Un giorno di Dio


Gesù chiede alla Bossis di dividere il giorno in tre parti: la mattina col Padre; da mezzogiorno, lasciarsi dare il Figlio, che la sera e la notte la consegna allo Spirito Santo. È una giornata all’insegna della Trinità, che prende sempre più spazio, guida la persona nei pensieri, nelle parole, nelle azioni. C’è qualcosa di meglio? I Padri della Chiesa dicevano che l’uomo abbandona il peccato solo se trova qualcosa di più bello: un giorno tutto di Dio ne è l’esempio più eloquente.

A modo suo


Gesù è fatto a modo suo. Del resto è Dio. Per esempio, a Lui serve che facciamo il primo passo, poi ci dà tutto. Dovremmo pensare più a Lui che a noi: è il Creatore, ci ama a dismisura. Non entrerà se gli apriamo la porta? Non ci darà ciò che chiede il nostro desiderio più profondo?

Evocazioni

da qui

Le persone con cui stiamo bene ricordano che nella vita c’è una presenza che acquieta e che guarisce. Non trovo niente di meglio, per esprimerlo, del testo in cui Agostino d’Ippona dichiara a Dio il suo amore: tardi ti amai, bellezza tanto antica e tanto nuova. È utile rileggerlo, o ascoltarlo.

L’anima di Dio


Gesù è diviso. Diviso fra il desiderio di risparmiarci la prova – perché ci ama e sa quanto costi, essendo passato Lui stesso per ogni genere di lotte – e quello di lasciarci misurare nello scontro per meritare la bella ricompensa, l’appagamento profondo delle nostre migliori aspirazioni. Se imparassimo a conoscere il suo cuore, apprezzeremmo più adeguatamente le gioie e i dolori della vita, dando a ogni esperienza il giusto peso e la giusta prospettiva, entrando un po’ di più nell’anima di Dio.

L’affare


Non avrai altro Dio all’infuori di me. Il Signore la sa lunga. Si rende conto che siamo divisi fra opposte religioni: la fede in Lui e quella nel denaro. Dio o mammona. Quest’ultima parola deriva da “amen”: molti legano la loro vita, affidano la stabilità dell’esistenza (questo vuol dire amen) al possesso dei soldi. È il solito dilemma: avere o essere. Se adoro il denaro, divento materia, mi irrigidisco nell’avere; se adoro Dio, la mia anima si libera, attinge alla fonte stessa dell’essere, fluisce come spirito. A noi la scelta, come sempre. Il bene, però, conviene: è l’affare migliore che possiamo fare.

Poeti


Il mondo è pieno di poeti, e non è grave. Grave è che tanti si spaccino per tali, mentre ostentano sentimenti logori che contraddicono l’idea stessa di arte creativa. In un libro memorabile – “Lettere a un giovane poeta”-, Rilke traccia il profilo dell’artista autentico, quello che legge la realtà con occhi nuovi. Come aveva intuito Wim Wenders, solo un bambino vede gli angeli, il cielo, si accorge della bellezza di un’alba o di un tramonto, dei regali mai banali o retorici di Dio.

Chi è il Dio?


Noi credenti abbiamo un Dio. E un Figlio di Dio. E uno Spirito Santo. Roba da passarci la giornata, da riempirci le ore: con le Scritture, i sacramenti, le opere di carità.
E invece che facciamo? Pensiamo a noi stessi, ai nodi inestricabili dell’Io.
Verrebbe da chiedersi: ma chi è il vero Dio? Lui o noi? Se fosse Lui, avrebbe diritto a più attenzione. Un Dio lo è o non lo è: tutto il resto è noia, diceva quello.

La risposta

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Dio si presta a equivoci. Molti lo vedono come un padrone esigente, altri come un sovrano indifferente al destino dei suoi servi. Uno dei peccati che si confessano più spesso è la bestemmia. Curiosamente, anche in negativo: padre, io non bestemmio; excusatio non petita che la dice lunga sulla possibilità che il fatto avvenga. Di Dio, si ignora il dato certo: Egli ama al di là di ogni misura, ci accoglie così come siamo, disponibile a fare tutto Lui, a cambiarci, per renderci felici. Perché non ci crediamo? Perché non lo vediamo per quello che è davvero?
La risposta, diceva un ebreo, soffia nel vento, la risposta soffia nel vento.

Desideri

da qui

La fede è desiderio, dice Agostino. Ma desiderio di che? Di un Dio che non si vede, che non posso toccare, odorare, di cui non ho tracce sensibili, di qualcosa che sfugge a un approccio concreto?
È il problema della perdita del coniuge: il prete si affretta a consigliare un rapporto trascendente, un’unione degli spiriti, ancora più profonda di quella vissuta fino a allora. Ma fa un buco nell’acqua. Basta una semplice obiezione: ci abbracciavamo, ci facevamo compagnia; mi manca la sua fisicità. C’è poco da opporre.
Desiderare Dio: perché sia possibile, è necessario sfondare la barriera dei sensi, provare il gusto che nasce da un cuore unificato, assaporare l’affrancamento dagli istinti, accedere a un abbraccio che non è di carne, ma di più, perché è tutta la persona a essere coinvolta, nella sua radice più profonda.
Lo voglio così, Gesù: il Tutto, per me e con me. L’abbraccio puro e totale, che supera ogni altro desiderio.

Menù


Non siamo normali, dobbiamo riconoscerlo. Dio ci propone la sua intimità e noi andiamo a mendicare un po’ di piacere, o di potere, o di possesso. È come al pranzo di nozze di una mia sorella, in cui mi concentrai sulla pizza, la mozzarella e gli affettati pensando che fossero il tutto del banchetto, mentre erano solo l’antipasto. Di appetito, ne rimase poco.
Gestiamo la fame di vita con pietanze di scarsa qualità, convinti che ci possano saziare, che sia l’intero menù imbanditoci dal fato, mentre il Progetto prevede la “gloria”, come scrive san Paolo, l’intimità luminosa, avvolgente, profondissima con Dio. Questione di gusti. Ma se qualcuno ci dà del salame non prendiamocela troppo.

Animali, creature di Dio

Articolo di Evi Mibelli


Padre Luigi Lorenzetti è considerato, negli ambienti ecclesiali, un assoluto punto di riferimento nel campo della teologia e della dottrina morale. Sacerdote dehoniano, laureato in teologia morale, è stato Presidente dell’Associazione Teologica Italiana per lo studio della morale (Atism) e insegna teologia morale presso lo Studio Teologico S.Antonio di Bologna e all’Istituto Superiore delle Scienze di Trento.
Perchè parlare di lui? Per cosa si distingue dai suoi colleghi di fede? Tra i tanti valori cristiani promossi nel suo operato ecumenico uno, apparentemente ‘secondario’, appare foriero di profonde riflessioni sull’agire dell’uomo e del suo rapporto con Dio: gli animali. Continua a leggere

Codice 127ghp25 – di Franz Krauspenhaar

127ghp25

era un codice bancario, londonderry, nel fischiare inesatto delle bombe.

no, solo per dire che la banca è africana, è boliviana mentre il Che spara

e poi muore, è vietnamita mentre gli americani lanciano Corn Flakes

mortali. E’ tutto banca. BANCA. dinero santo. responsabile e subisce

inflazioni senza problemi evidenti. Banca mia banca mia godevole

troia banca, ti amo perchè sei sadica e io masochista così mi giri il culo

verso occidente, ecco, sai, l’amore è una strana combinazione di vita

e morte. traballante. sincera. cosmica nel farsi prodotto interno, (lordo.)

la banca amore. l’amore banca. ogni bancario amore. ogni amore al saldo.

anche i bancari hanno un’algida. amore verde dollaro, amore copeco, da due soldi, amore euro, impoverito

l’amore fregatura, la patacca, la svendita TOTALE. Continua a leggere

Da quando sono entrato in politica

Da quando sono entrato in politica non credo più in niente. Ne ho viste troppe: la verità rovesciata in menzogna, la programmazione del falso, l’eliminazione violenta di ogni ostacolo, la ruberia elevata a comandamento. Non so perché continuo a stare qui; c’è una forza che mi attrae, ma non riesco a darle un nome. La sera, quando torno a casa, cerco invano di distendermi. Qualcosa mi consuma gli intestini, e lavora dentro, contro di me. Mi passano davanti le immagini di persone che credono in noi, che ci hanno messo la faccia, e in qualche modo la vita. Se c’è un Dio, ce la farà pagare. Ogni tanto leggo il vangelo: mi spaventa quella cosa che chiamano Geenna, dove sarà pianto e stridore di denti. Vedo gente disperarsi, mentre noi ridiamo per come siamo capaci di infinocchiare il mondo. Penso che Dio, se c’è, ci punirà  per questo: per non esserci commossi di fronte al debole che crolla, fra le nostre risate. Eppure Dio me lo immagino con la faccia di Rutger Hauer. Ecco, Dio è un santo bevitore, che ha bisogno di stordirsi per reggere ogni giorno il male del mondo. Vive sugli argini spogli del lungofiume, col vestito logoro e la camicia gualcita. Beve, mentre noi ridiamo. Non credo più in niente, da quando ho visto Dio dormire su una panchina, con la bottiglia che gli pendeva da una mano. Da quando sono entrato in politica, ho capito che lui dorme ogni notte sui giornali, con gli occhi azzurri pieni di lacrime, nell’eterna umidità del lungofiume.

versione audio

A CHE ORA È LA FINE DEL MONDO?

«It’s the end of the world as we know it»: è la fine del mondo, per come si conosce. Che cosa? Il termine «fine»? Il termine «mondo»? «Fine del mondo» è il termine, è la fase terminale? Rapid Eye Movement e l’occhio in moto ratto – ruba al sonno percezioni e previsioni: catastrofi e pronostici. Profezie e calcoli. Clima e Cern, Big Crunch e Calendario Maya, Asteroidi e Apocalissi, Giudizio Universale e Totocataclisma. Continua a leggere

Credere in Dio? (quinta puntata – Opinione personale)

Nei post precedenti ho cercato di fare divulgazione, e cioè di dar conto degli argomenti pro o contro l’esistenza di Dio nel modo più obbiettivo possibile, cercando di dipanare i contorcimenti mentali di cui si compiacciono i filosofi professionisti. Ma ora devo affrontare il quinto argomento di Tommaso (che coincide con il terzo di Kant) e cioè la necessità di dare un senso alla vita umana e all’universo. Qui devo ammettere che faccio fatica a essere obbiettivo.
Il senso dell’universo, lo confesso, non è cosa che mi tolga il sonno. È un problema che mi pongo, naturalmente; ma con la stessa freddezza con cui analizzo l’argomento ontologico. Ciò che invece mi tocca profondamente è il senso della vita, la mia vita. E questo, se da un lato mi fa sospettare di essere sulla strada di un argomento convincente, dall’altro mi fa temere di non saperlo valutare in modo spassionato. Continua a leggere

Credere in Dio (quarta puntata – Gli indizi)

Torniamo al problema originale: è possibile provare se Dio esiste o no? Come si può evitare di cadere nel tranello di una logica ristretta o nei paradossi dell’autoreferenzialità?
Si può provare a prendere una strada che non sia l’analisi di un concetto. Si possono andare a cercare dei punti di partenza nella realtà. Per esempio nella fisica, nella morale, nell’estetica. Tommaso d’Aquino individuò cinque di questi punti di partenza, Kant tre.
Le strade prese da Tommaso (le riporto con un po’ di editing) sono le seguenti: Continua a leggere

Credere in Dio? (terza puntata – C’è chi dice no)

Nel doppio binario su cui cammina la Dea Ragione si incontra di tutto. C’è chi preconizza l’avvento dello Spirito Assoluto, ma c’è anche chi proclama: “L’uomo è ciò che mangia”. Per di più, i binari non sono paralleli: ogni tanto si intersecano, si scambiano idee, se le prestano e se le restituiscono. Marx mette insieme la dialettica di Hegel e il materialismo di Feuerbach. Spencer sostituisce la dialettica con l’evoluzione. Nietzsche aggiunge la volontà di potenza, il superuomo e l’eterno ritorno.
Stranamente, i figli dell’illuminismo non si preoccupano di dimostrare le loro tesi con dei sillogismi: per lo più le propongono in forma di assiomi, come se fossero verità evidenti di per se stesse. Spesso si lasciano andare a vere e proprie profezie. La prova di ciò che predicano, più che da esperimenti o dimostrazioni razionali, la aspettano dalla diffusione e dal successo. E così le dottrine che procedono dalla vittoria della Dea Ragione adottano il metodo dei predicatori di religioni e di dottrine esoteriche. Il Così parlò Zarathustra è costruito anche formalmente in modo da presentarsi come un anti-Vangelo. Continua a leggere

Credere in Dio? (Seconda puntata – Il ribaltamento)

Ed ecco il ribaltamento alla maniera di Raymond Chandler: credevamo che l’argomento di Anselmo volesse dimostrare che Dio esiste, ma in realtà dimostra tutt’altro.
Kant era già quasi arrivato a dirlo a chiare lettere, ma se ne era trattenuto per una specie di timore reverenziale. Si era limitato a dire che l’argomento ontologico non contiene errori e dunque non è criticabile, ma che non raggiunge lo scopo per cui era stato pensato. A duecentoventisette anni di distanza, possiamo fare qualche passo avanti su questa linea di pensiero. Continua a leggere

Credere in Dio? (Prima puntata – La prova)

Questo post e i seguenti partono dal presupposto che nessuno è tenuto ad avere l’hobby della filosofia, ma che almeno una volta nella vita tutti si trovano di fronte al problema dell’esistenza di Dio. Fra gli “intellettuali” italiani è diffusa l’idea che certi argomenti, come la storia o la filosofia, debbano essere riservati agli addetti ai lavori, e hanno sempre fatto il possibile per escludere le masse da certi discorsi. Però ultimamente sembra esserci un risveglio di interesse per Dio. Vito Mancuso con “L’anima e il suo destino” ha avuto un grande successo; Eugenio Scalfari, dopo aver girato a lungo intorno al tema, l’ha preso di petto nel suo ultimo libro; i pamphlets pro-ateismo di Piergiorgio Odifreddi sono diventati dei best seller; su un blog prestigioso come Nazione Indiana appaiono periodicamente post a favore dell’ateismo. Eccetera eccetera.
Stando così le cose, e a beneficio di chi gradirebbe un po’ di divulgazione sull’argomento, credo che valga la pena di ripercorrere le “prove” a favore e contro l’esistenza di Dio, e relative critiche. Certo, una serie di post divulgativi non può avere la pretesa di passare in rivista l’intera storia della filosofia e nemmeno di esplorare ogni argomento nei particolari, ma può fornire alcune informazioni basilari, e il viaggio non dovrebbe essere poi troppo lungo. Per poco che ci si appassioni alla materia, sarà come leggere un giallo di Raymond Chandler: nelle prime pagine sembrerà che il caso sia già bell’e risolto e invece, andando avanti, si scoprirà che non soltanto il colpevole non è l’indiziato, ma che addirittura il delitto non era quello che sembrava: era tutta un’altra faccenda. Continua a leggere