Il cacciatore splendido splendente

di Mauro Baldrati

Giampaolo Pansa mi ricorda i cacciatori romagnoli degli anni Settanta, appassionati fino al limite del fanatismo, aggressivi e furiosi con chiunque si azzardava a mettere in dubbio che sparare ai pennuti e alle lepri fosse uno sport.
Il cacciatore Pansa ha scelto come terreno di attività l’editoria, i giornali, i libri. La sua riserva privata è una rubrica che esce ogni settimana sull’Espresso, il Bestiario. Da questa postazione bracca soprattutto gli esponenti dell’opposizione, che sono le sue prede preferite. I cacciatori romagnoli si dilettavano in varie specialità, il fagiano, la lepre, la starna; lui va a oppositori. Ha cacciato per anni nella riserva protetta della Resistenza, scrivendo libri che hanno suscitato le reazioni dell’Anpi, che ha scritto, in un documento: “L’aspetto più anacronistico di La grande bugia è che il suo autore sembra avere come riferimento una produzione storiografica ormai decisamente superata e forse da lui poco o per nulla conosciuta”. E lui, forse per una sorta di ritorno alle vecchie passioni, o per vendetta, ha definito l’Anpi “una piccola setta di fanatici che non conta niente.”

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