RIPRENDIAMOCI LA SOVRANITA’ E LA DEMOCRAZIA

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IL CONTESTO REFERENDARIO DI QUESTI MESI NON E’ SOLO UN’OCCASIONE STORICA PER RAGIONARE SULLO STATO REALE DELLA NOSTRA DEMOCRAZIA E SOVRANITA’, RISPETTO A QUELLE DISEGNATE SULLA CARTA COSTITUZIONALE, E COME ANDREBBERO A CAMBIARE A SEGUITO DELLA RIFORMA. QUESTO BRAINSTORMING QUOTIDIANO – TRA INTERPRETAZIONI E INTERVENTI DA PARTE DEI MASSIMI ESPERTI, PROPAGANDA E INFORMAZIONE SUI MEDIA, E LIBERO E INTENSO CONFRONTO SUI SOCIAL NETWORK – STA ORIGINANDO UNA MAGGIORE CONOSCENZA DEL TEMA E DUNQUE UNA CONSAPEVOLEZZA PIU’ DIFFUSA, NEI CITTADINI, CHE POTREBBE APRIRE AL CAMBIAMENTO ATTRAVERSO L’ELABORAZIONE DI MIGLIORI REGOLE CHE GARANTISCANO UNA SOCIETA’ PIU’ DEMOCRATICA E MENO INGIUSTA.

 

Il regionalismo è morto, ha affermato qualche settimana fa il prof. Valerio Onida (Presidente emerito della Corte Costituzionale) in una trasmissione di La7, perché il Parlamento non ha mai voluto emanare i principi riguardanti le materie di legislazione concorrente. L’art. 117 Cost. recita infatti: “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei principî fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato”. Continua a leggere

“QUI SI (RI)FÀ LA DEMOCRAZIA O SI MUORE. PER UNA NUOVA PRATICA DEMOCRATICA” di Giovanni NUSCIS

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Il 9 e 10 gennaio si è tenuto a Bologna un incontro nazionale organizzato dall’associazione “PrimaLePersone, per l’Assemblea Permanente” dal titolo “Dalla rappresentanza politica all’autorappresentanza del mondo sociale”.

 

Chi ha partecipato all’incontro di Bologna, come lo scrivente, ha avuto la conferma che si sia imboccata finalmente la strada verso una qualità di relazioni e di pratiche politiche autenticamente democratiche, nel confronto e nelle decisioni. Senza per questo sottovalutare le difficoltà e le resistenze nel passaggio tra il sistema politico attuale (antidemocratico, corrotto, liberticida) e quello auspicato (inclusivo, aperto, fortemente etico, coerente con lo spirito e i principi della Costituzione repubblicana).

E come in ogni fase storica di decadenza – in larga parte segnata, nel nostro caso, dal modello economico impostoci (quello neoliberista, forte anche del condizionamento dell’informazione e del sistema culturale) che  genera guerre, povertà, distruzione, avvelenamento dell’ambiente, spreco e depauperamento di risorse –  il seme di questa società in metastasi dovrà necessariamente morire perché si generi nuovo frutto. Continua a leggere

Democrazia e nuovo Parlamento

Il percorso verso una democrazia reale –  il cui punto focale è il metodo, quel “metodo democratico” previsto dall’art. 49 della Costituzione, nel confronto di idee e di interessi  e nelle scelte finali – sarà lungo, ed è evidente la  fragilità, in varia misura, dei soggetti politici presenti ora in Parlamento per rappresentarci.  E’ altresì evidente, per le ragioni che sappiamo, che essi non potranno rispondere a tutte le attese di cambiamento. Non per questo, però, potranno disattenderle per quanto sarà loro possibile, riguardo almeno alle priorità indilazionabili. Continua a leggere

Saviano e la «potenza vitale della scrittura», di Andrea Sartori

I. Un nuovo libro? In questi mesi è stato più volte rimarcato come il secondo libro di Roberto Saviano – La bellezza e l’inferno, Milano, Mondadori, 2009 – non sia un vero e proprio libro inedito, caratterizzato da una sua organicità testuale, da un’identità compatta e riconoscibile, ma una raccolta di interventi già apparsi altrove, quasi si volesse classificare come disdicevole l’operazione editoriale in sé, alla base della pubblicazione. Se tuttavia prendessimo sul serio il pensiero espresso da Saviano nell’introduzione – «Questo libro va ai miei lettori. A chi ha reso possibile che Gomorra diventasse un testo pericoloso per certi poteri che hanno bisogno di silenzio e ombra» – ci troveremmo condotti a riflettere su una responsabilità: quella consistente nel ricambiare il gesto di scrittura dell’autore con un’attività di lettura, di appropriazione, che non renda affatto La bellezza e l’inferno un prodotto neutrale ed inoffensivo, ovvero schiacciato, quanto al suo significato, su delle onnipresenti logiche di consumo. Saviano scrive, e con ottimi risultati, rendendosi refrattario all’incasellamento in un genere, ma egli sembra anche dirci che c’è modo e modo di leggere. L’autore, infatti, mette in conto di porci nel «pericolo di leggere», ovvero in un pericolo analogo a quello in cui egli incorre scrivendo. Qual è dunque una logica probabile, o un senso possibile, di un testo come questo, che mette a disposizione quanto è già passato nei media? Continua a leggere

Quanto vale quel simbolo

di Vito Mancuso

Dietro la sentenza della Corte europea dei diritti dell’ uomo di Strasburgo vi è la preoccupazione in sé legittima di tutelare la libertà, in particolare la libertà religiosa dei bambini che potrebbe venir minacciata dalla presenza di un crocifisso nelle aule scolastiche. In realtà vi sono precisi motivi che rivelano l’ infondatezza di tale preoccupazione, e mostrano al contrario che dal crocifisso scaturisce uno sprone all’ esercizio della libertà in modo giusto e coraggioso. Il primo di questi motivi si può esprimere con le parole con cui domenica scorsa Eugenio Scalfari concludeva il suo articolo, quando, rivolgendosi al cardinal Martini e dopo aver ribadito il suo ateismo, scriveva: “Sia lei che io sentiamo nel cuore il messaggio che incita all’ amore del prossimo.A lei lo invita il suo Dioe il Cristo che si è incarnato; a me lo manda Gesù, nato a Nazaret o non importa dove, uomo tra gli uomini, nel quale l’ amore prevalse sul potere”. Da queste parole schiettamente laiche appare che il simbolo del crocifisso è un invito all’ amore universale, in particolare a quell’ amore che non teme di scontrarsi con l’ arroganza e la forza del potere. Ma se è lecito scrivere come fa Scalfari che in Gesù l’ amore prevalse sul potere, è altrettanto lecito vedere nella sua croce l’ esatto opposto, cioè la prevalenza del potere sull’ amore. Continua a leggere