Vivalascuola. Asini e carrozze

Si succedono appelli in difesa della cultura umanistica, dell’insegnamento della Filosofia, della Geografia, della Storia dell’Arte, della Educazione Musicale. Appelli in difesa del liceo classico (qui, qui). Il sapere non specificamente aziendalistico sta sparendo dalle nostre scuole? E la ministra Carrozza cosa dice? Leggiamo il suo Atto di indirizzo 2014 e troviamo ancora: digitalizzazione, potenziamento dell’istruzione tecnico-professionale, raccordo dei sistemi di istruzione, formazione e lavoro. Inoltre: un anno in meno di scuola, e comunque una scuola per imparare a lavorare, una scuola fatta di stage e tirocini! La scuola della “alternanza scuola-lavoro” che piace tanto a Confindustria! A chi giova la diffusione di un’idea di sapere rivolto esclusivamente al profitto? A chi il potenziamento dell’analfabetismo? Poniamo il problema a partire dal libro di Nuccio Ordine L’utilità dell’inutile su cui riflette Donato Salzarulo.
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CON LA CULTURA SI MANGIA

di Massimo Maugeri

In occasione delle elezioni politiche del febbraio 2013 il “forum del libro” (www.forumdellibro.org) aveva proposto l’iniziativa “E/leggiamo” basata, tra l’altro, sull’invio di una lettera aperta ai candidati al Parlamento. Nella premessa del testo si evidenziava che «dove la lettura è abitudine più diffusa, in molti casi è anche più alto il reddito, è migliore la qualità della vita, la società è più coesa, sono maggiori la capacità di innovazione e la propensione alla crescita». Oggi il principale referente di quella iniziativa è l’attuale ministro per i Beni e le Attività Culturali (persona degna, preparata e rispettabile), il quale – peraltro – dovrà tener conto degli esiti del più recente report dell’Istat. In Italia, anche chi legge, legge poco: tra i lettori il 46% ha letto al massimo tre libri in 12 mesi, mentre i “lettori forti”, con 12 o più libri letti nello stesso lasso di tempo, sono soltanto il 14,5% del totale. Dati poco confortanti, come sempre. E come sempre può sembrare vano ribadire la necessità di incrementare gli incentivi alla lettura e gli investimenti in cultura. Eppure bisogna continuare a farlo, come fanno benissimo Bruno Arpaia e Pietro Greco nel loro pamphlet “La cultura si mangia” (Guanda, € 12, p. 174). Il titolo del volume fa il verso all’infelice frase dell’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti pronunciata il 14 ottobre 2010: «con la cultura non si mangia. Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia». Arpaia e Greco, dati alla mano, dimostrano invece che la cultura non è un bene di lusso. Continua a leggere