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Arieti di mare

di Antonio Sparzani

Ma che saranno mai gli arieti di mare? Eppure così dice, letteralmente, Gottfried Benn, Meerwidder, e non v’è dubbio che Widder indichi l’ariete, il maschio della pecora, simbolo tra l’altro di una prestigiosa costellazione (qui ad esempio), segno di fuoco, grande energia.
Mi è venuta incontro fin da adolescente questa parola, quando ancora liceale comperai (costava lire quattrocentocinquanta), e ancora l’ho qui tra le mani, un libro di Hugo Friedrich, La lirica moderna, (Garzanti 1958, copertina blu, scritte bianche e rosse, ricordate, serie “saper tutto”!). Mi attirò molto quel piccolo volume, lo lessi con adolescente avidità, saltando qua e là per la fretta di arrivare in fondo, a leggere la breve antologia di liriche che conteneva nell’ultima parte, Apollinaire, Valery, . . . , Garcia Lorca, Alberti, . . . , T. S. Eliot, Benn, ecc., léggere, sì, con un po’ dell’emozione di conoscere e forse imparare ad amare le prime poesie che provenivano d’oltre confine, Garcia Lorca di certo, c’erano i quarantacinque giri, in quegli anni, incisi da Arnoldo Foà, quella sua voce densa e sicura, col lamento per la morte di Ignacio, corpo presente, anima assente ( «… no te conoce el toro ni la higuera, / ni caballo, ni hormigas de tu casa, / no te conoce el niño ni la tarde / porque te has muerto para siempre …»), che strazio di viscere … insomma primi amori poetici, io poi già allora avrei voluto sapere tutte le lingue del mondo e invece, allora, masticavo quel po’ di francese imparato alle medie e due parole di tedesco imparate da certi cugini ferraresi. E Benn mi incuriosiva proprio, con quell’onda della notte, perché è bella l’immagine dell’onda della notte, la notte si gonfia e ha una pancia enorme nella quale fa rotolare tutto quel che contiene, compresi gli arieti di mare, ascoltate:

Welle der Nacht

Welle der Nacht ‒, Meerwidder und Delphine
mit Hyacinthos leichtbewegter Last,
die Lorbeerrosen und die Travertine
weh’n um den leeren istrischen Palast.

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San Juan De La Cruz. Traduzioni di Cristina Campo


(Dalì. Il Cristo di San Juan de La Cruz)

Traduzioni di Cristina Campo
Da La tigre Assenza

San Juan De La Cruz
Salita al Monte Carmelo


Modo per arrivare al tutto

Per arrivare a quello che non sai
devi andare per dove non sai.
Per arrivare a quello che ora non ti piace
devi andare per dove non ti piace.
Per arrivare a quel che non possiedi
devi andare per dove non ti piace.
Per arrivare a quello che non sai
devi andare per dove non sai. Continua a leggere

Un altro senso. Di Anna Maria Curci

(Onda)

Un altro senso
di Anna Maria Curci

Qualche tempo fa, scrivevo: “Le domande sono un dono”. Mi è capitato di dare senso e sostanza a un’altra affermazione, nella cui veridicità credo da tempo, ma che mai come ora si è manifestata con chiarezza:: “I punti di vista ‘altri’ sono un dono”. Che cosa è successo nel frattempo? In un momento di pausa da corse, gare e incitamenti della squadra degli Zuzzurelloni nei “Giochi senza quartiere” dell’annuale “Sammarcanda”, mi fermo a chiacchierare con D., che dall’alto dei suoi dieci anni mi comunica serissimo “Dio si è incarnato due volte: Gesù e San Martino”. Nella confusione che ci circonda, non colgo il secondo nome, che gli chiedo di ripetere. Dopo aver seguito un servizio televisivo e aver letto il capitolo conclusivo, Sensi soprannaturali, del volume Gli imperdonabili, che raccoglie scritti di vari periodi di Cristina Campo, ho colto finalmente il punto di vista di D., che ha dato a Martino, trasfigurato dal suo atto di generosità nei confronti del povero, la natura divina, quella di Dio che si manifesta nell’ultimo, nel bisognoso, nel perseguitato. Continua a leggere

Cristina Campo traduce Emily Dickinson

di Antonio Sparzani

Nel volume La tigre assenza sono raccolte molte della traduzioni che Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini (1923 – 1977), pubblicò, da Friedrich Hölderlin, Eduard Möricke, Emily Dickinson, Hugo von Hofmansthal, San Juan de la Cruz e molti altri. Cristina Campo asseriva di avere l’orecchio assoluto per la letteratura. Io non so se l’avesse, so però che la sua prosa, così come la sua scrittura poetica, anche di traduzione, era inimitabile, perfetta. Una sua parola d’ordine era il sapore massimo di ogni parola, titolo del capitolo de Gli imperdonabili in cui parla di William Carlos Williams. Williams fu forse il poeta che prediligeva e che tradusse nel volume Il fiore è il nostro segno, scritto con Williams e Vanni Scheiwiller, che lo stampò nella sua straordinaria All’insegna del pesce d’oro. Qui comincio a proporre la traduzione di Cristina di quattro poesie di Emily Dickinson (1830 – 1886), tutte pubblicate in La tigre assenza.

Touch lightly Nature’s sweet Guitar
Unless thou know’st the Tune
Or every Bird will point at thee
Because a Bard too soon —

Tocca leggero la dolce
Chitarra della natura
Se non conosci ancora
La canzone.
O d’ogni uccello
Ti accuserà lo sguardo
Che ti facesti bardo
Innanzi l’ora.

What shall I do when the Summer troubles —
What, when the Rose is ripe —
What when the Eggs fly off in Music
From the Maple Keep?

What shall I do when the Skies a’chirrup
Drop a Tune on me —
When the Bee hangs all Noon in the Buttercup
What will become of me? Continua a leggere

Lo sguardo di Antigone

Antigone_Papas

di Anna Maria Curci

Spesso in meriggi pallidi e furenti

assisto muta a sagre di officianti

e colgo prede magre trasudanti

di vaghi vuoti dileggianti commenti.

E volgo altrove lo sguardo che si pente

all’acqua al fango e persino al cielo,

non a squarciar, ma a sollevare il velo

per un istante effimero e insistente.

Mai come in questi giorni, per ragioni pubbliche e private, le parole di Cristina Campo, al secolo Vittoria Guerrini, svelano il loro sguardo profetico, forte della lucida visionarietà così come della pazienza dell’inattuale. A leggere carta stampata, titoli a scorrimento sui notiziari televisivi che riportano dichiarazioni semiufficialperentorie in attesa di smentite, pigolii polverosi di stelle del blog, invettive incontinenti nei post-commenti, scatta immediatamente l’associazione con il significato del detto tedesco Papier ist geduldig, ovvero “Se ne scrivono tante!”, “Si possono scrivere impunemente le più grandi sciocchezze”. Continua a leggere

Cristina Campo

La tigre assenza

da Passo d’addio

For last year’s words belong to last years language
and next year’s words await another voice.


*
Si ripiegano i bianchi abiti estivi
e tu discendi sulla meridiana,
dolce Ottobre, e sui nidi.

Trema l’ultimo canto nelle altane
dove sole era l’ombra e ombra il sole,
tra gli affanni sopiti.

E mentre indugia tiepida la rosa
l’amara bacca già stilla il sapore
dei sorridenti addii. Continua a leggere