Aperitivo beat

IL BARDO PSICHEDELICO DI NEAL
romanzo di Dianella Bardelli

L’autrice trae spunto per il suo romanzo dalle ultime ore di Neal Cassady. Immagina il suo ultimo viaggio tra visioni, pensieri e ricordi. Neal si ritrova nello stadio intermedio tra la morte e la rinascita: il suo Bardo. Il deserto del Messico si colora, si trasfigura e si anima di incontri… Jack Kerouac e Allen Ginsberg, arrivano a bordo dell’autobus psichedelico di Ken Kesey, invitano Neal a salire e a ripartire con loro ma lui rifiuta. Un romanzo psichedelico, denso, poetico e musicale, con illustrazioni di Matteo Guarnaccia. Neal Cassady, grazie a Jack Kerouac ed al suo libro On the Road, è stato uno dei simboli della Beat generation. Infatti sotto il nome di fantasia di Dean Moriarty si celava proprio Neal che ispirò a Kerouac anche un altro lavoro, Visioni di Cody.

Presentazione del romanzo martedì 19 giugno alla Libreria Modo Infoshop

di Via Mascarella 24/b Bologna, ore 19.

Al sax Antonio Sovrani

con Dianella Bardelli
Mauro Baldrati

Chi era Tenzin Choedron?

Tenzin Choedron

di Dianella Bardelli

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L’11 Febbraio scorso una monaca tibetana di 18 anni di nome Tenzin Choedron si è uccisa bruciandosi viva. Il fatto è avvenuto vicino a Ngaba nella provincia sud occidentale del Sichuan, nei pressi del monastero in cui la la ragazza viveva, il Mamae Deechen Choekhorling Nunnery. Tenzin Choedron ha scelto per questo suo gesto estremo lo stesso luogo in cui nel novembre del 2011 si era uccisa nello stesso modo un’altra monaca proveniente dallo stesso monastero femminile, di soli 20 anni.
Il villaggio da cui proveniva Tenzin Choedron si chiama ”Ri-a-luo” (In tibetanoReruwa), nel distretto di Ngaba. Qui aveva frequentato la scuola primaria e dopo era diventata monaca. La sua famiglia è formata da 12 persone, e lei era la più grande di 4 tra fratelli e sorelle. Pare fosse una ragazza silenziosa, che seguiva le regole monastiche e studiava molto, chi l’ha conosciuta ora di lei dice che era intelligente quanto coraggiosa.

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Francesco D’Assisi, “Cantico di Frate Sole” e “Della vera e perfetta letizia”

Francesco D’Assisi, Cantico di Frate Sole e Della vera e perfetta letizia, in Gli scritti di Francesco e Chiara d’Assisi

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di Dianella Bardelli

Avevo voglia di scrivere qualcosa sul Natale, e non so perché mi è venuto in mente Francesco D’Assisi e il suo Cantico di Frate Sole. Apparentemente c’entra poco con il Natale, ma nessuno più di lui evoca in me la santità come qualità prettamente umana che deriva però da quel qualcosa di divino che è nel mondo e nelle sue creature. Ma non avevo questo testo e così sono andata dal parroco del mio paese per farmelo prestare. Lo scritto si trova all’interno di un libro antologico che contiene, per quando riguarda Francesco, tra l’altro, la Regola, il Testamento, molte lettere e le Laudi e preghiere, tra cui il Cantico di Frate Sole.
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“Credimi quando ti dico che tu sei bellissimo” & “L’amore è una forza che scioglie la pelle…” (2/2). Racconti di Dianella Bardelli

di Dianella Bardelli
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Credimi quando ti dico che tu sei bellissimo

Bill per Lenore era Krishna o se volete Shiva; era la divinità tutta al maschile davanti alla divinità tutta femminile, Radha o se volete Shakti.
Ma se vogliamo paragonare Bill ad un archetipo più umano, più vicino anche fisicamente a come lui realmente era, dovremmo parlare del mito dell’uomo selvaggio. Lui non era un hippy nel senso comune del termine, non era tutto fiori e balli, no, lui era il prototipo del selvatico, ma nel senso buono, non buono…, nel senso interessante; di lui, quelli che ne parlano ancora, dicono che fosse proprio macho, totalmente soggiogato alla propria libidine, ai propri desideri, non c’era nulla di riflessivo in lui, nulla di ciò che noi comunemente definiamo razionale.
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“Bill e Lenore” & “Bill se ne va” (1 /2). Racconti di Dianella Bardelli

di Dianella Bardelli
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Bill e Lenore

Quando Bill incontrò per la prima volta Lenore nella sede di una cooperativa di scrittori era il 1966. Questo lo dice Peter Coyote nel suo bel libro autobiografico Sleeping where I fall.
Era la stanza di uno scrittore che abitava in una grande e malandata casa vittoriana di Hightsbury, dove vivevano un sacco di artisti, uno la prendeva in affitto e poi subaffittava le stanze che non gli servivano; così questo scrittore che viveva in una di queste case aveva trasformato la sua stanza nella sede della cooperativa di scrittori che aveva contribuito a fondare. Erano una decina gli scrittori che ne facevano parte, oltre a Lenore c’erano altre due donne in questo gruppo, ma poi a scrivere gli articoli che si mandavano alle riviste underground erano solo in tre. C’erano tre tavoli in quella stanza, uno diverso dall’altro, erano una specie di piccoli banchi di scuola, ma uno diverso dall’altro per altezza e per fattura. Sarebbero andati bene per dei bambini di dieci anni, invece li usavano per scrivere i loro articoli tre ragazzoni dai 20 ai 25 anni; non avevano delle vere sedie per scrivere a quei tavoli, ma due seggioline di legno tipo stanza dei bambini e una seggiolina addirittura di vimini. Una cosa tutta da ridere oggi, voglio dire che oggi sarebbe una cosa tutta da ridere, userebbero quei tavolini e quelle seggioline per fare la parodia della cooperativa di scrittori anni ’60; invece c’è una fotografia che li ritrae seduti in quelle seggioline serissimi e concentrati su quello che stanno scrivendo.
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“La mancanza”, di Dianella Bardelli

[Egon Schiele, Donna seduta con un ginocchio piegato (1917)]

di Dianella Bardelli

Guardando i vestiti la sua mancanza si fa cotone, organza dai mille colori sgargianti, si fa pizzo da pochi soldi. Nella mancanza tutto splende, seduce, diventa bello e irraggiungibile. Lei passa tra le file di appendiabiti, tra camice tutte uguali ma di differente colore e pantaloni estivi di fogge diverse, strettissimi, larghissimi, a vita bassa, all’orientale, di cotone grosso o trasparente. Roba da poco, pensa, ma come è bella! Bella della “sua” assenza.

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“L’autobus dei Pranksters”, di Dianella Bardelli

di Dianella Bardelli*

L’autobus dei Pranksters non è solo tutto colorato e lucido pieno di stelline su un cielo blu pieno di strisce e festoni azzurri e rossi- e tutto dorato- no, non è solo questo- l’autobus ride- se la ride tutto il tempo soprattutto quando viaggia e sulla torretta i Grateful Dead sparano la loro musica  e Ken dirige, non solo sull’autobus- Ken dalla torretta dirige e fa vibrare il mondo- il mondo e le strade e le paludi e i boschi che i Pranksters attraversano- e così sotto la direzione di Ken il mondo si illumina e pulsa e danza interiormente.

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