Il Capitano Mario (XXVIII)

di
Maria Frasson

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Era sempre più difficile vivere…


Quantunque al castello la vita trascorresse relativamente tranquilla, tuttavia in quell’estate 1944 le comunicazioni divenivano sempre più precarie specialmente per me che dovevo recarmi spesso a Pavia. In città avevo lasciato, come facevamo in molti, l’indispensabile per dormire e per cucinare: l’appartamento era quasi vuoto. Avevo traslocato nel cascinale di un’amica i mobili migliori e i libri temendo la distruzione della casa, situata, come già dissi, all’ultimo piano fra due caserme. Mario tornava a casa dall’ospedale soltanto quando c’ero io, che dovetti trattenermi più del solito a Pavia per gli esami di riparazione al primi di settembre.

Fu proprio allora che subimmo il bombardamento più terrificante. Continua a leggere

Il Capitano Mario (XVI)

di
Maria Frasson

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L’AVVENIMENTO DECISIVO

Fu infatti in quei fatidici mesi autunnali del 1942 che si verificò quella svolta decisiva la quale doveva rovesciare definitivamente le sorti del conflitto. La battaglia di Stalingrado si portò via con sé la vittoria, la gloria, le ultime speranze e sopra tutto 300 mila uomini tra morti e dispersi da entrambe le parti in conflitto. Fu una spaventosa tragedia, a cui si aggiunse l’arresto definitivo delle truppe dell’Asse a El Alamein sulle coste dell’Africa settentrionale, mentre gli Inglesi al Nord Europa resistevano disperatamente ai bombardamenti cosiddetti a tappeto che distruggevano le loro città industriali, e gli Americani stavano per entrare in azione.

Ma i Tedeschi non si arrendevano e non si arresero all’accerchiamento di Stalingrado da parte di 22 nuove divisioni sovietiche. Avevano l’ordine di resistere e resistettero infatti per oltre due mesi e mezzo. Di questa enorme, inutile carneficina avevamo notizie da qualcuno dei nostri alpini superstiti o da altre vittime dello stesso destino.

Messaggi senza speranza da parte di chi sapeva di dover morire: spezzavano il cuore. Eppure destava stupore e un’indefinibile pietà la loro tristezza senza ribellione, senza disperazione.
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