Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori

I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – La bellezza e l’inferno, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto La bellezza e l’inferno un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei media? Continua a leggere

“… l’assenza di un messia personale che arrivi e mi salvi…”. Dentro (e fuori) un libro di Giuseppe Genna, di Andrea Sartori

I. La fatica di un nuovo inizio. Il De Profundis di Giuseppe Genna (Italia De Profundis, Roma, minimum fax, 2008) è personale e collettivo. La fine figurata – del soggetto che scrive e della nazione – non è prossima ma è già avvenuta, è un che di acquisito che sta ormai alle spalle d’entrambi – alle nostre spalle – mentre i sopravvissuti a questa apocalisse in cifra, ovvero i viventi che comunque abitano il tempo odierno, cincischiano con un presente snaturato e de-umanizzato. Per costoro – inclusi Genna come scrittore e noi come lettori – il problema è dare inizio a qualche cosa d’altro. Continua a leggere

Articolare la sofferenza: il caso di Fritz Zorn, di Andrea Sartori

Pubblico di seguito, con leggere modifiche, parte del saggio Patire l’individuale. Sofferenza come critica in Löwenthal, Zorn e Žižek, che apparirà in «La società degli individui», anno XII, 2009. I passi sono tratti dal libro di Fritz Zorn, Marte. Il cavaliere, la morte e il diavolo, Gabriele Capelli Editore, Mendrisio 2006 (già Mondadori, Milano 1978, e prima ancora, nell’originale tedesco, Kindler Verlag, München 1977). In questa versione ho omesso, per facilitare la scorrevolezza della lettura, l’indicazione delle pagine. Ringrazio la redazione de «La società degli individui» per aver acconsentito all’estrapolazione.

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