolescenziale infatuazione hitlerana”, da lui confessata qualche anno fa, destando più di una perplessità. E’ stato – continua il giornalista – il manifesto di una nazione prigioniera della sua ipocrisia. E ricorda quel grande capolavoro che è Il tamburo di latta. Continua a leggere

La danza macabra di August Strindberg

Strindberg
di Augusto Benemeglio

1. Danza macabra

August Strindberg era incapace di avere rapporti con la gente, in specie con le donne; era assai peggio dell’altro drammaturgo vichingo coevo, il norvegese Henrik Ibsen, che pure si era congedato con un dramma (Quando noi morti ci destiamo) che è tutto un programma circa l’utilità dell’arte e l’impegno intellettuale , ossia zero. Continua a leggere

Yourcenar e la vecchiaia

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di Augusto Benemeglio

1. Come certe statue

Marguerite Yourcenar da giovane era bellissima, ma poi col trascorrere del tempo – visse abbastanza lungo, 84 anni – divenne come certe statue esposte al vento marino, che hanno il biancore e la porosità di un blocco di sale che si sgretola. Continua a leggere

I cent’anni di solitudine di Alberto Burri

Alberto Burri
di Augusto Benemeglio

1. Schifezze spacciate per arte

Quasi sessant’anni fa (maggio 1956), la “Quadriennale di Roma”, presentava i primi “sacchi” di Alberto Burri, che fecero enorme scandalo. Una roba del genere portata nel tempio dell’arte! Continua a leggere

Giacomo Leopardi, grande teatrante

Leopardi
di Augusto Benemeglio

1. L’ironia di Leopardi

E poi c’è la patologia di Leopardi. Il pensiero di Leopardi, ora nichilista, ora gnostico, ora progressista; le fonti di Leopardi, gli scritti di Leopardi bambino prodigio, mostruosamente bulimico, come si legge nel libro Entro dipinta gabbia, curato da Maria Corti; infine lo Zibaldone. Tutto si conosce, tutto è stato rivelato, tutto è discusso da troppo tempo. Continua a leggere

Pablo Neruda, poeta del mare

Neruda
di Augusto Benemeglio

1. A cosa servono i versi?

A cosa servono i versi se non a quella notte/ in cui un pugnale amaro ci esplora/ a quel giorno / a quel crepuscolo, a quel cantuccio offeso/ dove il cuore stremato dell’uomo si prepara a morire?”. Continua a leggere

Federico Garcia Lorca. Mistero, amore e morte

Garcia Lorca
di Augusto Benemeglio

1. Alle cinque della sera

Quando si parla di Federico Garcia Lorca viene subito alla mente il famoso “Lamento per Ignacio Sanchez Mejias “, che abbiamo ascoltato cento, mille volte, recitato dalla voce profonda di Arnoldo Foà. Ignacio, grande amico del poeta, (e per Federico l’amicizia era una passione), è uno dei personaggi più importanti dell’epica lorchiana. Continua a leggere

Sotto gli ossessivi iridati cieli di Villa Dominica Balbinot

Villa Dominica
di Augusto Benemeglio

1. Creatura femminile.

Qualcuno come Pietro Citati ha paragonato la struttura della lingua italiana a un’immensa creatura femminile, simile alla gigantessa negra di cui parlava Baudelaire. Lo scrittore sa di dipendere completamente da lei: ne è schiavo; potrà scrivere solo ciò che lei gli permette. Ma, al tempo stesso, egli sente di esserne signore assoluto. Continua a leggere

Così stanno le cose. Il Salento del Professor Virgilio

Galatina
di Augusto Benemeglio

1. La morte di Virgilio

No, amici lettori , non è il Salento che vide Publio Virgilio Marone tornando dalla Grecia in quel lontanissimo giorno di un settembre di fuoco, col sole a picco, senza ombre, fiumare asciutte, terra gialla di stoppie ,rintronata dal frinire ossessivo di cicale scoppiate ( “ogni notte scoppiano tra i rami cigolii sanguinari”); quello fu un Salento nero , pieno di occhi di luna e strisce di lutto , in cui il mantovano trovò la parola chiusa , che diventa morte, trovò la sua lenta fine (Hermann Broch , nel suo libro ,“Morte di Virgilio”, immagina una lunga agonia di diciotto giorni). Continua a leggere

Io sosia di Monicelli

Monicelli
di Augusto Benemeglio

1. Muoiono solo le teste di cazzo

Anche oggi, per l’ennesima volta , una bella infermiera bionda mi ha detto, Chissà quante volte l’avranno scambiata per Monicelli, vero?.
Già, dico io, abbiamo tutti almeno sette sosia, sette vite da vivere , sette possibilità di essere perdonati , sette Avatar, sette città da visitare , città invisibili con panorami incredibili, il segno la memoria il desiderio , gli scambi, gli occhi, gli odori ,la morte. La cosa strana lo sa qual è ? E’ che mi succede sempre negli ospedali , dove lui non ha voluto aspettare la morte , ma ha preferito anticiparla , buttandosi dal quinto piano . E a dire il vero, un po’ lo capisco, anche se a 95 anni non si suicida nessuno. Questo lo ha detto Umberto Veronesi , che avrà fatto le sue brave ricerche in merito, anche se il tempo in lui – il grande Mario Monicelli, dico – si era come cristallizzato . si era bloccato, sospeso, ambiguo, in bilico costante, tra un tenace passato e un indecifrabile futuro, tant’è che a un certo punto – pur con tutta la sua ironia e il suo umorismo – forse cominciava davvero a credere che non sarebbe morto, perché, in fondo, come amava ripetere , Muoiono solo le teste di cazzo! Continua a leggere

Katia Ciarrocchi e il blog dell’eternità

Katia Ciarrocchi
di Augusto Benemeglio

1.Katia: la conosco da anni, questa favolosa ragazza di Fermo dal bel volto ovale rinascimentale , che colleziona hobbies e illusioni: ha ideato un blog che è come la Mezquita di Cordova, o la Scala di seta di Giobbe, o il ritorno di Ulisse, gli esametri di Parmenide, il Timeo di Platone, l’usignolo di Ruth, ma anche Topolino, Cocco Bill e Qui Quo Qua , è il blog della “llaneza”, della semplicità e – insieme – dell’eternità. Si parla di libri, di lib(e)ri libri , si apre il cancello e si entra nel giardino con una devozione e con uno sguardo che interroga , che si fissa in altri sguardi , in immagini e parole che stanno già interamente nella nostra memoria, fin da quando eravamo bambini e qualcuno ci raccontava le fiabe. Continua a leggere

La barba d’oro di Godot, di Augusto Benemeglio

La barba
di Abele Longo

Conosciuto anche con il nome d’arte di Augusto Buono Libero, Augusto Benemeglio nasce a San Buono (Chieti) il 22 agosto 1943. Presto orfano di madre, vivrà a Roma con la nonna paterna mentre il padre, e a cui dedicherà il poemetto Ultimo tramonto in Sudafrica (2008), si trasferisce in Sudafrica. Si arruola in Marina e nel 1977 sbarca in quella che sarà la sua terra elettiva, il Salento, a Gallipoli, città di molti dei suoi libri, come il romanzo L’isola e il leone (1984) e la favola L’isola della luce (1992), oltre che di lavori teatrali come La Santina di Gallipoli (1994). Continua a leggere