Caterina DAVINIO, Il nulla ha gli occhi azzurri. Recensione di Ivano Mugnaini

 

Il fascino micidiale della bellezza

di Ivano Mugnaini

Lo sguardo di Tamara de Lempicka, il tributo in forma di immagine a lei dedicato, ci scruta dalla copertina di questo libro. Ed è ineludibile. Rivela la sua natura essenziale, tutt’altro che accessoria o decorativa. Ci introduce alla storia, le impone un clima e un sapore. Fascino e paura, attrazione, sete di vita e una malinconia lacerata di falena. La stessa luce che la attira irresistibilmente la distruggerà. La volontà di purezza si scontra con un languore esangue e vivissimo, mai sazio, neppure di esplorare il male che la corrode e la chiama a sé. Continua a leggere

Recensioni poetiche. N°7

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di Max Ponte

In questa settima tornata di recensioni vi propongo la lettura di 7 testi, di cui un romanzo. Il numero 7 ritorna quindi. Come sempre l’analisi non valuta l’autore ma la singola opera. Inoltre ribadisco che il mio (discutibile, bien sûr) giudizio è costruttivo e non distruttivo, lontano da influenze e apologie in voga, un lavoro militante. Continua a leggere

Caterina DAVINIO, Fatti deprecabili, ARTeMUSE. Nota di Narda FATTORI

copertina Fatti deprecabili

  

I fatti deprecabili di cui parla Caterina in questa pubblicazione antologica delle sue poesie appartengono alla sua adolescenza, alla sua giovinezza, ad alcune scelte compiute in seguito. I testi coprono un arco temporale di oltre vent’anni, dal 1971 al 1996 e sono disposti quasi cronologicamente, sebbene la Davinio tenti una sistemazione esistenziale e contenutistica e suddivida l’abbondante materiale in cinque sezioni ciascuna votata alla comunicazione quasi diaristica di squarci autobiografici, di mete raggiunte ma sempre insufficienti a placare la sua irrequietudine.

La Davinio prosatrice ci aveva mostrato angoli oscuri e visionari dell’esistenza dei personaggi, del loro perdersi lungo percorsi non definiti, le angosce tradotte in eventi, gli eventi forieri di angosce, le derive verso un nulla mistificato.

Qui troviamo la nostra scrittrice alle prese con un materiale che è duttile sotto le sue dita: la poesia è onnipresente, le appartiene come un arto e spesso la sorregge quando il cammino è buio e periglioso. Continua a leggere

Caterina Davinio, Il libro dell’oppio

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Una nota di lettura di Paolo Polvani

Ricordavo i versi di Eros Alesi, letti in una memorabile antologia curata da Antonio Porta edita da Feltrinelli, Poesia degli anni ’70:

— Cara, dolce, umana, sociale mamma morfina. Che tu solo tu dolcissima mamma morfina mi hai voluto bene come volevo. Mi hai amato tutto. Io sono frutto del tuo sangue. Che tu solo tu sei riuscita a farmi sentire sicuro. Che tu sei riuscita a darmi il quantitativo di felicità indispensabile per sopravvivere. —
E ora questo libro di Caterina Davinio che spalanca nuovamente la finestra sul panorama di quegli anni:

Morphine (gocce)
Gocce di morte
nella pelle avida
Gocce di morte
sulle cicatrici
Gocce di morte
sulla fame che stordisce. Continua a leggere

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo

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di Narda Fattori

Caterina Davinio, Aspettando la fine del mondo, Fermenti, Roma 20.

La poesia “civile” in questi ultimi anni ha trovato voci intense, poeticamente mature, per farsi parte non secondaria del panorama letterario. Figlia di grandi padri spesso era caduta nel cronachismo, nell’invettiva, nel sarcasmo, talora nel semplice dileggio. Vero è, tuttavia, che la poesia, soprattutto dal secondo novecento, si è emancipata dalla visione ombelicale dell’autore, per aprirsi al mondo, alle esperienze, alla notazione di costume, alla descrizione di un’umanità ferita, dolente, marginale. I poeti, molti e spesso di gran pregio, hanno spalancato le finestre al mondo riconoscendosi essi stessi figli e complici loro malgrado della realtà non più annidata in una piega della loro sensibilità, ma globale e asservita a meccanismi di potere impietosi o essi stessi marginalizzati. Continua a leggere