Vivalascuola. Come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?

«“Come si fa a scrivere una poesia dopo Auschwitz?” chiese Adorno […] “e come si fa a fare pranzo dopo Auschwitz?” obiettò una volta Mark Strand. Comunque sia, la generazione a cui appartengo ha dimostrato di riuscire a scrivere quella poesia» (Iosif Brodskij, Discorso per il Nobel, 1987)

Verba manent
meditazione sulle parole dei testimoni in Shoah di Claude Lanzmann, 1985
di Maria Grazia Calandrone

Non era il mondo. Non era l’umanità. Non sembravano esseri umani. Invece, siamo capaci anche di questo. È una scelta.

Quando abbiamo aperto le fosse piangevamo tutti per quella legna marcia fatta di uomini – figuren. Avevamo davanti uno strato secco, una pianura di corpi che si sbriciolavano. Continua a leggere

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria, di Rosa Salvia

rosa salvia

di Daniele Santoro

Mi sta a cuore la trasparenza dell’aria (La Vita Felice, Milano, 2012) è il titolo dell’ultima raccolta di poesie di Rosa Salvia che riprende il primo verso dell’omonima poesia iniziale. Scelta non casuale e che impronta sin dall’incipit, all’insegna di una levità e grazia, questo canto dell’anima che si fa voce di un mondo interiore quanto mai ricco e variegato; canto che rende partecipe il lettore di quel capace immedesimarsi nelle cose quotidiane eppure solenni che solo sanno darci la varietà dell’essere umano, lo stupore della natura. Efficaci, incisive certe immagini poetiche che sincerano il frutto di una frequentazione della nostra (e anche classica) migliore tradizione quale si evince – sovente et scopertamente: da alcuni aulici lemmi (“agape”,“cinereo”); da certe costruzioni superlative (impreziosite da enjambement come in “bianchissimo buio”); da talune citazioni latine (“amica silentia lunae”); dagli espliciti richiami alla mitologia greco-romana (“nottola di Minerva”, “canto di Orfeo”); da certe descrizioni del paesaggio che non si risolvono mai in semplice bozzetto naturalistico, bensì invece in sintonico luogo dell’anima, come in questa strofa, per esempio: “uccelli d’anima che incidono / il pensiero / piegato al vento sacro della bellezza” dove l’isolata parola “pensiero” è incastonata efficacemente tra due quadri naturalistici. Continua a leggere