67. Questo è certo

da qui

Il cielo di ottobre, a Roma, è una specie di miracolo: un azzurro irreale, fuori tempo, che vorresti bere, come acqua. Ma non puoi bere nulla; puoi solo sperare di sentirtene avvolto, che la sua leggerezza ti contagi. Sei davanti al computer, cerchi invano di salvarlo dalla polvere. Scrivi poche parole: cielo, Roma, ottobre. Senti che c’è qualcuno, alle tue spalle: è giunta l’ora? Continua a leggere

100. Che cosa sono

da qui

Hoshi’ana, hoshi’ana! cantano gridando, mentre Yehochoua e i suoi avanzano stupiti: cosa vorrà dire? La folla agita bandiere, c’è un moto perpetuo di mani, braccia, fazzoletti  che sventolano, volti che si tendono.
Le nuvole corrono lasciando tracce di luce che formano disegni: funghi, meduse, cavallucci. Continua a leggere

Pietro

da qui

Da quando il Movimento aveva sequestrato le chiese e le sedi istituzionali, la situazione era tornata a essere quella dei primi anni, quando le comunità si riunivano clandestinamente nelle case, diramando la notizia che si sarebbe celebrata l’eucaristia alla tal’ora e nel tal luogo. Il papa trasmetteva messaggi tramite internet ma, con la rete controllata, bisognava ricorrere a stratagemmi sempre nuovi. Capernaum era l’ultimo nome con cui si faceva riconoscere, in ricordo della città dove Gesù, ospitato da Pietro, aveva soggiornato. Gli annunci erano sempre gli stessi: resistete, la preghiera aprirà spiragli nuovi, riusciremo a garantire la parola e il pane in ogni centro abitato. A volte si coglieva una stanchezza comprensibile in un uomo braccato quotidianamente: veniva voglia di fargli una carezza, di dirgli: su, coraggio, siamo con te, per noi la morte è una tassa da pagare all’oppressore, ma non ci faremo distogliere dall’obiettivo. Subito dopo si affacciava la domanda: qual è l’obiettivo? Riemergeva il ricordo di una vita libera, una fraternità senza frontiere, e l’immagine del regno promesso tornava a sovrapporsi alle ronde, alle catene, alle corde oscillanti negli angoli delle piazze e delle vie.