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Sai quando

da qui

Sai quando non riesci a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso,
anche quelli sconosciuti a uno ignaro
di anatomia speciale,
ecco, così mi sento in questo inizio d’anno
che pare un’oscura profezia
dei giorni a venire, come se il corpo urlasse
di averne a sufficienza, vibrasse una protesta
dignitosa, pur di farsi ascoltare.
Ma il dolore è non dare, inchiodato a un letto
che non ha più offerto posizioni buone
perché la carcassa rifiatasse.
Non so se il Signore m’impartisca una lezione
o sia io così testardo da non voler fermare
il tempo che mi assedia, i poveri che chiedono,
la gente che si aspetta da me
una parola di vita. Ma che vita
posso consegnare
ora che non riesco a muovere un dito,
e il dolore penetra ogni osso
e questo inizio d’anno pare
un’oscura profezia dei giorni nuovi?
Non resta che la pietà nascosta
del silenzio,
la ferita aperta della fragilità;
il canto muto di un’attesa che ha fermato
tutto, anche il tempo che fugge:
ma non è viltà.

Anche se (Buon anno)

da qui

Buon anno, che espressione idiota:
un oroscopo basta per sapere come andrà, e comunque
sarà pieno di molestie, come sempre, di mancanza di tatto,
invidie, gelosie, pettegolezzi,
la frase detta dietro
perché il coraggio è una virtù scaduta.
Ma è il coraggio che serve,
credere
che sotto la cenere di auguri sottovuoto
bruci un desiderio di riscatto.
Serve affrontare i mostri che ogni giorno
s’ingegnano a estirpare la speranza,
urlare che no, io non m’arrendo,
nemmeno in ginocchio sotto i colpi;
se sarò trascinato nella polvere
del mondo, il suo frastuono,
io non m’arrendo: anche se il tempo
infierisse, lo guarderò negli occhi,
gli tenderò la mano, pronuncerò
– con l’ultimo respiro –
una parola inascoltata di perdono.

Disperata sintonia (l’anno nuovo)

da qui

Ultimo giorno dell’anno: è tempo di petardi e fuochi artificiali, di tappi di spumante o di champagne che volano portando con sé improbabili speranze. La svolta è segnata dal chiasso e dall’oblio, come se il rumore soffocasse l’onda lunga di un vuoto sul punto di esondare. La vocazione dei botti, oggi, è più complessa: coprire altre possibili esplosioni, fuochi altrettanto artificiali, ma ancora più distanti dalla vitalità genuina del creato. In mezzo a tanto strepito proporrei una serata di silenzio, per capire quale sia la lunghezza d’onda con la quale val la pena di cercare un’ormai disperata sintonia.