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Il tempo e il carciofo

ordine del tempo

Il tempo di Carlo Rovelli perde strati come i libri-carciofo indicati da Italo Calvino – Gadda, Rabelais, per dirne due soli tra i grandiosi epos del Moderno –, perché è la realtà stessa a presentarsi “ai nostri occhi multipla, spinosa, a strati fittamente sovrapposti”. Ci sono tuttavia affinità e differenze: i libri-mondo che Calvino cercava di sfogliare (nel senso etimologico del termine) assomigliano, certo, al concetto di tempo che Rovelli sfronda – più per noi non addetti ai lavori che per la comunità scientifica –, e tuttavia il procedere di Calvino puntava dritto allo svelamento della complessità (che sempre fugge come l’Angelica dell’Ariosto), mentre L’ordine del tempo di Rovelli (Adelphi, pp. 207, € 14), almeno in apparenza, procede, consonamente al rigore della prosa divulgativa, non solo alla razionalizzazione ma anche alla semplificazione – intesa come pulizia – di un concetto sul quale troppe sbavature si sono sedimentate. Continua a leggere

Notte di luna

di Antonio Sparzani

Da quando un certo mio cugino mi suggerì discretamente ma con una certa autorevolezza — io avevo appena superato la maturità ed ero stato un entusiasta e vorace lettore di Remarque — di leggere Gadda, eseguii prontamente e prontamente mi innamorai del nuovo autore, desiderando immediatamente leggere tutto quello che aveva scritto. Non dico di aver portato a termine questo compito alla lettera, tuttavia da allora ho molto cercato di portarmi avanti su quella strada. Oggi voglio parlare di questo:

    Un’idea, un’idea non sovviene, alla fatica de’ cantieri, mentre i sibilanti congegni degli atti trasformano in cose le cose e il lavoro è pieno di sudore e di polvere. Poi ori lontanissimi e uno zaffiro, nel cielo; come cigli, a tremare sopra misericorde sguardo. Quello che, se poseremo, ancora vigilerà.

Con questa visionaria apertura comincia Notte di luna, il primo dei disegni milanesi che compongono l’Adalgisa (prima edizione 1944), disegni scritti e arabescati da Carlo Emilio Gadda (1893-1973). Questo inizio mi ha sempre affascinato come tutte le cose che non capisco completamente nelle quali però sospetto un meraviglioso segreto. L’ingegnere Carlo Emilio è presente anche nei suoi testi più letterariamente impegnati, i cantieri e i sibilanti congegni lo affascinano. Ma, leggendo questo come tanti altri scritti suoi mi convinco sempre che nella sua scrittura lo sfondo continuo ma mai opprimente di una “coscienza scientifica” nitida e discreta, si fonde senza sforzo con la sua prosa continuamente poetica. Continua a leggere