Vivalascuola. Il 68 unì l’Italia, il post-68 l’ha divisa

(Elaborazione grafica di Francesco Mele)

Chiudiamo con questa puntata la serie dedicata da vivalascuola al 50° anniversario del 68. Carlo Tombola analizza il modo in cui i testi scolastici trattano il 68. Stefano Levi Della Torre fa un bilancio del Sessantotto che ne ricostruisce la dimensione storica. Lea Melandri ne esprime alcune delle istanze più radicali e non realizzate. Giancarlo Consonni ne dà un giudizio alla luce del presente, a partire dalla condizione dell’università italiana: “Non mitizzerei il ’68: lì c’era tutto e il contrario di tutto. Gli sviluppi lo hanno dimostrato: coloro che lo hanno inteso (e vissuto) come una scorciatoia per il potere si sono presto adattati a fare i maggiordomi dei potenti (quando non si sono infilati nella follia brigatista); coloro che hanno posto il problema di un sapere e di un saper fare responsabili hanno per lo più continuato a farlo, assumendosi il compito di andare controcorrente e pagando di persona. Se c’è un’eredità positiva del ’68, questa è nella resistenza di una ricerca e di una formazione che non si arrende ai mortificanti inquadramenti accademici e che mantiene la sua autonomia dal potere economico come da quello politico”. (Giancarlo Consonni) Continua a leggere

Vivalascuola. Nun te reggae più

Questo è il seguito della puntata della nostra rubrica dedicata alla Malascuola (vedi qui). Presentiamo scene vere di Malascuola e una esortazione alla rabbia di Giovanna Lo Presti: “Rabbia, rabbia, rabbia. Da un quarto di secolo non altro che rabbia di fronte allo stillicidio di “riforme” e di interventi che toccano la scuola italiana; e non c’è stato ministro dell’Istruzione che non abbia voluto legare il proprio mandato a presunte “novità”, sotto le quali si nascondeva un unico progetto di rimodellamento della scuola pubblica, sempre più piegata alle esigenze del mondo esterno, sempre meno legata alle proprie radici ed alla peculiarità della cultura del nostro Paese. Che questo scellerato progetto di omologazione della scuola abbia dato soltanto frutti velenosi, pare non interessare i “decisori politici”. Tanto, loro, nelle aule scolastiche non vivono tutti i giorni. La riforma Berlinguer, la riforma Moratti, la riforma Gelmini, e poi gli interventi di Profumo e Giannini dovevano precipitare necessariamente laddove il tanto affaticar fu volto, nell’abisso orrido della “buona scuola” di Renzi. Là tutti i fili sono stati tirati, tutti i nodi sono venuti al pettine, tutto ha trovato una sua abborracciata sistemazione: ha visto il suo trionfo un abbozzo incompiuto, quel disegno di legge Aprea che auspicava la chiamata diretta, che esaltava la “meritocrazia”, che rendeva l’accesso all’insegnamento una gimcana lunga, complicata, con numerosi trabocchetti che potevano interrompere la gara in ogni momento. Il premio finale: un lavoro da 1.400 euro circa al mese, per governare masse di bambini, ragazzini, adolescenti intossicati dall’uso di cellulari, computer, videogiochi”.
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