Mi piace

Oggi domina il “mi piace”: la gioia sembra consistere in questo segno grafico che può assumere diverse forme: un sorriso, un cuoricino. Il Vangelo dice, invece, che la gioia sta nel cercare ciò che piace a Dio: solo il Cuore di Cristo è in grado di rispondere al nostro desiderio più profondo.

Sguardo

Diciamo sempre di guardare Gesù, ma è Lui che ci guarda per primo. Basta pensare al Padre misericordioso della parabola, che scruta la strada deserta sperando che il figlio ritorni, dal paese lontano in cui si trova. Appena ci voltiamo, cogliamo il suo sguardo trepidante, il suo ardente desiderio di abbracciarci.

Al nuovo giorno

La fede è desiderio, come dice Agostino, e se desideri amare, stai già amando. Possiamo liberarci dai sensi di inadeguatezza, dallo scoraggiamento che ci prende pensando di esserne incapaci. Desideriamo? Stiamo amando. Il cuore esce dal gelo, si riscalda, rivive, al nuovo giorno.

Ho sete

Dobbiamo chiedere la sete: sete di amore. Desiderare senza limiti, perché il desiderio moltiplica se stesso, e crea un legame che cresce di continuo: questa è la natura dell’amore. Pensiamo a quanto ci ama il Cristo, lasciamoci toccare dal rimpianto di ricambiarlo così poco. Non si ama mai troppo, e chi più ama, più entra nella vita.

Sete

Gesù ha sete di noi, ci vuole come Lui, perché è l’unico modo per essere felici. Per questo ci invita a seguire le sue orme, ad agire e tacere, per il bene, come facevano Lui e la sua famiglia, nei trent’anni della vita nascosta. Che influenza sul loro vicinato! Seminare bontà, seminare amore, soprattutto sui malvagi, raccomanda il Cristo alla Bossis: specchiarsi nel desiderio infinito di un Dio che ama solamente.

Immagini

Uno dei grandi equivoci, riguardo al Cristianesimo, è pensare che reprima i desideri. Dio, al contrario, vuole che desideriamo ardentemente. Lui stesso lo fa, e noi siamo a sua immagine. Agostino d’Ippona lo aveva compreso, quando affermava che la fede è desiderio. Quindi, basta con l’algido cipiglio di certi ceffi tristi: desideriamo la pace e la gioia del nostro Dio.

Inseguendo chimere


Dio vuol essere amato: questa verità non smette di stupirci. Aspetta un cenno, un nostro desiderio, anche un minimo inizio di cammino, il resto lo fa Lui. Soffre se si sente estraneo, se è messo da parte. La nostra missione è farlo amare, portargli anime, senza stancarci: anche se gli occhi e gli orecchi sembrassero rivolti altrove, inseguendo chimere.

Dritto al cuore


Aspettiamo tante cose: la laurea, l’amore, la fine del mese. Le nostre attese sono variegate: una partenza, un incontro, il risultato di un’analisi. Eppure, nel Pater, Cristo ha evidenziato l’unica attesa che conti veramente: venga il tuo regno. Questo è il desiderio più profondo, la cui realizzazione possiamo anticipare con la preghiera intensa, la supplica che mira dritto al cuore, sicura di colpire: vieni, vieni, vieni Signore Gesù.

Zaccheo


La grandezza di Zaccheo è nel desiderio: nulla può fermarlo. Salendo sull’albero, si espone al ridicolo: ci rimette la faccia, ma guadagna il Cristo. Desiderarlo così, al punto da dimenticare chi sta intorno, disinteressandosi del giudizio altrui: questa è la lezione memorabile del pubblicano. Per eguagliarlo, invochiamo lo Spirito: scendi in noi, accresci il nostro zelo, donaci il sacro interesse di Zaccheo.

Come imparare


Gesù ci chiede di non lasciarlo solo: nell’orto degli ulivi, per esempio, nell’eterno presente dell’agonia terribile – in Dio tutto è presente -, in cui non è che un povero uomo sofferente, che ha bisogno dei suoi. Non lo amiamo di più, standogli accanto nei momenti bui? Questo vuole che impariamo, e già desiderarlo è amare. Con Lui l’esito è certo: chiediamogli d’intervenire, e lo farà. Aspiriamo al carisma più grande, l’amore-agape, e Lui ce lo darà.

Il contrario


Ultimamente, mi soffermo sempre più su questo dato: la fede è desiderio. Ci insegnano, spesso, a non desiderare, a esercitarci nel distacco: ma la vita è il contrario, è un volere con intensità, con tutto il cuore, l’anima e la mente, come dice la Bibbia. Desidero Gesù: dovremmo ripeterlo, offrirgli ogni piccola cosa che facciamo, sapendo che Lui desidera noi, quanto nemmeno possiamo immaginare. Se Dio è amore, deve amare in un modo infinito: corrispondere significa stare nell’eterno, nell’unione più felice che ci sia.

Desideri

da qui

La fede è desiderio, dice Agostino. Ma desiderio di che? Di un Dio che non si vede, che non posso toccare, odorare, di cui non ho tracce sensibili, di qualcosa che sfugge a un approccio concreto?
È il problema della perdita del coniuge: il prete si affretta a consigliare un rapporto trascendente, un’unione degli spiriti, ancora più profonda di quella vissuta fino a allora. Ma fa un buco nell’acqua. Basta una semplice obiezione: ci abbracciavamo, ci facevamo compagnia; mi manca la sua fisicità. C’è poco da opporre.
Desiderare Dio: perché sia possibile, è necessario sfondare la barriera dei sensi, provare il gusto che nasce da un cuore unificato, assaporare l’affrancamento dagli istinti, accedere a un abbraccio che non è di carne, ma di più, perché è tutta la persona a essere coinvolta, nella sua radice più profonda.
Lo voglio così, Gesù: il Tutto, per me e con me. L’abbraccio puro e totale, che supera ogni altro desiderio.

De-sidera


Il peggio è smettere di desiderare. Qualcuno, tuttavia, lo propone, anche nelle filosofie più note, anche in un certo modo di intendere la religione. Non desiderare per non soffrire, per non trasgredire, per non essere legati al proprio io.
Non c’è niente di più falso e nocivo. La vita è desiderio: se voglio ricevere il dono che mi arriva da lontano, dal Cielo, devo desiderare ardentemente.
Non facciamoci ingannare su una questione così decisiva. Impariamo, piuttosto, a dirigere il nostro desiderio, ad aprire il cuore a ciò che costruisce, e non a ciò che distrugge.
E, come per miracolo, cominceremo a vivere.