Che figura! L’accumulazione

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Perchè parlare di figure retoriche? e perchè proprio dell’accumulazione?
Provo a rispondere partendo au contraire, dall’opposto dell’accumulazione: la sottrazione.
“Un buon scrittore non deve mai spiegare..” diceva Ennio Flaiano.
E’ opinione diffusa e condivisa che il lavoro dello scrittore debba essere di sottrazione. Il non detto ha fascino, ed è efficace, a condizione che quello che si omette sia conosciuto e dominato dall’autore. Altrimenti ciò che è fuori dal testo resta anche fuori dalla comprensione del lettore.
Fior di scrittori hanno raggiunto grandiosi risultati utilizzando le figure retoriche che rientrano nel gruppo della sottrazione. Tanto per gradire, un piccolo esempio, tratto dal romanzo d’esordio di Davide Longo, Un mattino a Irgalem: Continua a leggere

Il campanile dello scrittore

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In principio furono Cesare Pavese, Primo levi, Italo Calvino, Beppe Fenoglio e Natalia Ginzburg, così inizia un articoletto uscito giorni fa sul Sole 24 Ore, nell’inserto dedicato al Piemonte (e già cominciamo maluccio dimenticando un Grande come Giovanni Arpino).
Titolo: Gli scrittori piemontesi scalano le classifiche.
Sottotitolo: L’area subalpina si conferma terreno fertile per giovani talenti.
Segue elenco di autori subalpini più o meno piedistallati, dal più stagionato al più giovane, da Carlo Fruttero alla rivelazione dell’anno, Paolo Giordano. I nomi citati sono parecchi, tutti più o meno noti, anche se mancano i due che prediligo, Sebastiano Vassalli e Davide Longo. Continua a leggere