Fernanda Romagnoli, poesie


Una maldestra baldanza,

poesie di Fernanda Romagnoli

 

tratte da “Il tredicesimo invitato”, Garzanti Editore

 

a cura di Barbara Pesaresi

Il tredicesimo invitato

Grazie – ma qui che aspetto?

Io qui non mi trovo. Io fra voi

sto come il tredicesimo invitato,

per cui viene aggiunto un panchetto

e mangia nel piatto scompagnato. Continua a leggere

Sibilla Aleramo, la rosa e la fiamma


a cura di Barbara Pesaresi

da SELVA D’AMORE (Sibilla Aleramo – Tutte le poesie, Mondadori)

 

Fumo di sigarette

 

Fumo di sigarette.

Accenno di sorriso.

E di nuovo fumo,

spire leggere,

dalle mie labbra,

tutte le sere

qualche minuto,

dal suo balcone, Continua a leggere

Brilla brilla la scintilla


di Barbara Pesaresi

In uno di quei giorni che non mi prende la malinconia, come cantava la Vanoni, bensì l’irrefrenabile impulso che spinge l’azdòra che c’è in me verso un angolino della casa  da troppo tempo trascurato, che cosa trovo? Un libretto color del glicine, smilzo, dal titolo “Brilla brilla la scintilla”; uno di quei libri fatti stampare in tipografia, da regalare a parenti, amici e far viaggiare di mano in mano. Stava lì, tra vecchi calendari  che mi ostino a conservare non si sa perché, come custodito dal tempo. Continua a leggere

Punti di vista. Eugenio Montale e Amelia Rosselli



a cura di Barbara Pesaresi

FALSETTO di Eugenio Montale (da Ossi di seppia)

 

Esterina, i vent’anni ti minacciano,

grigiorosea nube

che a poco a poco in sé ti chiude.

Ciò intendi e non paventi.

Sommersa ti vedremo

nella fumea che il vento

lacera o addensa, violento. Continua a leggere

LA CASA DI MATRJONA, di ALEKSANDR SOLŽENICYN


di Barbara Pesaresi

“Non si curava delle masserizie… Non s’affannava a comperare le cose e poi custodirle più della propria vita.

Non si curava dei bei vestiti. Dei vestiti che abbelliscono i mostri e i ribaldi .

Non compresa e abbandonata persino dal marito, estranea alle sorelle e alle cognate, ridicola, pronta a lavorare stupidamente per gli altri senza compenso, essa, che aveva sepolto sei figli ma non l’indole sua socievole, non aveva accumulato averi per il giorno della morte. La capra color bianco sporco, il gatto zoppo, i ficus… Continua a leggere

L’Anello, di Karen Blixen


di Barbara Pesaresi

Ho scoperto Karen Blixen tanti anni fa al cinema, grazie al film “La mia Africa”, con Meryl Streep e Robert Redford. Mi ci portò una sera d’agosto una delle mie mamme estive, la signorina Valeria di Milano. Uscimmo dal cinema tutte e due innamorate di Robert Redford. Anzi, di Denys Finch Hatton.

D’estate, essendo i miei genitori impegnati nella gestione di una delle tante pensioncine a conduzione familiare che per tanto tempo hanno caratterizzato la riviera romagnola, io venivo adottata dalle clienti. Per intenderci, le pensioncine a menù fisso: lunedì spezzatino con i piselli, martedì pesce e così via, sino ad arrivare alla domenica con la gloriosa lasagna al forno, il pollo arrosto e l’insalata. Continua a leggere

All’arte di governo imbalsamata, di Marianne Moore


da “Marianne Moore – Le poesie”, edizioni Adelphi,

a cura di Lina Angioletti e Gilberto Forti

 

Non c’è nulla da dire in tuo favore. Difendi

il tuo segreto. Tienlo nascosto sotto la tua dura

scorza di piume, negromante.

O

uccello, le cui tende sono state «grandi teli di canapa

egiziana», la pallida iscrizione zigzagante della Giustizia – Continua a leggere

La moglie del procuratore, di Elena Bono


Una domanda in un cesto di libri.

“La moglie del procuratore”, di Elena Bono

di Barbara Pesaresi

Da alcuni mesi, in un angolino dell’ingresso del condominio in cui vivo c’è un cesto pieno di libri a disposizione di chiunque, residenti e non. L’idea è stata di una signora che abita al primo piano, onore al merito, e da allora si è consolidata la bella abitudine dello scambio: quando si prende un libro se ne lascia uno a disposizione degli altri. Continua a leggere

Quattro poesie di Patrizia Vicinelli

 

tratte da “Non sempre ricordano – Patrizia Vicinelli”, Casa Editrice Le Lettere – Firenze

 

L’acqua infetta le sponde dell’oblio

che sempre cerco – come viandante –

sulla strada senza riposo

come una mèta già sorpassata

silenzio

aria di pini

vertigini

di fronte all’uscita

troppa luce

ricorda disperatamente invece

brilla

la mia materia si fonde

in esplosione violenta e violetta

che sia la prima vibrazione sana?

l’aura e l’aureola e l’aurora

tempo congiungiti con le mie diramazioni

non sorpassarmi

non avanzarmi

sii uno col mio spazio unico

e il senso interno che mi guida a tracciato

dall’esterno –

fonditi. Continua a leggere

I gelsomini dell’azzurro, di Nadia Campana


Poesie di Nadia Campana tratte da “Verso la mente”, Raffaelli Editore.

Misura la voce
I
Stagione agli estremi della sera
arrossire tutta in una collina inesistente
ma vera per me che nascevo
con cumuli di nubi notturne
e nascevamo insieme e mi somigliavo
facendomi diventare chiacchiera interminabile
perché sapevo di più
amata stasi io.
Immediata io alto
non volendo esser solo
un’occasione vaga.
Troppo doversi amare troppo
doversi pensare amami tu
prendimi corpo felice
baffo placido zompa carezza
scappa un’altra volta
voce di animale parla per me. Continua a leggere

Il porgitore di stelle, Margherita Guidacci

Guidacci
Poesie tratte da Il buio e lo splendore, di Margherita Guidacci.
Ed. Garzanti Poesia

a cura di Barbara Pesaresi

da Il porgitore di stelle

“Una Lasa etrusca (divinità femminile alata) di nome Vecua, divenuta per amore una donna mortale, ebbe dal Collegio dei Lucumoni l’incarico di delimitare i confini dei terreni dei popoli etruschi, perché non sorgessero discordie; e, successivamente (essendo i Lucumoni rimasti molto soddisfatti dell’operato catastale di Vecua) anche di disegnare una mappa del cielo. A questo scopo fu dato a Vecua un assistente, detto «Mav Luceziniai» (il porgitore di stelle) perché le indicasse ad una ad una le stelle, che Vecua poi incluse in sedici «case del cielo». Dalla storia di Vecua, che mi piace enormemente, ho tratto il titolo di questa parte della mia raccolta.”
(Margherita Guidacci) Continua a leggere

Uscire da sé come la rosa. Ida Vallerugo

Vallerugo

Poesie tratte da Stanza di confine – Ida Vallerugo

Crocetti Editore

A cura di Barbara Pesaresi

 

da “Viaggio col padre”

 

Rettilineo

 

Dimmi, padre, dove stiamo noi

figli di una madre esiliata smemorata del luogo

in cui nacque e in nessun luogo si ferma

                         su nessun cuscino riposa

                         dove stiamo se non su un rettilineo? Continua a leggere

Il decanto del vissuto. Poesie di Daria Menicanti

cometa
a cura di Barbara Pesaresi

Rosee pei muri

Rosee pei muri con la sera balzano
ad una ad una le finestre. Passo
di fretta come un ricordo elusivo:
sul marciapiede un nero d’ombra. (ottobre 1965)

*** Continua a leggere

Incanto e disincanto. Due poesie di Elisabeth Bishop

Bishop
a cura di Barbara Pesaresi

I magazzini del pesce

Benché sia fredda la sera,
accanto a un magazzino del pesce
siede un vecchio ad aggiustare una rete,
una rete che è quasi invisibile
nel crepuscolo, scura, d’un viola rossiccio,
con una spola lustra e consumata. Continua a leggere

Un nome scritto a matita

Montefeltro
di Barbara Pesaresi

Il volto riflesso nel vetro del finestrino si sovrapponeva in trasparenza alla fuggevole litania di sonnolenti paesini costieri.
A tratti, a rompere quella monotonia, dal fondo di un viale o da uno squarcio tra case addossate le une alle altre, baluginava il grigioblu del mare.
– Perché proprio adesso? – era sbottata Ada il giorno prima, l’espressione in bilico tra stizza e stupore, allargando le braccia nel tipico atteggiamento che assumeva quando qualcuno della sua famiglia, bypassando la sua preziosa consulenza, la metteva davanti al fatto compiuto. Continua a leggere

Vuoi ballare?

bottoni
di Barbara Pesaresi

– La nonna Mina è la persona più importante della mia famiglia.
Terminava così il tema di Chiara. Martina aveva chiesto ai suoi alunni di terza elementare di raccontare la loro famiglia. Velocemente, vi scarabocchiò sopra a matita qualche parola di commento. Era l’ultimo. Chiuse il quaderno, lo impilò sugli altri e si tolse gli occhiali. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 12.

papiro
B) Il Vangelo come non l’avete mai letto, (2014), si divide in due parti: una prima più esegetica, dove a parlare è lo studioso di Sacra Scrittura e una seconda dove l’esegesi lascia il posto al racconto. Nella seconda parte del libro procedi per immedesimazione, una tecnica che ricorda quella precedentemente utilizzata in Nessuno è più importante di te, e le voci dell’autore e del protagonista spesso si fondono in un’unica voce. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 11.

Beato Angelico
B) Leggendo Diventare se stessi, si ha la sensazione che questo divenire si realizzi più per ri-costruzione che per costruzione.

F) Ricostruire è importante, ma il problema è la prospettiva, o meglio la chiave con cui l’operazione si conduce. Si dice che il diario sia terapeutico, ed è vero: l’importante è che crei una distanza dal magma della vita, dalle reazioni più istintive, dal mare agitato in cui ci si trova troppo spesso a vivere. Ricostruire il passato significa vederlo con gli occhi dell’oggi, dalla roccia che appare nuovamente, dopo una tremenda mareggiata. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 10.

Anima
B) Quotidianità e altrove, un altrove che è territorio dell’anima in cui convergono ricordi d’infanzia, volti di persone appartenenti al passato, emozioni e desideri provati per un istante e che si sono fissati per sempre nella carne come tatuaggi indelebili. Via di fuga e al tempo stesso tesoro prezioso al quale attingere, dove l’alto sentire e il più basso desiderio, come scrivi nella poesia Chopin, possono toccarsi. Continua a leggere

Perché di questo si tratta. 9.

Stelle
B) I personaggi di Stelle sono colti su di una soglia critica della loro vita. Mentre alcuni si trovano costretti a fare i conti con un fallimento o un inciampo che investe e mette sottosopra la loro esistenza e i loro progetti, altri si scontrano con gli spazi esigui che la realtà mette a disposizione per la realizzazione di aspettative e speranze. Da qui parte una riflessione sull’esistenza, sulla solitudine, sulla difficoltà di accettare e dare un senso alla sofferenza e ai propri limiti, ma anche sulla ricerca della felicità. E loro sono lì, o forse sarebbe meglio dire noi siamo lì, in bilico tra la concretezza fragile del quotidiano e il bisogno, a volte inconscio, di spingersi oltre, verso un qualcosa che la ragione con i suoi limiti non permette di abbracciare, anche perché ritenuto non necessario. Continua a leggere