La poesia dei mondiali di calcio. Bizzotto, Dietschy, Beccatini, Varecchione: libri in tema


di Guido Michelone

Il campionato è in dirittura d’arrivo, con la finalissima a Mosca e poi, per altri quattro anni, non si parlerà più dei Mondiali di Calcio, ritenuti dagli esperti in materia il non plus ultra del gioco del pallone. Già, la sfera di cuoio, ovvero il football (per gli Americani, il soccer), messo a punto dagli Inglesi a metà Ottocento, ispirandosi ai tornei del rinascimento fiorentino. Continua a leggere

La prima antologia del calcio astrale

È in uscita l’opera prima della nuova casa editrice Cletus Production: La prima Antologia del calcio astrale, un ebook (la prefazione è di Enrico Vaime) di racconti scritti da una fra le più valide leve di scrittori italiani (Cletus Alfonsetti, Stefano Amato, Martino Baldi, Marco Candida, Marco Crestani, Samuele Galassi, Franz Krauspenhaar, Antonio La Malfa, Héctor Genta, Giuseppe Manfridi, Mauro Mirci, Gianni Montieri, Mario Pischedda, Paola Ragnoli, Ezio Tarantino, Rocco Traisci). Segue la prefazione.

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Perchè Ibra dovrebbe inchinarsi al mitico Egidio Calloni.

di Jacopo Guerriero.

L’ultimo romanzopoema di Krauspenhaar:
Un affresco di quando il calcio – e l’Italia – erano in bianco e nero.Uno spunto ironico(e malinconico) pertornare con i “tacchetti per terra” in un’epoca di campioni bizzosi,stadi ipertech e scioperi della domenica.

Il libro
La passione del calcio,
di Franz Krauspenhaar,
è edito da Perdisa Pop,
160 pp., 10 euro

«San Siro era allora un catino a cielo aperto, fatto di gradinate sulle quali si metteva il cuscinetto di gommapiuma con i colori della squadra del cuore. Non stavi al caldo, coperto da un cerchio di ferro.
San Siro era una specie di monumento che richiamava divinità guerresche, che esprimevano il loro volere sul campo per mezzo delle squadre».
Come in un sogno, c’è un’età del cuore che sbiadisce (bianco e nero, poco colore) a segnare La passione del calcio, l’ultima narrazione di Franz Krauspenhaar. Più che un racconto, l’anatomia di una religione perduta. La rievocazione rapsodica, dagli anni 60 ad oggi, di episodi minori, momenti chiave e svolte, gioie, vittorie, sconfitte, colpi di follia, colpi di fulmine, amori e tradimenti, folgorazioni della domenica, dissimulazioni. Filtrati dal ricordo e dall’esperienza personale,mai dalla cronaca. Perché l’autore, milanese, cinquantenne, milanista, poi, a inizio millennio, convertito all’interismo integralista per amore «della sfortuna, degli sforzi inutili, della facciada gregario ostinato di Hector Cuper», previene l’accusa di sentimentalismo e chiarisce: «Certo, preferisco l’elegia a un calcio del tutto devitalizzato». Continua a leggere

Giuliano Sarti, il portiere gentiluomo

di Franz Krauspenhaar

Stamattina guardo su Rai Storia un servizio del Telegiornale dei ragazzi datato 1967. Giuliano Sarti, il portiere della Grande Inter di Herrera, è seduto su un pallone in tenuta di allenamento, ad Appiano Gentile, dove si allena la squadra. L’intervistatore, accovacciato davanti a lui, gli fa varie domande sul “mestiere di campione”. Il portiere parla con pacatezza, si esprime senza sbavature, con pulizia di linguaggio e di gesti. Chissà se, neanche settenne, avevo già visto quel filmato. Sarti è un uomo giovane, ha trentaquattro anni, ma il suo modo di parlare, la sua serietà, un filo di orgoglio che gli esce dai movimenti del viso esprimono maturità. Continua a leggere

Europiè 7 – In fin dei conti c’ho solo quarant’anni

Ed eccoci qua, in abbondante ritardo sui tempi canonici delle cronache calcistiche. Mi veniva da dire: freschi di lutto stretto. Ma i lutti sono cose serie, lasciamoli per i discorsi seri. Al pallone, invece, è possibile dedicare la celia.
E quindi: gli Europiè.
Le semifinali saranno tra Germania e Turchia, mentre i russi, anziché incontrare gli europieduti Azzurri, avranno l’onore di incrociare tacchetti e parastinchi con coloro che agli Azzurri hanno fatto la fiesta, approfittando dall’italica siesta, soprattutto dalle parti del settore d’attacco.
Tutti coloro che avevano Donadoni fermo di traverso dalle parti del piloro, hanno finalmente l’occasione di dirne peste e corna, ché nella disgrazia è possibile infierire (col conforto di innumerevoli spassionati), mentre, a fronte di vittorie, ancorché faticose, l’esercizio è vivamente sconsigliato, e il rischio di sonore smentite alto. Continua a leggere

Europiè 5 – Attendendo Italia – Francia

Mentre seguo via internet i risultati elettorali delle comunali al mio paese (MPA in testa, la lotta è per chi andrà al ballottaggio col candidato dei leghisti siciliani), mi viene in mente che la notte sarà lunga, e magari potrei ingannare il tempo scrivendo di pallone.
Nelle ultime due serate i gruppi A e B hanno licenziato le ammesse ai quarti. E se il Portogallo è stato fulgido esempio di come una squadra sazia di punti possa tranquillamente perdere con una Svizzera senza speranza di passare il turno, i Cechi dimostrano quanto sia facile buscarle di diritto e di rovescio anche se si sta vincendo con due gol di scarto a un quarto d’ora dal fischio finale. Ma ‘sti turchi, perbacco, fino a qualche hanno fa erano terzo mondo calcistico (senza offesa per i turchi in ascolto), e adesso rifilano pappine alla ex squadra di Nedved. Se continuano a giocare così (cioè fottendosene di essere stati un terzo mondo calcistico, e rifilando pappine a chi capita capita), penso che, se e appena dipartita la nazionale azzurra, mi metterò a tifare per loro. Perché a me, in verità, quelli che in campo danno tutto sino all’ultimo minuto e se ne infischiano di essere gli sfavoriti, mi piacciono assai, ma assai assai. Sono pure andato a documentarmi, giusto per sapere qualcosa in più dei miei nuovi idoli. Così mi sono appuntato i nomi di Hakan Yakın e Eren Derdiyok e Gökhan Inler; solo che questi nomi, durante la telecronaca, non li avevo sentiti mai e allora, leggendo meglio, ho scoperto che m’ero sbagliato. Cavolo, non erano tutti nazionali svizzeri? Ma vedi che curioso, ho pensato, i calciatori svizzeri sono turchi (e albanesi, e slavi, e spagnoli; qualcuno, che combinazione, pure svizzero); vuoi vedere che i calciatori turchi sono svizzeri? E invece no: sono turchi pure loro, con la sola eccezione di un brasiliano, ma che si chiama Maometto. Continua a leggere