Sarò Io

Abbiamo paura di morire. Il problema è il cambiamento, la trasformazione. Potremmo dire, dunque: abbiamo paura di cambiare. Si muore tante volte, nella vita: amare è cambiare, giorno dopo giorno, imparare a fare spazio, lasciare i propri beni, la terra dove ormai ci sentiamo a casa nostra, e compiere un esodo pieno d’incertezze. Gabrielle chiede a Gesù, pochi giorni prima di spirare: e dopo, cosa sarà? E Lui risponde: sarò Io, sarò sempre Io.

Metanoeite

Abbiamo un problema ricorrente: non domandiamo. Per sfiducia, per rassegnazione, perché ci hanno insegnato a evitarlo. Ci sono archetipi che parlano di questa tara antica: pensiamo a Parsifal. Se non domandiamo, nemmeno otteniamo. Restiamo nella nostra povertà, in quell’intrico di sentimenti negativi che è spesso il sottofondo della nostra vita. Gesù ci esorta a chiedere, per poter cambiare. Metanoeite: è questo il suo messaggio.

Verbo più avverbio

da qui

Molti si chiedono come sia possibile cambiare vita. C’è qualcosa che resiste, dentro, che impedisce di passare all’altra riva, com’è scritto nel Vangelo. E’ come se alla bocca dello stomaco ci fosse un buco nero, un vortice potente che annullasse ogni proposito, e rendesse vana ogni speranza. Alla fine, la persona si sente come un vulcano spento, una fontana secca, una terra inaridita. C’è un segreto per sbloccare il meccanismo, per prendere il largo, come Gesù raccomanda ai discepoli prima della pesca straordinaria nel lago di Genesaret?
Sì, il modo c’è; la formula è verbo+avverbio: accettare umilmente. All’inizio fa male, ma si sa che se il vangelo non fa male non è più vangelo (e quante volte succede, nella Chiesa). Dopo il dolore dell’inizio, si apre un orizzonte nuovo, e finalmente, oltre lo specchio d’acqua, si scorge un altro tratto di terra, un’altra riva: quello che chiamiamo “tu”.