80. Volevo dirti

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I due letti sono accostati, per cui i pazienti possono parlarsi. Li divide una colonna carica di macchinari: misuratori di valori ingombri di cifre e grafici elettronici. Cosimo si volta leggermente verso destra e studia il vicino che ha lo sguardo fisso, come stesse contemplando uno spettacolo visibile a lui solo. Continua a leggere

79. Quel che resta e quel che manca

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Cosimo vede tre letti, alla sua destra. Due medici – o infermieri, o portantini? – si sbracciano intorno alla seconda postazione: la soglia tra la vita e la morte è labile, in un posto come questo. E’ il motivo che gli fa sembrare tutto così vero, anche se le immagini che coglie sono indistinte, torbide, sfocate? Continua a leggere

78. Esplosioni

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Dove l’ha portato, questa volta? Non gli sembra decoroso cominciare a descrivere dal letto, ma è decisamente fuori del comune: alto, con una specie di tendina che copre i bordi esterni, una spalliera di ebano lucido e intarsiato. Dal soffitto, un ventilatore scuro a cinque eliche pende come un ragno o una tarantola. Continua a leggere

77. Laboratorio

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La parete gialla è scrostata in più punti. Nello spigolo si scorgono le righe dei mattoni, mezzo coperti dall’edera a coda di scorpione. Le volte a crociera sono mangiate dal tempo, rivelano l’interno ruvido di ogni superficie liscia, come la vita. Nel corridoio gli oggetti si ammassano in modo sempre più caotico: armadietti, materassi, scatoloni; il rovescio dell’universo produttivo si rivela nella serie di oggetti che ingombra la corsia fino a rendere impossibile il passaggio, salvo al gatto nero che ondeggia scuotendo la coda e ruotando la testa in cerca di qualcosa da inghiottire. Continua a leggere

76. Colline

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Viola e Medardo stanno bene, anche perché non c’è più posto in ospedale. La scarica di colpi di Vangelis non li ha colti per miracolo: mentre consumavano l’amplesso, avranno pensato a una festa in pineta coi fuochi d’artificio. Ora lentamente si sollevano, aiutandosi a vicenda. Continua a leggere

75. La curva

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La chiesa ha un’unica navata e in fondo un’abside con un Battesimo di Gesù che incombe sull’altare. Le colonne tortili fanno giochi di luci e ombre che attirano lo sguardo irresistibilmente, come la colonnina del barbiere che gira, gira, e alla fine ti ipnotizza. Continua a leggere

74. Elementi

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La sabbia è fredda e umida. Affondandovi la mano, Cavedagna prova un senso di sollievo. Per lui la vita sono i libri: rischia sempre di perdere il contatto con la materia del mondo, ben rappresentata dalla roccia erosa, dai granuli minuscoli in equilibrio precario tra consistenze inferiori – limo, argilla – o superiori – blocchi, ciottoli, sassi. Continua a leggere

73. Rovine

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Alberto lavora al suo romanzo. Come sede, in mancanza del faro, ha scelto un albergo in cui gli sembra di trovare l’atmosfera più opportuna. Si rifugia sempre nell’angolo a sinistra del terrazzo, su una sedia in ferro battuto, davanti a un tavolo coperto da una tovaglia azzurro chiaro. Alla ringhiera sono appese vaschette di gerani, col terriccio fresco e ben drenato; le foglie grandi e tondeggianti gli ricordano l’esplosione della casa in riva al mare, il rosso e il giallo in sfumature infinite, gli occhi di pantera che vede dappertutto. Continua a leggere

72. Qui stiamo lavorando

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La Cornice azzurra. Estetica solarium. Parrucchiere. Amerigo ha lo sguardo allucinato; ora fissa un biancospino che copre la recinzione del palazzo: un arbusto ramificato con foglie romboidali e fiori di colore bianco-rosato: prova a sfiorarlo, ma ritira la mano a causa delle spine. Si accorge dei frutti rossi, ovali; ne stacca uno e lo porta alle labbra; sta per morderlo, quando sente una voce che lo apostrofa e una mano che gli tocca la spalla. Un carabiniere con la camicia azzurra e il berretto nero con la fiamma gli chiede ragguagli sulla dinamica dell’incidente. Continua a leggere

71. Non li può sentire

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L’ambulanza è arrivata: come molte altre, è un furgone bianco con la striscia arancione che lo percorre orizzontalmente da ogni parte. Sul tettuccio, due luci intermittenti sembrano corna di profeta o di demonio, quasi a dire che qui si consuma il dramma della morte o il miracolo della guarigione. Continua a leggere

70. Schiuma

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La ragazza ha un fascino speciale: non è bellissima, ma ha occhi  azzurri in cui ci si potrebbe perdere come in un mare sconosciuto, anzi, a Marco torna in mente lo specchio incantato dell’Isola Bella di Taormina, gli scogli a picco avvolti dalla macchia mediterranea siciliana, l’agave, il ficodindia, l’eucalipto. Continua a leggere

69. Cuore di lettore

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Teodora e Olivia lottano di nuovo: la prima stringe il collo all’altra e la incalza col braccio destro sulla schiena; la seconda cerca di divincolarsi afferrando l’altra con il braccio sinistro e spingendola forte verso sé. Nel frattempo, discutono su un tema che scatena il conflitto a intervalli regolari: il tipo di pubblico a cui deve rivolgersi l’autore. Continua a leggere

68. Lentisco

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Cesare comincia a dare segni d’impazienza: non si è accorto, il Cavedagna, di aver lasciato Medardo e Viola dietro il cespuglio di lentisco, dopo che Vangelis gli ha scaricato addosso un caricatore di Beretta? Non potrebbe organizzare gli appunti, in mezzo alla montagna di scartoffie, in modo da controllare i passaggi della trama? Continua a leggere

67. Canzone

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Brice Cento è un sorvegliato speciale nel romanzo a cui molti ormai mettono mano: sarà perché dà il titolo al libro, perché nasconde un mistero che nessuno riesce a decifrare, col suo doppio lavoro di manager e scrittore, o perché Cloe, prima di morire, ha colto nel suo sguardo qualcosa a cui forse non ha retto, e per questo si è lanciata nella curva a gomito, sapendo che il Tir sarebbe apparso come il mostro delle favole, frantumando la chiave per comprendere Brice, il romanzo, l’universo intero. Continua a leggere

66. Mal di te

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L’incubo di Cavedagna sono le malattie di amici e conoscenti. Ogni telefonata è un bollettino medico: Gigi soffre di alopecia, non fa che lamentarsi della caduta dei capelli e lo costringe a guardare le chiazze che si aprono qua e là, a osservarle da vicino, a toccarle con mano per rendersi conto della calamità che lo perseguita. Continua a leggere

65. Ogni volta

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Alberto dovrebbe infuriarsi: il romanzo è finito chissà dove e a lui manca la prontezza dell’amico scrittore che, smarrito il file col testo già ultimato, è riuscito a rifarlo interamente. C’era da aspettarselo: col ciuffo a onda, le sopracciglia folte, il naso pronunciato, è uno che ha tutto nella testa e riscrive una storia dall’inizio come niente fosse. Continua a leggere

64. Il sogno che ti serve

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Simone Vangelis lotta fra la vita e la morte nel reparto del solito ospedale. Qualcuno potrebbe chiedersi perché chi ha bisogno di cure finisca invariabilmente al Sant’Eugenio, come se in tutta la città non vi fosse alternativa. E’ evidente che l’autore è legato a questo posto da ricordi che ogni tanto si riaffacciano alla mente, provocando dolori più acuti di quelli di Vangelis, che respira a fatica, sovraccarico di aghi, tubi, macchine che registrano la pressione arteriosa e il ritmo del battito cardiaco. Continua a leggere

63. Déjà vu

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Cesare ha capito perché la scena di Cosimo e Amerigo non si sblocca: l’autore conosce il luogo troppo bene. L’edicola, per lui, non ha segreti; potrebbe passare in rassegna non solo i tratti più evidenti – la forma, la distribuzione della merce, le scritte degli sponsor -, ma perfino i titoli delle riviste, i volantini delle pubblicità, la marca dei palloni. Continua a leggere

62. Colori

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Quanto tempo è passato? Quante camere d’albergo hanno protetto il guardarsi negli occhi lungamente, come davanti al Vittoriano, ai monti ricoperti di neve, alle cupole di chiese senza nome? Quante volte ha cercato le ali dietro le spalle della donna bionda da cui è stato sedotto con la voce morbida e la dolcezza inspiegabile dei modi? Continua a leggere

61. Matasse

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Teodora si massaggia le braccia per lenire gli effetti della lotta con Olivia. Siede sul materasso avvolto nel panno rancido e poggia le mani sul carrello della spesa approdato qui da chissà dove. Pensa al romanzo che si va formando dalle discussioni col dottore: mail che intasano il computer e si succedono serrate a sostegno delle rispettive posizioni, schermaglie che degenerano in rissa, al pari degli alterchi con l’amica, come prova, se fosse necessario, che le lotte più feroci si scatenano intorno alla forma di una storia, in cui ciascuno investe la parte più profonda, l’eco dei traumi, la scia delle speranze, le scelte del presente sospese sopra il nulla. Continua a leggere