Fare spazio a un mondo diverso: i giocattoli di Cesare Zavattini

Zavattini

di Giacomo Verri

“Ho torto forse a ripetere che il mondo sarebbe bello se tutti fossimo malati?”, leggo a un certo punto tra alcune brevi prose di Cesare Zavattini che le edizioni Hacca hanno rimesso in volume con il titolo I giocattoli (pp. 59, euro12): si tratta di una plaquette di una sessantina di pagine, aperta e chiusa da dotti saggi di Valentina Fortichiari e Gualtiero De Santi; i testi di Za risalgono tutti al lustro 1934-1939, e tutti apparvero in origine su «L’illustrazione del medico» e furono ripresi nel 1976 da Einaudi, nel volume di poco successo Al macero: Scritti 1927-1940. Il peso di queste prose è quello lieve della malinconia appena velata da un palpito ironico; un peso specifico, direi, che in questo delicato volume, dalle pagine ben spaziate, trova l’esatto veicolo per poter essere apprezzato al meglio. Continua a leggere

C’era una volta il grande cinema italiano #10 – Sciuscià.

Decimo e ultimo morso del nostro grande cinema che fu. Per chiudere il cerchio non posso che tornare all’anno da cui ero partito, il 1946. E ancora alla coppia De Sica-Zavattini.
Sciuscià “in Italia, praticamente, non lo vide nessuno. Uscì nel momento in cui arrivavano i primi film americani, sui quali il pubblico si gettava insaziabile.” Così raccontava De Sica, a proposito della disconoscenza in patria di una pellicola così importante. E in contrasto con il grande successo riscosso all’estero. Costato un mione di lire, pareva un disastro commerciale. “Più tardi il film venne venduto in Francia per quattro milioni di lire e incassò trecento milioni di franchi. In America lo acquistarono due distributori diversi e fece la fortuna di entrambi. Ebbe anche un Oscar col quale si premiò “lo sforzo produttivo dell’Italia” appena uscita dalla guerra disastrosa.”
Già, e non si può manco dare la colpa agli anni ’80 e a Drive In.
Certo, lo stile di De Sica, l’osservazione commossa e partecipe sui ragazzini protagonisti, l’uso abbondante di esterni e l’impiego di molti attori non professionisti, conferiscono al film quella veridicità che da una parte ha meravigliato gli stranieri dall’altra ha allontanato chi era così prossimo a quella geenna. E’ chiaro che il pubblico italiano del 1946 non si sentiva pubblico, si sentiva parte in causa. Continua a leggere

C’era una volta il grande cinema italiano #5 – I bambini ci guardano

Questa pellicola è tratta dal romanzo Pricò (1924) di C.G. Viola. E’ la storia di un bambino di 7 anni che vive con i suoi occhi lucidi e disperati la storia del rapporto in crisi dei genitori. Il quinto film di De Sica, girato nel 1942, è il primo in cui il “Maestro” fa i conti non soltanto col “sociale” e con le ipocrisie del mondo della piccola borghesia, ma anche con la dimensione interiore dei personaggi. E’ la dimostrazione di come anche dal più banale soggetto si possano trarre spunti di grande cinema (o di grande letteratura). Difatti sarebbe potuto passare per un fotoromanzo, se non fosse per lo sguardo di Pricò (e per la cinepresa di De Sica che lo guida) che toglie la maschera a una pace e a un ordine soltanto apparenti. Inoltre segna l’inizio del sodalizio con Zavattini, e la mano dello sceneggiatore si vede, eccome. Continua a leggere

C’era una volta il grande cinema italiano #3 – Miracolo a Milano

Martedì, dopo i risultati elettorali di Milano, un giornale ha ripreso la celebre immagine finale del film di De Sica-Zavattini, come simbolo dell’insperato riproporsi di un miracolo sui navigli.
A dirla tutta, è una scena che ha subito plagi ben più clamorosi, per esempio in una certa famosa sequenza di un certo famoso film di un certo famoso regista su un certo famoso alieno. Facile da indovinare, vero? No? Basta immaginare le biciclette al posto delle scope… Continua a leggere