Il racconto

Gesù ci ama anche quando siamo caduti, quando abbiamo toccato il fondo: ci viene incontro per portare la croce che abbiamo sulle spalle, come una madre, dice il Cristo alla Bossis. Non dobbiamo temere, fuggire: è questo che fa male all’amore. Raccontiamogli invece i nostri errori, le falle che si aprono nella vita quotidiana, e Lui curerà ogni ferita, guarirà le nostre piaghe.

Confidenzialmente


Se Gesù potesse lamentarsi, ne sentiremmo delle belle. Non credo che avrebbe da ridire su qualche sbavatura rituale o normativa, anche se la dottrina e il rito continuano a essere fondanti – e forse proprio per questo, oggi, vengono così demonizzati (sarà il demonio che li demonizza?). Penso che Cristo sarebbe addolorato per il fatto che non ci confidiamo, che non gli raccontiamo come va la vita, ciò che ci ferisce o ci consola. “Vi ho chiamati amici”, dice; ma noi teniamo le distanze, timorosi che rompa le uova nel paniere, che, se gli diamo un dito, si prenda tutto il braccio. Così Lui rimane là, a guardarci come chi si aspetta, da un momento all’altro, che qualcuno si decida a sbottonarsi.