lettera di Daniel Pennac a Cesare Battisti

di Antonio Sparzani

Ho orrore della campagna d’odio scatenata da troppi dei nostri giornali contro Cesare Battisti, in puro stile “sbatti il mostro in prima pagine”. E questo naturalmente indipendentemente dalla colpevolezza o meno di Battisti, peraltro accusato, non dimentichiamo, dalla parola di un solo “collaboratore”.
Nel maggio 2004 è uscito in Francia un libro molto utile per capire i contorni del quadro Battisti, dal titolo La verité sur Cesare Battisti, pubblicato dalla nota scrittrice francese Fred Vargas, edito da “Viviane Hamy”. Si tratta quasi solo di una raccolta di documenti, testimonianze di giudici, avvocati, parenti a proposito della questione allora scottante: l’allora presidente francese Jacques Chirac stava venendo meno alla parola data dal suo predecessore François Mitterand di non estradare alcuno degli italiani inseguiti dalla giustizia italiana che si erano rifugiati in Francia. Continua a leggere

Analfabeti di civiltà

di Tiziano Scarpa

Nel 2004, all’epoca dell’appello contro la richiesta di estradizione di Cesare Battisti dalla Francia, mi sono informato su questo caso che prima conoscevo poco. Ne ho ricavato la convinzione che su un singolo uomo siano state rovesciate addosso le responsabilità dell’intero gruppo terroristico di cui faceva parte. Come tutti sanno, i benefici concessi ai cosiddetti “pentiti” rendevano conveniente accusare gli ex compagni per ottenere sconti di pena. È ciò che ritengo sia accaduto nei processi a carico di Cesare Battisti.

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TEMPO DELLA RIVOLTA E MOMENTO DEL QUOTIDIANO. Il racconto degli anni di piombo.

anni_di_piombo-2

di Giuseppe Panella

«Battete in piazza il calpestio delle rivolte! In alto, catena di teste superbe! Con la piena d’ un nuovo diluvio laveremo le città dei mondi … »
(Vladimir Vladimirovič Majakovskij )
«Ciò che rende terribile questo mondo è che mettiamo la stessa passione nel cercare di essere felici e nell’impedire che gli altri lo siano»
(Antoine de Rivarol)

ultimo-sparo_-cesare-battisti1. L’ultimo sparo (ovvero la Terra vista dalla Luna)

Individuare nella narrativa italiana e, in particolare, in quei romanzi che possono essere considerati significativi riguardo all’argomento, non foss’altro che per la loro successiva trasformazione in opere cinematografiche (quale condizione esemplare per tutti gli altri può essere considerata quella di Caro Michele di Natalia Ginzburg che, pubblicato nel 1973, diventa un film diretto da Mario Monicelli nel 1976), evidenziando in essi i rapporti tra vita quotidiana, immaginario collettivo e vicende legate al terrorismo, appare un’impresa oltremodo interessante anche se di certo difficile per l’eccessiva vicinanza dei fatti in essi narrati. In questo caso, è particolarmente significativa la capacità di cogliere tali aspetti attraverso la narrazione e la messinscena teatrale presenti in Corpo di stato di Marco Baliani (Milano, Rizzoli, 2003) che, pur partendo da un canovaccio drammatico corredato però di musiche e foto d’epoca, diventa poi l’analisi descrittiva di alcune vicende (certamente pubbliche ma poi mescolate a quelle più private) di quegli anni.

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