CRESTOMAZIA 13: Carlos Drummond de Andrade, “BAMBINO CHE PIANGE NELLA NOTTE”

BAMBINO CHE PIANGE NELLA NOTTE

Nella notte lenta e tiepida, morta notte senza rumore, un bambino piange.
Il pianto dietro il muro, la luce dietro la vetrata
si perdono nell’ombra dei passi soffocati, delle voci estenuate.
Eppure si sente perfino il rumore della goccia del medicinale che cade sul cucchiaio.

Un bambino piange nella notte, dietro il muro, dietro la via,
lontano un bambino piange, in un’altra città forse,
forse in un altro mondo.

E vedo la mano che alza il cucchiaio, mentre l’altra sostiene il capo
e vedo il filo oleoso che scorre sul mento del bambino,
scorre sulla via, scorre sulla città (un filo solo).
E non c’è più nessuno al mondo se non questo bambino che piange.

Traduzione di Vera Lúcia de Oliveira

Fonte: http://www.filidaquilone.it/num005deoliveira2.html


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 12: Elegia giudeo-italiana

Elegia giudeo-italiana

La ienti de Sïòn plange e lutta;
dice: “Taupina, male so’ condutta
em manu de lo nemicu ke m’ao strutta”.

.
La notti e la die sta plorando,
li soi grandezi remembrando,
e mo pe lo mundu vao gattivandu.

.

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CRESTOMAZIA 11: “Io non me la rido della morte ” di JAVIER HERAUD

“Io non me la rido della morte ” di JAVIER HERAUD

 

Tu hai voluto riposare
in terra morta ed in oblio.
Credevi di poter vivere da solo
nel mare, o nei monti.
Poi hai saputo che la vita
è solitudine tra gli uomini
e solitudine tra le valli.
Che i giorni che circolavano
nel tuo petto erano solo campioni
di dolore tra il tuo pianto. Povero
amico. Non sapevi niente e non piangevi niente.

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CRESTOMAZIA 9: “RIMPROVERO” di HUMBERTO AK’ABAL

RIMPROVERO

La luna era una grande casa
seduta sulla schiena della collina.

Quando mio padre mi rimproverava,
io andavo dalla luna
e lì dormivo.

(da Tessitore di parole, Le Lettere, Firenze 1998, a cura di Emanuela Jossa).


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 8: “Aiére” di Albinio Pierro

Aiére

Aiére nun ha’ vinute,

e a mmi ca t’aspittèj cannijànne

passàite ‘a morte cchi ncolle

e si facìte u fridde cchiù grane.

Pò come nda nu mère di nive

si fècete citte u munne:

avì schitte nu passarelle

cch’i scille tise a lu funne.

 

(da un pianto nascosto)


 

“Dell’altra moltitudine che abbiamo di versi, quasi infinita, ha scelto ciò che gli è riuscito o più elegante, o più poetico, o anche più filosofico, e infine, più bello […]” (Tratto dalla Prefazione alla crestomazia italiana de’ poeti di Giacomo Leopardi)

CRESTOMAZIA 7: “Le mani giunte” di KIKUO TAKANO

LE MANI GIUNTE

Quando la scimmia col suo piccolo in braccio
corre sconvolta ma non fa in tempo
a fuggire, né trova il suo rifugio,
verso chi le punta il fucile
giunge le mani e implora

di lasciarla andare, di salvarla,
piangendo disperata, strofinandosi
le mani con tutte le forze.
Il suo gesto nel chiedere pietà
al cacciatore, è come quello dell’uomo.

Per quanto esperto, il cacciatore di scimmie
non se la sente allora di sparare.
“Su, fuggi, fa presto!” Chiusi gli occhi
scoppia a piangere – così ci racconta.

Sebbene non ricordi più il nome
del vecchio che mi ha raccontato
con amarezza quel suo lugubre lavoro
dicendomi di non volere mai più affrontare,
né in campagna né sui monti,
la tragedia del cacciatore di scimmie,
non posso scordare le mani giunte
della scimmia, quel tremolio di mani
che ad altre somigliano.

(KIKUO TAKANO, da Nel cielo alto, Oscar Mondadori, 2003)

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CRESTOMAZIA 6: “Mi alzo con le palpebre infuocate” di Pier Paolo Pasolini

Mi alzo con le palpebre infuocate.
La fanciullezza smorta nella barba
cresciuta nel sonno, nella carne
smagrita, si fissa con la luce
fusa nei miei occhi riarsi.
Finisco così nel buio incendio
di una giovinezza frastornata
dall’eternità; così mi brucio, è inutile
– pensando – essere altrimenti, imporre
limiti al disordine: mi trascina
sempre più frusto, con un viso secco
nella sua infanzia, verso un quieto e folle
ordine, il peso del mio giorno perso
in mute ore di gaiezza, in muti
istanti di terrore…

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CRESTOMAZIA 5: “Strambotti” di Niccolò Machiavelli

I

Io spero, e lo sperar cresce ‘l tormento:
io piango, e il pianger ciba il lasso core:
io rido, e el rider mio non passa drento:
io ardo, e l’arsion non par di fore:
io temo ciò che io veggo e ciò che io sento;
ogni cosa mi dà nuovo dolore;
così sperando, piango, rido e ardo,
e paura ho di ciò che io odo e guardo.

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CRESTOMAZIA 4: Francesco Marotta, da “Impronte sull’acqua”

Francesco Marotta, da Impronte sull’acqua (2008)

sapersi in sintonia

con la luce

franata dove sei stata

un attimo o una vita

prima che il

colore dell’assenza

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CRESTOMAZIA 3: Corrado Costa (da “Pseudobaudelaire”)

Corrado Costa (da Pseudobaudelaire, 1964)

I due passanti: quello distinto con il vestito grigio
e quello distinto con il vestito grigio, quello con un certo
portamento elegante e l’altro con un certo portamento
elegante, uno che rideva con uno che rideva
uno però più taciturno e l’altro
però più taciturno, quello con le sue idee
sulla situazione e quello con le sue idee
sulla situazione: i due passanti: uno improvvisamente
con gli attrezzi e l’altro improvvisamente nudo
uno che tortura e l’altro senza speranza
una imprecisabile bestia una imprecisabile preda:
i due passanti: quello alto uguale e quello
altro uguale, uno affettuoso signorile l’altro
affettuoso signorile, quello che si raccomanda e
quello che si raccomanda.

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CRESTOMAZIA 2: Ivano Ferrari, “La morte moglie”

Ivano Ferrari, La morte moglie, Einaudi.

Sono bovini diversi
di pelo corto
folti ciuffi sulla fronte
e manti che tendono al chiaro,
il primo della fila
riceve un colpo secco,
una volta appeso lo si sgozza
e chi tra noi ha esperienza
prende un bicchiere di carta
e assaggia il sangue caldo,
jugoslavi, dice.

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CRESTOMAZIA 1: Giuliano Mesa (da “Quattro quaderni”)

Giuliano Mesa (da Quattro quaderni, 1999)

questa sorda sirena,
e finalmente il suono della fine

(è già finita,
non resta che finire)

questa sera serena,
che mente fino all’ultimo sospiro

(è già spirata,
basta respirarla)

[questa selva silente,
che finalmente è solo una maceria

(che non riguarda,
se non si guarda più)]

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