Consolati

Cerchiamo consolazione, da quando siamo nati, come scrive quel genio di Leopardi. Il quale, però, non aveva capito tutto il resto. Ossia che c’è un Dio che ci consola. Non solo, ma che – udite, udite – vuol esser consolato. Lo rivela il Cristo alla Bossis, spiegandole anche il modo: restandogli fedele.

Dimenticare


Che tristezza dev’essere stato Giuda, per Gesù. Lo ha amato così tanto, e ne è stato tradito, con un bacio. Noi siamo chiamati a consolarlo, a portare ristoro al suo cuore di Dio. Le più belle parole d’amore dovremmo serbarle per permettergli di dimenticare un ricordo così doloroso.

Bar nĕbhū’ah


Consolare: una bella parola. L’apostolo Barnaba la porta scritta nel nome: Bar nĕbhū’ah, figlio della consolazione. Nella quarta stazione della Via Crucis, Maria si lancia incontro a Gesù: non può fare nulla, se non consolarlo. E suo Figlio ne resta consolato. Dovremmo ricordarcene anche noi, accarezzando, nei momenti di buio, il Cristo sofferente, il viandante della Croce; a suo tempo, sapremo quanta gioia gli avremo procurato con un semplice gesto, con questo infinitesimo dono.