Il vino tra terra e poesia

Di una interessante manifestazione riguardante vino e arte, che si terrà sabato 7 novembre 2009 dalle 18 alle 22 presso le Cantine del Castello Conti, via Borgomanero 15, Maggiora (NO), propongo tre poesie e il ricco programma.

Perché scopri il tuo volto Signora, d’improvviso perché
sollevi il velo, perché esci correndo di casa
come preda di un vino
randagio che ti piaga la gola, come morsa dai cani del tuo
cuore affamato, perché?]

Maria Grazia Calandrone Continua a leggere

Giornate di una Manga Girl

kamikazeGiornate di una Manga Girl. Su Poesie d’amore per ragazze kamikaze di Francesca Genti

di Cristina Babino

La poesia di Francesca Genti ha colore d’uniposca. Di quelli argentati , o d’oro, o d’un pastello vagamente fluorescente, con un po’ di fantasia, buoni per forgiare graffiti sui banchi, o le panchine, sui sedili in formica degli autobus, sullo zaino dell’Invicta. E’ un colore acceso e denso di fumetto, che squarcia il buio d’una notte ricorrente e ingombrante – una notte di periferia postatomica, o soltanto industriale – luccicante come gli occhi esagerati di un personaggio manga. Parallelo, questo, già suggerito da Marco Simonelli in una sua nota sottile e puntuale (qui, dove si citano tra gli altri, in modo alquanto convincente, come precedenti ispiratori, Penna e la Cavalli), e che pare tanto più calzante quante volte si vedono ricorrere nei testi che compongono la raccolta riferimenti di chiara ascendenza nipponica: così quello «schianto pazzesco in kawasaki» , o quei «molti ciliegi giapponesi in fiore», quei «fiumi di sakè». E così, ovviamente, le ragazze kamikaze del titolo, anche nella versione al singolare nel testo di apertura Milano di notte: «Vorrei essere la slava del metrò / che combatte gli albanesi attaccabrighe. / La ragazza kamikaze poesia / che ti uccide e si sfracella in quattro righe». Continua a leggere

10 poesie per 9 nodi – di Aldo Riboni

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Aldo e io non ci conosciamo. Siamo stati nella stessa stanza, nelle stesse stanze, *insieme* un giorno a Firenze, a dicembre. Quanto era umida l’aria quel giorno, sembrava di respirare l’Arno. Ho camminato fino a Porta Romana e lì ho comprato dei tulipani. Incartati nel foglio di giornale se ne stavano un po’ miseri, ma poi la mia amica li ha sistemati in un vasetto che aveva proprio quel rosa e quel bianco e tutto è sembrato perfetto. Continua a leggere

L’onda marchigiana: ipotesi per una linea poetica

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