SUL TAMBURO n.65: Cinzia Della Ciana, “Passi sui sassi”

Cinzia Della Ciana, Passi sui sassi, prefazione di Adriana Gloria Marigo, Arcidosso (Grosseto), Effigi, 2017

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di Giuseppe Panella

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Si tratta della prima raccolta di poesie di Cinzia Della Ciana ad essere pubblicata in forma organica ma non è certo il suo primo tentativo di scrittura lirica e di messa in scena poetica del suo universo interiore. La tentazione della poesia, infatti, attraversa da sempre la sua scrittura e la sua modalità di intervento letterario e anche il suo romanzo d’esordio (Acqua piena d’acqua pubblicato per il medesimo editore nel 2016) non è mai privo di concessioni alla liricità di una narrazione densa di eventi descrittivi e non soltanto aneddotici o puramente narrativi.

Passi sui sassi è un libro “petroso”, scabro, rotto, frantumato, impietoso. Scrive Adriana Gloria Marigo nella sua densa Prefazione alla raccolta della Della Ciana:

«In questo scenario petroso, la parola di Cinzia Della Ciana segue la specchiatura: la parola è scelta e al contempo proviene dalle profondità psichiche, dagli ascendenti culturali, da certe radicalizzazioni geoantropologiche, dal centro di una terra che risuona di voci trecentesche, molto sonore. È parola che s’aggruma attorno al suono bruno di densità potente e arcaica, parola che sembra coniata nella fucina di Vulcano, parola che non necessita d’aggettivazione tanto s’avvale di specificità immediata, verticale, regale, austera e che si distende in stellazioni semantiche provenienti dalla capacità di rinnovare “i contorni più sottili delle parole” (Walter Pater)» (p. 8).

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SUL TAMBURO n.38: Cinzia Della Ciana, “Acqua piena d’acqua”

Cinzia Della Ciana, Acqua piena d’acqua, Arcidosso (Grosseto), Effigi, 2016

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di Giuseppe Panella

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Un romanzo familiare come la grande letteratura del Novecento ha abituato i suoi lettori a partire dai Buddenbrook. Decadenza di una famiglia per finire con Cent’anni di solitudine di Gabriel Garcia Marquez o Menzogna e sortilegio di Elsa Morante (uno dei libri certamente presenti nel serbatoio della mente letteraria di Cinzia Della Ciana per via della continuità familiare e il susseguirsi di tre personaggi femminili, nonna, madre e nipote, nella scansione temporale della storia). Tre donne affrontano le loro vicende e si confrontano con l’acqua del fiume dell’esistenza ed è proprio al suo corso impetuoso quando “tira giù argine e macchia“ che il libro è dedicato.

Acqua piena d’acqua è un’espressione tipicamente russa che sta ad indicare l’acqua come pienezza di vita e come metafora della realtà umana, il momento in cui l’essere vivi viene pienamente raggiunto come obiettivo. Ed è all’acqua che Cinzia Della Ciana fa ricorso tutte le volte che deve descrivere le vicissitudini e le peripezie (in gran parte negative) delle sue protagoniste – la piena dell’Arno a Pisa che chiude il romanzo, tuttavia, ne sancisce l’avvenuta liberazione dall’alveo e la sua libertà di dilagare e tracimare felicemente conquistata.

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