mare che ride

di Antonio Sparzani

Dev’essere quando viene su un bel vento gagliardo e le onde formano quelle creste bianche spumose, che si immagina un dilagante sorriso, tanto che la letteratura ne è così variamente costellata. Prendete ad esempio una delle più intense tragedie di Eschilo, Il prometeo legato, nel quale si narra con grande forza drammatica la pena che Prometeo deve subire per aver regalato il fuoco all’umanità: l’essere legato ad una rupe della lontana Scizia con un’aquila che gli rode il fegato ogni giorno. L’entrata in scena di Prometeo, dopo che è stato assicurato alla roccia da Efesto, che esegue gli ordini di suo padre Zeus, comincia così:

ὦ δῖος αἰθὴρ καὶ ταχύπτεροι πνοαί,
ποταμῶν τε πηγαί, ποντίων τε κυμάτων
ἀνήριθμον γέλασμα, παμμῆτόρ τε γῆ,
καὶ τὸν πανόπτην κύκλον ἡλίου καλῶ.
ἴδεσθέ μ᾽ οἷα πρὸς θεῶν πάσχω θεός.

Ovvero:
O volta del cielo splendente e venti dalle rapide ali, sorgenti dei fiumi, sorriso infinito di onde marine – e terra, che d’ogni cosa sei madre e sole, occhio onniveggente io vi supplico, guardate quali dolori soffro per opera degli dèi, io, che pure sono un dio. [vv. 88-92]. Continua a leggere

Campagna

di Antonio Sparzani
delta del Po
Ma allora è vero che la pace della campagna eccetera eccetera, sì, purché non sia quella cosiddetta campagna che si stende sopra il tuo San Bruno, che non è piana per niente ma tutta balze e collinette, che non ti lasciano mai camminare tranquilla pensando ai casi tuoi, e allora quale campagna intendi tu Cris, che non ne avrai camminate molte ancora di campagne, eh sì, però quella del Delta me la ricordo bene quando camminavamo assieme, che fu anche la prima volta che mi desti la mano, o forse te la lasciasti prendere, così senza parere tanto per non perdersi, sì cara, ma uno sguardo passò nell’aria, quell’aria umida che saliva dai fossi, ma quali fossi, Fiorino, non ti ricordi che erano i canali del delta del grande fiume che attraversa tutta la testa dell’Italia e che lì finalmente si sdilinquisce come disintegrandosi quasi a perdere la propria identità prima di morire, che poi morire proprio non è, è che si allarga nel grande mare, e si mescola con chissà quanti altri diversi da lui, ma ormai tutti uguali. Continua a leggere