Chi ha orecchi


Andiamo in cerca di chissà che cosa,
di quale identità, viltà
di una posa omertosa,
prima con noi stessi e poi con gli altri,
scaltri gestori di una risorsa esausta,
di un’infausta voglia di affermarsi,
distrarsi dal vero io, che è Dio.
E Dio è il bambino, L’Archetipo del bene,
la sottile linea della santa innocenza,
la scienza dell’amore, il cuore:
quello che manca alla nostra società:
l’urlo, il respiro, il battito selvaggio,
l’ortaggio al pubblico ufficiale,
lo sberleffo, il ceffo opposto
all’insalùbre cortesia, la grande ipocrisia
di questo mondo immondo, di questa terra
attonita sul punto di morire: dire la parola
osare il Verbo, l’ombra del Progetto
che si stende sul deserto arido, che pende
sul vuoto. E chi ha orecchi per intendere
– non uso volutamente il congiuntivo – intende.

Il direttore


Gesù è il direttore d’orchestra: conosce le note della nostra anima, le orienta, le corregge, le armonizza, per presentarle al Padre come un canto capace di coinvolgere. Per questo è bene parlargli, attendere le sue risposte, che sono le più profonde e le più sagge; perciò è conveniente pensarlo il più possibile, parlargli, dichiarargli, senza vergogna, il nostro amore.

La direzione del cammino


Ci accorgiamo delle persone quando soffrono, o quando soffriamo. Le lacrime attirano l’attenzione in modo irresistibile: forse per questo i poeti sono tristi e i grandi cantanti sfondano con la malinconia o con altri struggenti stati d’animo. Il dolore e la morte costringono al silenzio, al rispetto, all’ascolto. Chissà perché, la felicità è volatile, passa inosservata, favorisce trascuratezza e distrazione. Eppure il cuore, ci dice il Vangelo, è fatto per la gioia. Ecco che emerge chiaramente, mettendosi sulla lunghezza d’onda del Cristo, la direzione del cammino.