Farla crescere

Amiamo confidarci con qualcuno, senza grande profitto. Se parlassimo cuore a cuore con Gesù, la nostra giornata cambierebbe: saremmo protetti, accompagnati, sarebbe Lui a costruirla, colmando le falle sempre aperte della nostra miseria. Abbiamo poca fede: riversiamola in Lui, così com’è, e sarà Dio stesso a farla crescere. 

Sarà felice

Cercare Gesù, solo Lui, perché, trovandolo, noi troviamo tutto. Il mondo lo dimentica, benché abbia ricevuto una salvezza a caro prezzo. Rimediamo noi, cogliamo ogni occasione per parlargli, confidarci, esprimergli la nostra gratitudine. Lui sarà felice di ogni minima attenzione. 

Paradossi

Desideriamo confidarci con qualcuno, perché è il gesto terapeutico per eccellenza. A volte non sappiamo con chi farlo, proviamo i morsi della solitudine, e magari ci arrabbiamo con Dio. Intanto, Gesù è lì che aspetta, sempre disposto ad ascoltarci, tutto per noi. I paradossi della vita, prima poi, vengono a galla. 

Semplice

Gesù insiste molto con Gabrielle sul fatto di rivolgersi a Lui in semplicità. Pensiamo, spesso, di doverlo fare con un linguaggio mediato, in forme preconfezionate. Ci convinceremo del contrario, prima o poi: Gesù tiene più di quanto immaginiamo al nostro affetto.

Dare del tu

Non dobbiamo fare complimenti, con Gesù. È uno di famiglia. Più confidenza abbiamo, più naturalmente farà parte delle nostre abitudini, dei riti quotidiani, delle gioie e delle fatiche, insomma, di tutta l’esistenza. Dare del tu a Dio: cosa c’è di più grandioso?

Il racconto

Gesù ci ama anche quando siamo caduti, quando abbiamo toccato il fondo: ci viene incontro per portare la croce che abbiamo sulle spalle, come una madre, dice il Cristo alla Bossis. Non dobbiamo temere, fuggire: è questo che fa male all’amore. Raccontiamogli invece i nostri errori, le falle che si aprono nella vita quotidiana, e Lui curerà ogni ferita, guarirà le nostre piaghe.

Confidenzialmente


Se Gesù potesse lamentarsi, ne sentiremmo delle belle. Non credo che avrebbe da ridire su qualche sbavatura rituale o normativa, anche se la dottrina e il rito continuano a essere fondanti – e forse proprio per questo, oggi, vengono così demonizzati (sarà il demonio che li demonizza?). Penso che Cristo sarebbe addolorato per il fatto che non ci confidiamo, che non gli raccontiamo come va la vita, ciò che ci ferisce o ci consola. “Vi ho chiamati amici”, dice; ma noi teniamo le distanze, timorosi che rompa le uova nel paniere, che, se gli diamo un dito, si prenda tutto il braccio. Così Lui rimane là, a guardarci come chi si aspetta, da un momento all’altro, che qualcuno si decida a sbottonarsi.