Un amore che ti si appiccica addosso

all’abbandono e alla verità. Sempre.

[«the meaning of all that I believed before escapes me,
in this world of none.
I miss you more

Afterglow, Genesis]

escher.jpgParecchi mesi fa – ne sono già passati così tanti, e pensare che mi pare di essere nella redazione di LPELS da sempre – ho pubblicato su questo blog un articolo che suscitò una discussione ampia e stimolante. L’articolo parlava di Luciano Bianciardi e di Bruno Tasso. Bianciardi sosteneva che “tradurre è un mestiere micidiale”: io, nel mio pezzo, gli davo ragione.
Dai commenti – e da parecchi altri miei scritti – traspariva un’insofferenza verso l’artigianato traduttorio molto simile a un sentimento di odio-amore. Mi lamentavo dei ritmi serrati, della vita sociale ridotta a zero, della solitudine del mio lavoro, della sedentarietà, delle difficoltà, delle tariffe più basse d’Europa, dell’indifferenza degli addetti ai lavori nei confronti del nostro mestiere.

In questo frattempo molti dei miei punti fermi hanno mostrato delle crepe: mi sono guardata intorno e non ho visto più ciò che mi sarei aspettata di vedere. Ciò che avrei tanto desiderato vedere. Non so nemmeno io se mi sono sentita sola, o inutile, o respinta. O beffata dalla vita. O presa di mira dalle circostanze. Non lo so, e non me lo sono chiesto. «Non lo so» è diventato lo slogan della mia vita, da qualche tempo a questa parte.
Avevo finito da poco di scrivere il mio infinito (aggettivo che ricorre spesso nelle mie pubblicazioni) romanzo – di cui ho postato un estratto su LPELS -, e non sapevo a cosa aggrapparmi. Non avevo nemmeno un pensiero piacevole a soccorrermi, benché la certezza di aver portato a termine un’impresa – sì, lo è stata: è stato uno slalom tra i guai e gli impegni e i dolori – cui tenevo così tanto mi compensava della fatica. Continua a leggere