Tranquillo prof, la chiamo io. La scuola e il nuovo romanzo di Christian Raimo

Raimo Christian
di Guido Michelone

Da quando con Cuore di Edmondo De Amicis comincia in Italia una narrativa che parla di scuola, ponendosi quasi a livello di autentico genere popolare (come dimostrano anche i casi precedenti di Domenico Starnone, Marcello D’Orta, Paola Mastrocola), il rapporto docente/allievi viene sempre visto a senso unico, in una monodirezione che porta a privilegiare i maestri o professori a scapito dei giovani e degli studenti. Continua a leggere

La sostenibile pesantezza della grazia

di Ezio Tarantino

pesodellagraziaChristian Raimo aveva fin ora pubblicato due raccolte di racconti (molto belle), parecchi anni fa. Ma ha fatto anche tante altre cose: è stato (è? esistono ancora i TQ?) tra i più attivi nel gruppo di scrittori fra i trenta e i quaranta (Generazione TQ, appunto), scrive molto sulla rete, cura raccolte di racconti altrui, lavora per importanti case editrici, è stato curatore di Orwell, lo sfortunato supplemento culturale di Pubblico, il giornale di Luca Telese naufragato dopo pochi mesi di vita, e in più insegna in un liceo. Ma non si era ancora misurato con la forma romanzo.

Il peso della grazia (Einaudi, 2012, p. 453, € 21) è un romanzo coraggioso e ambizioso. Vi si parla di Dio, di amore, di vita, di inferno e paradiso (l’inferno e il paradiso senza nominarli proprio così – Dio e l’amore sì, invece). E’ un romanzo coraggioso perché da un lato si offre ad un tipo di lettore ben identificabile (direi tra i venticinque e i quaranta, colto, o almeno istruito, precario, disilluso, politicizzato, ideologizzato o no – sia per i contenuti che per lo stile: penso a certe similitudini da nerd: il cielo ora è pieno di nuvole che sembrano “isole di terra in SuperMario Bros”, ora si apre in “pop-up di azzurro”, e le giornate si schiariscono come quando sul Mac si pigia tante volte il tasto F2; e a una punteggiatura ironicamente elusiva e giovanile, a un uso espressivo dei caratteri tipografici – spazi bianchi al posto di silenzi, puntini di sospensione ossessivi, pagine interamente bianche), cui attinge e restituisce voce, uno sguardo, sentimenti; da un altro lato affronta di petto, senza sconti, con estrema lucidità e aggiungerei anche onestà e franchezza il tema del rapporto non tanto con Dio, ma proprio con Gesù Cristo, anzi, con la religione cattolica. E lo fa all’interno di una tormentata, sputtanata e sputtanante storia d’amore.
Il tentativo sembra per un verso quello di recuperare il racconto della vita quotidiana sottraendola alla dittatura della superficialità dei Paolo Giordano, Fabio Volo per tacere di Moccia; da un altro quello di spiazzarlo con un punto di vista quantomeno inusuale, destabilizzante nel suo limpido inequivoco diritto di cittadinanza.

Continua a leggere

I marziani atterreranno a Lucca? Be’, intanto i terrestri sono ammartati a Gale, nei pressi del monte Sharp

di: Guido Tedoldi

Questo articolo deriva da un cortocircuito mentale che ho sperimentato qualche giorno fa, generato da 2 eventi distinti. Domenica 5 agosto, sul Domenicale del Sole24ore, c’era un articolo di Christian Raimo intitolato «Chissà se i marziani atterreranno a Lucca»; poche ore dopo, nella mattinata di lunedì 6 agosto, la sonda Curiosity lanciata dalla Nasa è ammartata nel cratere Gale, che si trova alle pendici del monte Sharp, alto circa 5˙500 metri.

Cioè, non sono i marziani che sono venuti da noi, siamo noi terrestri che siamo andati da loro.

Continua a leggere