Poeti


Il mondo è pieno di poeti, e non è grave. Grave è che tanti si spaccino per tali, mentre ostentano sentimenti logori che contraddicono l’idea stessa di arte creativa. In un libro memorabile – “Lettere a un giovane poeta”-, Rilke traccia il profilo dell’artista autentico, quello che legge la realtà con occhi nuovi. Come aveva intuito Wim Wenders, solo un bambino vede gli angeli, il cielo, si accorge della bellezza di un’alba o di un tramonto, dei regali mai banali o retorici di Dio.

La vera bellezza


Cos’è la bellezza? È difficile rispondere. Ci siamo fatti incantare tante volte. Alcune erano solo deviazioni, profanazioni volgari o velenose. La vita è un viaggio tortuoso verso una meta che sfugge di continuo, come se, su questa terra, l’oggetto del desiderio più profondo fosse inafferrabile. Solo, ogni tanto, c’è un guizzo, un flash, un‘illuminazione che mette sulla buona strada.
Da quando ho intravisto la bellezza vera non posso più scordarla: l’ho tradita, infangata, offesa, ma non l’ho dimenticata. Resta là, esperienza insuperabile, gioia della mia vita, respiro dell’anima. Non lasciarmi, non mi abbandonare. Io voglio Te, del resto non m’importa.

Da presso al bello

di Lakis Proguidis

latelierduroman

[Lakis Proguidis è attualmente il direttore di L’atelier du roman, rivista di letteratura che si pubblica trimestralmente a Parigi dal novembre 1993. I numeri hanno spesso un tema dominante. L’ultimo (57), del marzo 2009, è molto felicemente dedicato alla bellezza: Du beau dans la poésie e dans le roman. Tra i molti articoli interessanti ho scelto di tradurre l’articolo dello stesso Proguidis, che ha volentieri acconsentito, dal titolo Auprès du beau, a.s.]

Due ipotesi: 1. Il dialogo estetico presuppone l’esistenza in un tempo precedente l’opera d’arte (tesi contro l’autonomia della critica); 2. Le parole acquistano significato soltanto all’interno della loro civiltà (tesi contro il primato della lingua).

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Omero che invoca la Musa. Per arrivare alla forma d’arte, per padroneggiare una materia caotica composta di parole, di immagini, di suoni, di ritmi, di significati contradditori, di opinioni di ogni tipo, di valori commoventi, di circostanze diverse, di casi, di gusti variegati e continuamente mutevoli, di fuggevoli ispirazioni, di sensazioni e di desideri insondabili, Omero implora la grazia di una potenza sovrumana.

Si noti che Omero, per fare quello che ha fatto, non ha ricevuto, per così dire, alcun ordine dall’aldilà. Continua a leggere

Dialoghi d’amore.1: Hermann Broch

di Antonio Sparzani

“Ingegnere tessile” era Hermann Broch, nato nel 1886 a Vienna, e tale era diventato perché suo padre possedeva una fiorente industria tessile a Teesdorf, vicino Vienna; il figlio ne ereditò la conduzione, che tenne dal 1909 al 1927; ma dal 1925 studiò matematica, filosofia e psicologia all’università di Vienna e decise definitivamente di diventare scrittore, ora tra i grandi del Novecento.. La sua prima impresa letteraria fu la trilogia I sonnambuli (Die Schlafwandler, 1930/32) di tre romanzi, ambientati a 15 anni di distanza l’uno dall’altro (1888 – 1903 – 1928). Protagonista del primo, intitolato Pasenow o il romanticismo (Pasenow oder die Romantik), è il tenente Joachim von Pasenow, militare di carriera, supposto garante dell’ordine costituito, che riapparirà poi nel terzo romanzo del ciclo, Hugueneau o il realismo (Hugueneau oder die Sachlichkeit).
Elisabeth, figlia del barone Baddensen, è amica d’infanzia di Joachim e sembra naturale, anche se non ancora esplicitamente detto, che gli sia destinata come futura moglie. Ma durante una gita a cavallo dei due con Eduard von Bertrand, caro amico di Joachim, il cavallo di quest’ultimo si infortuna, il che permette all’autore di scrivere uno dei dialoghi d’amore più belli che io conosca nella letteratura di tutti i tempi, il seguente, tra Eduard e Elisabeth: Continua a leggere