Gli ‘evoluti’ e gli ‘abbandonati’ di Telmo Pievani

Pievani Telmo
di Guido Michelone

Il nuovo testo del filosofo Telmo Pievani, Evoluti e abbandonati, richiede una lettura impegnativa, senza distrazioni e forse con un minimo di conoscenze storiche, biologiche, scientifiche, antropologiche, benché, fin dalla bella copertina di Tullio Pericoli (e dall’inserimento nella collana ‘Passaggi’ di Einaudi), venga spacciato come libro di divulgazione: e in effetti opera didattica lo è, ma ad altissimi, serissimi, profondissimi livelli sia per l’indiscussa competenza dell’Autore – professore di Filosofia delle Scienze Biologiche all’Università di Padova – sia per l’argomento trattato – il darwinismo ‘ieri’ e soprattutto ‘oggi’ – con un linguaggio e un’argomentazione che richiedono, a loro volta, uno sforzo di dialettica e di ragionamento, del resto voluto e inseguito da Darwin medesimo. Continua a leggere

D’erba o d’asfalto

da qui

Penso che le cose non stiano così. C’è qualcosa che viene trascurato, come sempre. I mass media non si accorgono di un movimento sotterraneo, inarrestabile, che spinge a una cura, un’attenzione, una santa insofferenza per l’ingiustizia che morde il mondo ogni momento. L’evoluzione ha senso solo quando abbatte i muri, condivide i beni, si rivolge all’angoscia dei più deboli. La donna e l’uomo del futuro sono quelli che usciranno dalla giungla, d’erba o d’asfalto non importa.

La parola del Darwin cattolico, di Vito Mancuso

Il Pontificio Consiglio della Cultura presieduto da mons. Gianfranco Ravasi si prepara a celebrare l’anniversario darwiniano con un convegno internazionale di alto profilo nel marzo 2009. Io penso che questa lodevole iniziativa sarà inevitabilmente monca se non farà i conti con il padre gesuita Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955), “il Darwin cattolico”, ineludibile convitato di pietra della Chiesa cattolica ogni volta che il tema è l’evoluzione. Sul “Corriere della Sera” del 20 settembre ho pubblicato una lettera aperta a mons. Ravasi, chiedendogli un gesto di apertura verso la teologia più attenta al dialogo con la scienza e per questo, talora, oggetto di sanzioni punitive da parte delle autorità ecclesiastiche. L’esempio più clamoroso tra quelli a noi più vicino è il gesuita Pierre Teilhard de Chardin, del quale ora desidero offrire una breve presentazione. Continua a leggere

Chi ha fatto fuori l’anima? Una storia in breve e qualche consiglio di lettura

di Maria Turchetto

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(pubblico, sul controverso ma fondamentale tema del riduzionismo, questo primo contributo, che, col cortese consenso dell’autrice, ho preso dalle sue pubblicazioni in rete. a.s.)

Credo che Alberto Savinio abbia ragione: anima è ormai per noi la parola di un lessico familiare infantile, una di quelle parole che «rimangono come suono anche dopo che sono morte come significato». Una parola che ha rivestito tanti significati, ha avuto tante valenze, ha attraversato una storia millenaria, è stata al centro di dispute religiose, stiracchiata da tutte le parti, girata, rigirata, stressata all’inverosimile. Non poteva che finire così, povera anima: un logoro straccetto linguistico, un suono dal significato vago. Scienziati, filosofi, psicologi non l’usano più. Forse nemmeno i poeti. Sta nel vecchio baule dei termini desueti e delle espressioni abusate, ad aspettare che qualcuno la ritiri fuori e scuota via un po’ di polvere: che un paroliere la infili in una canzone d’amore, un prete in una predica, o magari un giornalista sportivo si ricordi quel modo di dire: «il tal giocatore è l’anima della squadra». Continua a leggere